Lavori Pubblici

Codice appalti, la riforma oggi al Consiglio dei ministri. L'Ance chiede correzioni

Giorgio Santilli

Le modifiche proposte riguardano qualificazione, commissari di gara, criteri di aggiudicazione, pagamento diretto ai subappaltatori e contenzioso per cui si chiede il rafforzamento dell’accordo bonario

Arriva oggi all’esame del Consiglio dei ministri il decreto legislativo di riforma del codice degli appalti e di recepimento delle direttive Ue. Lo ha annunciato ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, mettendo fine a due settimane di confronto sul testo e incertezze sui tempi. Oggi è, in realtà, l’ultimo giorno utile per la prima approvazione del governo, considerando i 45 giorni previsti per i due pareri parlamentari e la doppia scadenza del 18 aprile per l’esercizio della delega e per il recepimento delle direttive Ue.

Le tensioni intorno al testo, per altro, non si riducono. Venerdì scorso il preconsiglio aveva evidenziato una serie di osservazioni da parte del ministero dell’Economia, della Giustizia, del Viminale e questo aveva provocato il rinvio dell’esame ipotizzato proprio per venerdì scorso. Nei giorni precedenti era esplosa la questione delle risorse per il potenziamento dell’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, cui vengono affidati molti e fondamentali poteri di regolazione, sanzione e vigilanza. La questione era la possibilità di utilizzare più di 50 milioni che l’Anac ha risparmiato in questi anni ma che non è autorizzata a spendere . Questione che pure sembra avviata a soluzione.

Ci si erano messe poi, nei giorni scorsi, alcune grandi stazioni appaltanti a protestare vivamente per la norma che prevede il sorteggio dei componenti delle commissioni giudicatrici in un albo tenuto presso l’Anac. Ma queste proteste sono state rispedite al mittente da Palazzo Chigi anche perché la norma che rivoluziona la composizione delle commissioni giudicatrici è una delle più importanti del nuovo codice in termini di trasparenza e di lotta al malaffare.

Ieri è uscita allo scoperto l’Ance, l’associazione dei costruttori che apprezza l’impostazione originaria della legge delega ma chiede alcune correzioni. «È un codice che aspettavamo da tanto - dice il presidente Claudio De Albertis - l’obiettivo condiviso è di creare un vero mercato e porre gli operatori nelle stesse condizioni ma, nei testi che abbiamo visto ci sono ancora alcune criticità». Le correzioni proposte riguardano qualificazione, commissari di gara (dove si difende il criterio del sorteggio all’Anac come elemento di trasparenza e legalità contro lo strapotere delle stazioni appaltanti), criteri di aggiudicazione, pagamento diretto ai subappaltatori e contenzioso per cui si chiede il rafforzamento dell’accordo bonario. Si conferma, da questi punti, che il timore dei costruttori è proprio quello di un sistema che preveda un eccesso di discrezionalità delle stazioni appaltanti, soprattutto nel periodo transitorio. Sulla qualificazione, poi, si considera troppo alta la soglia fino a un milione di euro sotto la quale non serve la certificazione Soa ma le amministrazioni possono qualificare le imprese autonomamente. «Noi non possiamo condividere - ha spiegato De Albertis - la scelta di una qualificazione gara per gara: per noi è importante che ci sia un sistema di qualificazione unico con le Soa che parta da una valore delle gare di 150 mila euro e non di un milione, anche perché l’84% delle gare è in questa forbice e così si lascia troppo libero arbitrio alle stazioni appaltanti».


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