Lavori Pubblici

Diga di Mosul, Trevi firma il contratto da 273 milioni, ma i rischi sono alle stelle

A.A.

Pericolo di crollo secondo gli Usa e scontri con i miliziani di Daesh (Is) nell'area di Mosul - In arrivo 500 militari italiani

È stato firmato ieri, 2 marzo, il contratto dell'impresa italiana Trevi (sede a Cesena, ma con fatturato all'87% all'estero) con il governo iracheno per i lavori di consolidamento della diga di Mosul, appalto del valore di 273 milioni di euro.

Lo ha annunciato in una nota il Ministero degli Affari esteri italiano, spiegando che la firma fa seguito all'intenso negoziato svolto tra l'azienda e le autorità irachene a Baghdad. Sulla base della decisione delle autorità irachene, potrà ora svilupparsi l'operazione di consolidamento della diga concordata nella recente visita del premier iracheno Al Abadi a Roma, e oggetto anche dei contatti avuti in questi giorni a New York dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni con i rappresentanti degli Stati Uniti e dell'Iraq per accelerare i termini del contratto.
Il valore dell'appalto è per Trevi di 273 milioni di euro e i lavori dureranno 18 mesi.
«L'aggiudicazione - spiega la Trevi in un comunicato - fa seguito a una gara internazionale emessa in ottobre 2015, che ha seguito una procedura d'urgenza per via della situazione critica della diga».
«Questo contratto - affermano i vertici dell'azienda - conferma l'importante rapporto di stima, che il Gruppo TREVI si è conquistato nel mondo grazie ad una consolidata esperienza in questo tipo di Opere Specializzate e nell'area del Medio Oriente. Nello specifico, per questo importante progetto è prevista una intensa attività di perforazioni ed iniezioni di miscele cementizie per il consolidamento delle fondazioni della diga, oltre a lavori di riparazione e manutenzione delle gallerie di scarico di fondo della stessa, oggi danneggiate. Con le prime mobilitazioni, inizieranno anche corsi di specializzazione e training di tecnici e personale locale per l'utilizzo di mezzi di perforazione prodotti da SoilMec (Gruppo TREVI)».
«La presenza di un contingente militare italiano e forze di sicurezza locali - prosegue la società - garantiranno la sicurezza degli oltre 450 tecnici e personale della Trevi».

Nel frattempo si intensificano da una parte gli allarmi per il rischio crollo della vecchia diga e dall'altra gli scontri tra esercito iracheno e peshmerga curdi (da una parte) e i miliziani fondamentalisti del Daesh (dall'altra) per il controllo dell'area di Mosul e della diga.

Il contratto non precisa quando dovranno essere cominciati i lavori, ma saranno necessari una serie di passaggi, compreso un accordo con il governo iracheno per l'invio di circa 500 militari italiani che dovranno garantire la sicurezza del cantiere.

Negli ultimi giorni si sono intensificati gli allarmi per il rischio di un crollo della diga di Mosul. Proprio ieri (2 marzo) il portale internet specializzato «Middle East Eye» riporta l'allarme lanciato da alcuni ingegneri iracheni che avevano curato la progettazione e la realizzazione della diga realizzata su volonta' di Saddam Hussein negli anni '80. Domenica scorsa il governo di Baghdad ha ammesso che la struttura potrebbe crollare e ci sarebbero conseguenze fino nella capitale, a circa 400 chilometri dalla diga. Anche l'ambasciata statunitense in Iraq ha pubblicato sul proprio sito una nota nella quale metteva in guardia dai possibili rischi legati al crollo della struttura che potrebbe uccidere fino a 1,5 milioni di persone. Nasrat Adamo, ex ingegnere capo della diga, parlando al quotidiano britannico «The Guardian» ha sottolineato «nessuno sa quando la struttura crollera'. Potrebbe avvenire fra un anno o anche domani».

