Lavori Pubblici

Nuovo codice appalti, Delrio: andrà in Cdm giovedì o venerdì

Giuseppe Latour

Vicina la prima approvazione in Cdm, ma molte ancora le questioni aperte: sottosoglia, poteri Anac, qualificazione, centralizzazione delle committenze, rischio operativo nel Pf

L'attesa per il nuovo Codice appalti sembra arrivata alla fine. È quanto ha spiegato ieri il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Dopo essere stato molto prudente nelle ultime settimane sull'evoluzione del lavoro di definizione del testo, il responsabile del Mit si è sbilanciato: il provvedimento andrà finalmente in Consiglio dei ministri giovedì o venerdì prossimo.

L'indicazione arriva dopo che, venerdì scorso, il Codice era arrivato a un passo dal primo via libera del Consiglio dei ministri. Le osservazioni di tre ministeri (Economia, Infrastrutture e Beni culturali), nonostante le previsioni della vigilia, avevano però costretto Palazzo Chigi a rallentare. Alcuni passaggi considerati parecchio delicati saranno oggetto di riflessione per qualche altro giorno. Al momento, non è ancora chiaro quali saranno le scelte finali dell'esecutivo. L'elenco dei punti sotto la lente è lunghissimo: regole per il sottosoglia, nuovi poteri dell'Anac, qualificazione delle imprese, centralizzazione delle committenze, definizione del rischio operativo nell'ambito del project financing. Dopo questa approvazione, comunque, il percorso del provvedimento non sarà chiuso.

Servirà un giro di pareri, prima del via libera finale in Cdm. Così, arrivati a questo punto, si pone con forza il problema dei tempi. La scadenza indicata dal ministro, infatti, circolava da settimane nelle stanze di Palazzo Chigi come possibile data limite. Basta fare qualche calcolo per capire il motivo. La legge delega fissa come termine per l'approvazione del decreto il 18 aprile. Prima, però, sono necessari almeno 45 giorni per i pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e per quello (doppio) delle commissioni parlamentari competenti per materia. Andando a ritroso sul calendario, si arriva proprio al 3 marzo. Anzi, se consideriamo gli altri passaggi tecnici che precedono la Gazzetta ufficiale, come la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, siamo già oltre il limite che fa temere una possibile decadenza della delega. Camera e Senato, insomma, dovranno fare gli straordinari.


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