Lavori Pubblici

Nuovo Codice appalti/1. Ok al Dlgs: Pa qualificate, rating per le imprese, poteri Anac

Giorgio Santilli

Delrio: «Parole chiave: semplificazione, lotta alla corruzione, trasparenza, qualità» - Niente più tetto del 30% per i subappalti

Il Consiglio dei ministri ha varato ieri il decreto legislativo che riforma il codice degli appalti e recepisce le direttive Ue 23, 24 e 25 del 2014 in materia di concessioni, appalti nei settori ordinari e settori speciali. Il provvedimento dovrà tornare in Consiglio dei ministri, dopo il parere di Consiglio di Stato, Conferenza Stato-Regioni e due pareri delle commissioni parlamentari competenti, entro il 18 aprile. La novità più rilevante dell’ultimo passaggio è la riduzione da un milione di euro a 150mila euro della soglia di gara sotto la quale le imprese non sono obbligate ad avere la certificazione Soa per partecipare. È la pressante richiesta che aveva fatto nelle ultime ore il presidente dell’Ance, Claudio De Albertis. Con la modifica, in sostanza, si torna a un sistema generalizzato di qualificazione centralizzato per le imprese e si dà un taglio drastico alla discrezionalità che avrebbero avuto nella singola gara le singole stazioni appaltanti, definendo autonomamente criteri per l’ammissione alla gara. Un sistema che avrebbe potuto introdurre sperequazioni gravi.

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Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha illustrato il provvedimento dopo il Consiglio dei ministri, sottolineando soprattutto come l’estrema semplificazione che lui stesso aveva voluto nella legge delega abbatta ora il numero di articoli dai 660 del vecchio sistema codice più regolamento generale ai 217 del nuovo codice che non avrà regolamento generale. Il passaggio alla soft law, affidata in prima battuta a linee-guida varate dallo stesso Ministero delle Infrastrutture su proposta dell’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, è sicuramente la rivoluzione di maggiore impatto fra gli architravi del nuovo sistema. «Semplificazione, lotta alla corruzione, trasparenza e qualità sono le parole-chiave del provvedimento»,ha detto Delrio. Il tema delle nuove regole non è stato invece sfiorato dal premier, che nei giorni aveva battuto molto sulla necessità di finire le incompiute e ieri è tornato invece a ribadire quel che aveva detto due mesi fa sul Ponte sullo Stretto:che sarebbe utile farlo, ma che prima bisogna completare opere come la Salerno-Reggio Calabria e l’Alta velocità al Sud. Un obiettivo che non è certo cosa dei prossimi mesi.

L’altra norma del codice degli appalti riformato su cui si è concentrata la maggiore tensione in queste ultime ore è quella sul subappalto. Anche qui c’erano le richieste dell’Ance, che premeva per limitare i pagamenti diretti delle stazioni appaltanti ai subappaltatori, ma c'erano anche le richieste delle imprese superspecialistiche che lamentavano la scomparsa di qualunque tetto al subappalto, con il paradosso che il costruttore-appaltatore principale avrebbe potuto prendere il lavoro e subappaltare quote molto ampie di impianti e lavori specialistici di alto livello tecnologico senza dover costituire con l’impresa specialistica un’associazione temporanea. Forte il rischio di una destrutturazione del mercato anche per imprese, come quelle delle attività superspecialistiche, che spesso hanno livelli elevati di capacità tecnologica. Complessivamente più equilibrata la nuova soluzione . Resta la liberalizzazione del subappalto con l’eliminazione del tetto ordinario del 30% previsto dalla legislazione vigente (critiche molto dure sono arrivate dai sindacati mentre il relatore della legge delega al Senato e "padre nobile" della legge, il pd Stefano Esposito, ha già detto che chiederà modifiche nel parere parlamentare).

Alla fine, però, si è trovato un compromesso per le opere superspecialistiche e ad alto contenuto tecnologico: solo per queste attività è stato introdotto un tetto del 30%.

A fronte della liberalizzazione il governo ha voluto introdurre una maggiore vigilanza.Per gli appalti sopra la soglia comunitaria sarà obbligatoria l’indicazione in sede di offerta di una terna di subappaltatori, ma solo se i bandi o gli avvisi di gara lo prevedono in maniera espressa. Anche sotto soglia, le stazioni appaltanti potranno richiedere nel bando di gara l’indicazione in sede di offerta della tera. Limitati i casi di pagamento diretto del subappaltatore da parte della stazione appaltante, ma le imprese subappaltatrici potranno comunque chiederlo. Il contraente principale resta comunque responsabile in via esclusiva nei confronti della stazione appaltante.


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