Il governo iracheno, nella comunicazione alla popolazione, sostiene che il rischio di un cedimento strutturale è molto basso, ma che non si può escludere del tutto. Inoltre, fa sapere che la diga verrà riparata (a occuparsi dei lavori sarà l'azienda italiana Trevi, che ha vinto l'appalto con Baghdad) prima che venga lanciata qualsiasi operazione contro il Daesh nell'area. Le autorità comunque, hanno preferito avvisare preventivamente gli iracheni, in caso il livello dell'acqua raggiunga i 319 metri (attualmente è a circa 307), determinando il collasso dell'opera. In questo caso, nel documento si precisa che ci sarà veramente poco tempo per prendere le misure necessarie a salvarsi la vita se il livello delle acque Tigri raggiungerà i 15 metri in un periodo da una a quattro ore dopo l'evento. L'alluvione, inoltre, raggiungerà la provincia di Tikrit in uno o due giorni e in tre o quattro arriverà a Baghad un'onda di dieci metri. A questo proposito, il governo centrale avvisa che per salvarsi sarà necessario raggiungere zone sopraelevate e gli abitanti di Mosul, Tikrit e Samarra dovranno stare ad almeno sei chilometri dal fiume. L'esecutivo, comunque, ha assicurato che avviserà tutti preventivamente se la diga stesse per cedere e fornirà i servizi necessari. A questo proposito, si chiede il contributo dei media che dovranno diffondere tempestivamente ogni comunicazione ufficiale e avvisi sulla situazione.

Secondo un rapporto reso noto dagli Usa il 30 gennaio e a differenza di quanto sostiene Baghdad, però i rischi di collasso non sarebbero così remoti e rischierebbero di causare la morte di un numero di persone compreso tra 500mila e 1,5 milioni tra le popolazioni che vivono lungo il fiume Tigri. Ciò a seguito di due motivi fondamentali: il primo è la mancanza di manutenzione regolare della struttura - soprattutto negli ultimi anni a seguito del conflitto con il Daesh che per un periodo ha conquistato la diga -, che avrebbe peggiorato una situazione a livello infrastrutturale già precaria, con interventi-tampone piuttosto che risolutivi. Il secondo è invece legato all'offensiva anti-Isis in corso in tutto il paese, che si sta orientando verso nord. I miliziani dello Stato Islamico sono sempre più sotto pressione in Iraq e si stanno chiudendo a Mosul per organizzare l'ultima difesa e gestire la "ritirata strategica" una volta soverchiati. In questo contesto, pensano di attaccare la diga di Mosul (da qui la sicurezza in tutta l'area è stata rinforzata). In primis perché se la struttura dovesse cedere, loro guadagnerebbero tempo prezioso, in quanto "il nemico" dovrebbe distrarsi per gestire il disastro. Poi, garantirebbe una eco mediatica non indifferente, dato che con buona probabilità la notizia - e gli effetti - sarebbero sulle prime pagine in tutto il mondo.

Per la protezione del cantiere della Trevi è programmato per la tarda primavera (tra maggio e giugno) l'arrivo dei circa 500 militari italiani a Mosul, ai quali verrà assicurata anche una copertura aerea, trovandosi l'impianto a ridosso della linea del fronte tra le forze curde Peshmerga che ora la difendono e l'Isis. Il mese scorso il premier Matteo Renzi ha ricevuto a Palazzo Chigi il primo ministro iracheno Haider Al Abadi e sono stati discussi i dettagli dell'intervento.

Le autorità americane avvertono che, se un crollo dovesse effettivamente verificarsi, Mosul, che si trova una trentina di chilometri a sud, potrebbe essere investita da un'ondata simile a uno tsunami alta fino a 21 metri. Ma sarebbero significativi anche i danni provocati dalle inondazioni che travolgerebbero città più a valle, in particolare Tikrit, Samarra, e la stessa capitale Baghdad, in un arco tra le 24 e le 72 ore successive al disastro. Per questo, secondo l'ambasciata in Iraq, una pronta evacuazione sarebbe il mezzo più efficace per far fronte all'emergenza. Secondo il governo di al Abadi, dovrebbero essere evacuate le popolazioni che vivono fino a sei chilometri di distanza dalle sponde del fiume. Per questo l'esecutivo ha deciso di mettere a punto il piano, anche se afferma che "un crollo è molto improbabile, specialmente con le precauzioni prese dalle autorità". Vale a dire le continue iniezioni di cemento che già vengono effettuate per rafforzare le fondamenta della diga.


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