Lavori Pubblici

La riforma appalti slitta ancora: Infrastrutture, Beni culturali ed Economia bloccano il Codice

Giuseppe Latour

La nuova data per l'approvazione è domani 1° marzo. Corsa contro il tempo per portare a casa il parere del Consiglio di Stato e quello delle commissioni parlamentari entro i tempi prescritti

Era un Consiglio dei ministri costruito su presupposti piuttosto traballanti. Così, l'evoluzione della giornata di venerdì ha confermato le previsioni peggiori: il nuovo Codice appalti slitta ancora. La data messa in calendario stavolta è domani, martedì primo marzo. Anche se, a questo punto, c'è da registrare un elemento nuovo. Con i continui rinvii anche i tempi cominciano a diventare un problema da gestire con attenzione. Sforando il limite del prossimo 3 marzo, ad esempio, si rischia che la delega decada, aprendo scenari catastrofici. E comunque, anche se il testo sarà approvato domani, andrà fatta una corsa contro l'orologio per portare a casa il parere del Consiglio di Stato e quello delle commissioni parlamentari entro i tempi prescritti.

Una versione del Codice quasi definitiva – va detto – è andata in preconsiglio dei ministri venerdì mattina. Rispetto a quelle circolate nei giorni scorsi, presentava diverse modifiche inserite all'ultimo minuto da Palazzo Chigi. Da qui è nato l'irrigidimento di diversi ministeri, che hanno presentato osservazioni piuttosto pesanti, esprimendo dubbi sulla legittimità di alcuni passaggi. Il ministero dei Beni culturali ha contestato alcune norme legate ai beni archeologici. Il ministero delle Infrastrutture è andato più a fondo, sollevando rilievi sul sotto soglia e sulla definizione di rischio operativo (uno dei pallini del ministro Graziano Delrio), considerata ancora troppo morbida e non allineata con le direttive europee.

A chiudere il cerchio è stato il ministero dell'Economia, che ha sganciato l'osservazione più pesante: nel decreto bisognerà specificare che tutte le nuove competenze attribuite all'Anac di Raffaele Cantone sono "a invarianza di risorse". L'appiglio formale del rilievo è inserito nella legge n. 11/2016, la legge delega in materia di appalti: questa prevede, infatti, che dal nuovo sistema di poteri dell'Anticorruzione non derivino nuovi oneri a carico dello Stato. La realtà, però, è che l'osservazione sembra una risposta alle polemiche sollevate negli ultimi giorni dallo stesso Cantone sulle scarse risorse attribuite all'Authority. Preso atto di queste difficoltà, Palazzo Chigi ha optato per il rinvio, probabilmente a un Cdm da convocare per martedì.

Non va sottovalutato, poi, che restano sul piatto alcune altre questioni strategiche per le imprese. A partire dal ruolo delle Soa. Dopo che tutte le ultime bozze avevano portato a un milione (da 150mila euro) il tetto al di sotto del quale l'attestazione viene fatta direttamente dalle stazioni appaltanti, gara per gara, il decreto andato in preconsiglio presenta un'eloquente alternativa: nel passaggio sulla qualificazione delle imprese lascia aperta la strada a entrambe le soglie. La decisione sarà presa nelle prossime ore. Così come resta da capire se i Comuni dell'Anci riusciranno ad ottenere qualche sconto rispetto alla durissima disciplina sulla centralizzazione delle committenze che, di fatto, li espropria di quasi tutti i loro poteri sulle gare, anche quelli in materia di esecuzione. Sul punto il Codice assomiglia più alla versione della delega portata in Senato da Stefano Esposito che a quella uscita (molto ammorbidita) dalla Camera.

Alla luce di tutti questi problemi, gli ultimi giorni di lavoro prima del passaggio in Consiglio dei ministri saranno molto difficili per Palazzo Chigi. L'elemento nuovo, però, è che a questo punto non si può più scherzare con i tempi. Il limite per approvare il testo in prima lettura è il 3 marzo, giovedì prossimo. Andando oltre si rischia di non esercitare la delega nei tempi previsti dalla legge, che punta a chiudere tutto il 18 aprile e prevede 45 giorni per i diversi pareri. Anche approvando il 3 marzo, però, bisognerà correre. Commissioni parlamentari e Consiglio di Stato saranno chiamate a fare gli straordinari, per consegnare il loro lavoro prima delle scadenze imposte dalla legge. Anche perché andrà messo nel conto qualche giorno extra per i passaggi tecnici: bollinatura della Ragioneria dello Stato, firma del Quirinale, pubblicazione in Gazzetta ufficiale.


© RIPRODUZIONE RISERVATA