Lavori Pubblici

Nuovo Codice/3. Gare all'80% per i lavori delle concessionarie, Ance: «Niente passi indietro»

Giuseppe Latour

De Albertis: «Il principio dell'80% a terzi e il 20% in house per le concessionarie è un buon punto di equilibrio e non va toccato»

«No a passi indietro sui lavori in house delle concessionarie». Ad affermarlo è l'Ance, per bocca del suo presidente Claudio De Albertis, che così risponde ai sindacati di categoria (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil), che per venerdì prossimo hanno convocato uno sciopero nazionale dei lavoratori del settore e una manifestazione davanti al ministero delle Infrastrutture. Per i costruttori la posizione delle tre sigle tutela solo una parte: le grandi imprese. Bisogna, invece, considerare anche il ruolo di molte piccole e medie aziende che, in sei anni di azione delle norme sull'in house, si sono viste sottrarre circa 1,5 miliardi di euro.

«Il principio dell'80% dei lavori in gara e il 20% in house per le concessionarie autostradali sancito nella legge delega e poi riaffermato anche nell'articolo 177 del nuovo codice – spiega De Albertis - è un buon punto di equilibrio e non va toccato». Addirittura, secondo l'Ance le direttive europee prevedono di dare in gara il 100% dei lavori nel caso in cui la concessione non sia stata vinta in gara, come nella stragrande maggioranza dei casi in Italia».

La questione della tutela del mercato, posta dai sindacati, va ribaltata. Il problema non è tutelare le grandi imprese che fanno capo a soggetti come Atlantia o al gruppo Gavio, ma proteggere le Pmi. «Questa norma è un caposaldo per la tutela della concorrenza e del lavoro delle migliaia di piccole e medie imprese, che in questi anni si sono viste sottrarre quote di mercato importanti da parte delle concessionarie che finora potevano affidare in house fino al 40% dei lavori».

Per questo, sottolinea De Albertis, «mi sorprende la reazione dei sindacati di settore che hanno deciso di schierarsi a favore di posizioni di privilegio a discapito di quelle centinaia di migliaia di lavoratori che operano nel libero mercato». A corredo di questa posizione, l'associazione dei costruttori porta anche qualche numero: dal 2009 al 2014, anno in cui è stata introdotta la possibilità per i concessionari privati di affidare senza gara fino al 60% dei lavori a società loro controllate o collegate (soglia poi limitata al 40% solo nel 2014), sono stati sottratti alla concorrenza almeno 1,5 miliardi di euro. I dati parlano chiaro. Nel 2007-2008 il mercato dei bandi di gara delle concessionarie autostradali valeva circa 1,4 miliardi di euro. Nel 2009-2010 questo ammontare è calato a 600 milioni (-57%), per poi arrivare fino a 119,8 milioni nel 2013-2014 (-91,5%).

E sono cifre che, peraltro, vanno prese con le molle. La stessa Ance, nel corso di un'audizione alla Camera dello scorso aprile, aveva spiegato come questi numeri risultino «dai bilanci ufficiali delle società» ma non coprano la totalità del fenomeno, dal momento che «l'utilizzo della possibilità di affidare in house non è mai stato oggetto di controllo e verifica da parte di nessun soggetto pubblico delegato». In mancanza di verifiche, in altre parole, è probabile che qualcuno abbia aggirato le regole. «La tutela del lavoro - conclude allora il presidente - deve valere per tutti, non solo per alcuni».


© RIPRODUZIONE RISERVATA