Lavori Pubblici

Appalti, restano valide le qualificazioni attuali. Stretta di Cantone sulle varianti

Giuseppe Latour e Giorgio Santilli

Sulle varianti in corso d'opera l'Anac anticipa la stretta con una interpretazione delle norme vigenti. Alle Infrastrutture parte dei ricavati Anac dalle sanzioni

Modifiche al fotofinish per il codice degli appalti varato giovedì dal Consiglio dei ministri. La prima è uno "scudo" per le imprese, che potranno avvalersi delle qualificazioni attuali anche nel momento in cui decadrà la parte di regolamento vigente dedicato all'attività di accertamento delle Soa. Saranno poi le linee guida generali dell'Anac a definire i nuovi criteri per la qualificazione, ma intanto la modifica garantisce la continuità (ed evita la paralisi) durante il periodo transitorio. La seconda novità, non emersa nei giorni scorsi, è che andrebbero al ministero delle Infrastrutture le somme oggi presenti nel bilancio Anac e derivanti dall'attività di sanzione. Intanto, proprio l'Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ieri ha pubblicato il comunicato del 17 febbraio del 2016, che aggiorna tutte le regole in materia di comunicazione delle varianti in corso d'opera.

Restano in vita i criteri principali già in vigore, che fissano un obbligo di comunicazione per tutte le variazioni relative a opere sopra la soglia comunitaria (5,2 milioni di euro) e con un'incidenza superiore al 10 per cento. Con una serie di interpretazioni estensive, però, vengono nella sostanza anticipati gli effetti della riforma che sarà discussa in Parlamento a partire dalla prossima settimana. Viene così sottolineato, per quanto concerne il settore delle concessioni, che l'obbligo di comunicazione c'è e include anche i concessionari autostradali, «non sussistendo deroghe di sorta». Altra precisazione importante riguarda il cosiddetto "cumulo". Al superamento del tetto del 10% concorrono tutte le varianti in corso d'opera, anche quelle adottate prima che l'obbligo di trasmissione diventasse legge. Ancora una volta, un allargamento. Guardando al Parlamento, ieri si è espresso in maniera compiuta sul codice anche il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. I contenuti del nuovo decreto, per lui, «vanno nella giusta direzione e sono in linea con le indicazioni delle Camere». Sul lavoro della commissione spiega: «Appena il testo sarà trasmesso al Parlamento attiveremo un'ampia consultazione con i soggetti interessati». Per valutare il provvedimento, la bussola «sarà la stessa utilizzata nell'elaborazione della legge delega, e cioè tener conto della necessità di garantire efficienza, trasparenza, certezza dei tempi e legalità nel settore».

Fra i punti salienti, «vi è il superamento della legge Obiettivo, che ha fallito, favorendo la creazione di zone grigie e corruzione», insieme «all'archiviazione della pratica del massimo ribasso e delle varianti in corso d'opera e all'introduzione del "débat public" che prevede nuove forme di partecipazione prima di avviare grandi progetti». Parla, invece, di rischi per la concorrenza l'Oice, l'associazione che riunisce le società di ingegneria e architettura. Premesso che il lavoro delle ultime settimane ha molto migliorato il testo rispetto alle prime versioni circolate, rimangono aspetti critici, come spiega Giorgio Lupoi, vicepresidente con delega per gli sviluppi legislativi: «Ad esempio, l'innalzamento a 150mila euro della soglia per le trattative private nei servizi, peraltro con invito a tre soggetti e non a cinque: in tal modo l'85% degli affidamenti di progettazione sarà sottratto ad una vera concorrenza». In aggiunta, «non ritroviamo nel testo importanti norme che oggi rappresentano elementi centrali per il ruolo che il progettista deve svolgere». Manca il divieto di subordinare il corrispettivo al finanziamento dell'opera, così come non ci sono specificazioni sui requisiti necessari in fase progettuale e «non risulta del tutto evidente la drastica limitazione dell'appalto integrato».


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