Lavori Pubblici

Riforma appalti/2. Testo finale in dirittura d'arrivo: giovedì al Consiglio dei ministri

Giorgio Santilli

Ultime limature al testo, dopo la conclusione dei lavori della "commissione Manzione": domani il testo al preconsiglio

Ultime limature al decreto legislativo di riforma degli appalti. Il preconsiglio è slittato a domani, il consiglio dei ministri a giovedì ma il testo è rimasto nella sostanza quello raccontato dal Sole 24 Ore del 17 e 18 febbraio scorso anche se molte sono state le limature, le sistemazioni e su alcune norme le tensioni sono ancora forti dopo la conclusione dei lavori della "commissione Manzione".

La novità più rilevante è l'ingresso nel testo finale delle norme sui poteri dell'Anac che finora pochi avevano letto. Fra queste, c'è il parere vincolante dell'Autorità anticorruzione nella definizione stragiudiziale delle controversie, l'abrogazione progressiva del regolamento generale via via che saranno approvate le linee guida Anac (ma l'abrogazione avverrà sempre per la via regolamentare per evitare di dare alle disposizioni Anac la forza di norma regolamentare), il sistema unico di qualificazione degli esecutori dei lavori pubblici con un rafforzamento dei poteri sanzionatori dell'Anac verso le Soa e l'introduzione delle "idonee misure di premialità connesse ai criteri reputazionali", il rafforzamento e l'articolazione generalizzati dei poteri sanzionatori Anac, la prima definizione di un sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti (si veda Il Sole 24 Ore del 17 e del 18 febbraio).

Quanto alle tensioni, riguardano soprattutto due norme. Una è la norma inserita a sorpresa che consente alle singole stazioni appaltanti di escludere le singole imprese in gara in base al loro "curriculum", cioè alle prestazioni fornite in precedenti contratti. Se è largamente accettata l'introduzione di un rating reputazionale e un rafforzamento del rating di legalità in un sistema generale di qualificazione, molte perplessità suscita invece la norma che consente decisioni di esclusione alla singola amministrazione. Si temono abusi di discrezionalità che possono generare gravi distorsioni di mercato.

Più in generale i costruttori ritengono che la soglia di un milione di euro sotto la quale sono le singole stazioni appaltanti a fare la qualificazione sia troppo elevata.
L'altra norma su cui la mediazione a più soggetti (Consip, Regioni, Comuni) sembra ancora lontana e che susciterà reazioni soprattutto nei comuni è quella sulle aggregazioni di stazioni appaltanti, sulle centrali di committenza e sul rapporto con il sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti. Il nodo da sciogliere è se sarà possibile lasciare in capo ad amministrazioni singole che appartengono a categorie escluse (per esempio i comuni non capoluoghi) le funzioni di stazioni appaltanti nel caso in cui queste amministrazioni singole si strutturino per acquisire i requisiti necessari alla qualificazione Anac. In altre parole, se aldilà delle unioni e delle centrali, i comuni minori possano investire per acquisire i requisiti richiesti alle stazioni appaltanti. Dal testo attuale del decreto, questo sembra escluso ma una versione definitiva non sembra ancora essere stata raggiunta.


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