Lavori Pubblici

Appalti, la strada (ancora lunga) verso un mercato efficiente e pulito

Giorgio Santilli

Se l’impianto della riforma è molto buono, ancora molte sono le cose da aggiustare in una disciplina che è fatta non solo di pilastri ma anche di dettagli di non poco conto

Il governo ha tenuto fede all’impegno di varare una riforma degli appalti ambiziosa e capace di rifondare un mercato più efficiente e pulito che realizzi le opere in tempi e costi certi abbattendo drasticamente la “tassa” occulta della corruzione oggi elevatissima in Italia. La strada maestra di un nuovo sistema di regolazione con l’Anac al centro - che Il Sole 24 Ore per primo ha indicato come via di uscita dalle gravi patologie dell’attuale regime - va nella direzione giusta, quella di un “modello Expo” generalizzato in cui lo sblocco del sistema arrivi da una maggiore garanzia di legalità. Bene anche il nuovo sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti, la drastica sforbiciata al loro numero, i rating reputazionali per premiare le imprese virtuose, la semplificazione che elimina il regolamento generale per fare posto alle linee guida Mit-Anac. In tutto 217 articoli che sono poco più di un terzo degli oltre 600 articoli del sistema codice+regolamento attuale.

Se l’impianto della riforma è molto buono, ancora molte sono le cose da aggiustare in una disciplina che è fatta non solo di pilastri ma anche di dettagli di non poco conto. Sulla progettazione non si fanno passi avanti: ci vogliono più concorsi di progettazioni e meno appalti integrati, vera piaga del settore negli anni passati. La qualificazione va rimessa a posto. Nei subappalti si deve cercare un equilibrio fra costruttori e altri soggetti “industriali” non meno importanti. Nel settore degli appalti pubblici la storia delle pentole e dei manici è assolutamente calzante. E l’obiettivo di un mercato più trasparente ed efficiente è solo impostato, non realizzato.


Per essere chiari - ripetendo un concetto già espresso il 1° marzo parlando dei rischi di riduzione della trasparenza e di blocco del settore nel periodo transitorio - le norme hanno bisogno di essere promosse, spiegate e accompagnate (a questo dovrebbe pensare il fondamentale ruolo dell’Anac di Raffaele Cantone che copre un vuoto ultraventennale che aveva per esempio affossato una buona legge come la Merloni negli anni ’90), ma hanno anche bisogno di essere condivise, di creare nuovi equilibri fra domanda e offerta e all’interno dell’offerta, hanno bisogno di tempo per essere applicate correttamente. L’illusione che tutto si possa fare con un colpo di bacchetta magica, scrivendo una nuova norma, appartiene ai decenni scorsi e in questo Paese ha fatto già danni gravissimi in un approccio pangiuridico che ha riempito aziende e amministrazioni di avvocati e le ha svuotate di ingegneri.


Ancora molti sono i dubbi. Siamo sicuri che le singole stazioni appaltanti saranno in grado di definire criteri di qualificazione, di dare i requisiti alle società di ingegneria, di fare analisi di mercato per giustificare magari la vecchia orribile prassi di preferire una trattativa privata a una gara? Siamo sicuri che si debba lasciare nel periodo transitorio, un po’ troppo genericamente affrontato dal nuovo codice, la facoltà alle stazioni appaltanti di scegliersi le commissioni di gara nel momento in cui l’offerta economicamente più vantaggiosa diventa praticamente l’unico criterio di selezione delle offerte in gara? Siamo sicuri che ridurre i livelli di trasparenza dei bandi di gara cancellando la pubblicità sui giornali (che oggi alimenta un sistema privato virtuoso di provider che danno informazioni e trasparenza al sistema) non produca nel breve periodo comportamenti viziosi anziché virtuosi che sarà più difficile poi rimuovere?


Siamo stati i primi a chiedere ampi poteri all’Anac di Raffaele Cantone per farne il soggetto regolatorio (e di vera vigilanza e sanzione) al centro del sistema quando nessuno lo pensava. Ma questo non significa che si debbano attribuire poteri messianici all’Anac che non riuscirà, in poco tempo, a mettere in piedi un sito unico di pubblicazione di gara come finora non è riuscita nessuna amministrazione pubblica in Italia.


Fa bene l’Anac ad accelerare l’approvazione delle linee guida che, a valle del codice, dal 18 aprile in poi, dovranno dare certezze agli operatori pubblici e privati. È la strada per consolidare rapidamente un quadro di certezze e accorciare i tempi della transizione fra il vecchio e il nuovo regime. Fa male il legislatore - in questo caso governativo - a ignorare che una fase transitoria ci sarà comunque ed è bene affrontarla con strumenti adeguati, se non si vuole far naufragare una buona riforma prima del suo arrivo in porto
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