Lavori Pubblici

Riforma appalti/3. De Albertis: «Svolta per il settore, ma correggiamo gli errori»

Claudio De Albertis

Lettera del presidente dell'Ance al direttore del Sole 24 Ore:«No alla qualificazione delle imprese caso per caso. Progetti davvero esecutivi. Commissari a nomina solo Anac»

Caro Direttore,

otto anni di crisi hanno devastato il settore delle costruzioni: abbiamo perso oltre 80mila imprese e quasi 800mila lavoratori, compreso l'indotto. Nonostante i dati drammatici, le aziende rimaste sul campo credono nella ripresa del settore, a patto che si operi in un mercato realmente competitivo in cui la professionalità e il rispetto delle regole costituisca l’elemento premiante. È un enorme sforzo che il nostro sistema sta affrontando per contribuire concretamente alla crescita virtuosa del Paese.

Una parte importante delle nostre imprese opera nel settore delle opere pubbliche, un mercato ipernormato nel quale peraltro non sono mancate alterazioni anche e soprattutto nel segno dell’illegittimità.

Ogni 20 anni nel nostro Paese assistiamo a una riforma dei lavori pubblici. Auspicavamo da tempo che venissero riscritte le regole che sovrintendono al mondo degli appalti, necessità che i recenti accadimenti hanno ampiamente confermato. Il nuovo codice degli appalti è l’occasione per imprimere una definitiva svolta in termini di efficienza, trasparenza, rispetto delle regole con tempi e costi certi nell’esecuzione delle opere. Obiettivi in parte già colti dalla legge delega approvata in Parlamento, ma che ora devono trovare piena e concreta applicazione nel nuovo codice degli appalti, che si sta scrivendo in queste ore, e nelle linee guida che ne seguiranno. Il termine del 18 aprile, dettato dalla norma comunitaria per tali adempimenti, ha imposto al Governo di agire con grande celerità . Una fretta comprensibile, ma che non deve andare a scapito della qualità del prodotto finale, frutto di un virtuoso punto di incontro tra la domanda e l’offerta nell’ambito dei lavori pubblici, raggiungibile solo attraverso un confronto effettivo con tutti gli operatori coinvolti.

A tal fine voglio approfittare di questa sede per puntualizzare alcune questioni fondamentali per assicurare al Paese un nuovo modello di progettazione e realizzazione delle infrastrutture pubbliche.

Proponiamo innanzitutto un sistema di qualificazione delle imprese più stringente nel quale la rivisitazione dell’attuale sistema Soa punti a una maggiore valorizzazione dei criteri qualitativi e reputazionali. Per la valutazione delle imprese, si dovrà tener conto, infatti, anche di indici di maggior affidabilità finanziaria e patrimoniale nonché della condotta, in termini di adempimento contrattuale, durante l’esecuzione dei lavori. Criteri che comunque non potranno essere esaminati gara per gara perché obbligheremmo le stazioni appaltanti a un complicato lavoro multidisciplinare , con effetti devastanti e pesanti ritardi nell’affidamento dei lavori, anche per la diffusa mancanza di professionalità adeguate. E lo stesso meccanismo di qualificazione dovrebbe valere anche per la pubblica amministrazione così da stabilire un dialogo virtuoso con le imprese.

Altro elemento essenziale riguarda la progettazione. È indispensabile confrontarsi su progetti realmente esecutivi e quindi debitamente validati: ognuno deve poter rispondere dei propri errori. In questa ottica, dovrà essere non solo predisposto ma anche disponibile un quadro puntuale di garanzie contrattuali effettivamente esigibili.

Per quanto riguarda, invece, i sistemi di aggiudicazione delle gare, prendiamo atto con sollievo che il sistema del massimo ribasso è stato definitivamente accantonato, preferendo, come da noi auspicato, un sistema dove la qualità del progetto prevalga su fattori meramente contabili. Un obiettivo che potrà essere pienamente raggiunto solo se l’individuazione delle commissioni di aggiudicazione sarà di effettiva pertinenza dell’Anac, a garanzia dell’imparzialità e competenza dei commissari di gara.

Estrema importanza assume anche, per le gare di importo più contenuto, che rappresentano la stragrande maggioranza del mercato, il sistema antiturbativa d’asta che consentirà peraltro alle stazioni appaltanti di avere imprese aggiudicatarie in grado di poter svolgere effettivamente i lavori appaltati. Ci sono anche alcune criticità come l’anomalia, peraltro già contenuta nella legge delega, che, sul modello delle bad company mutuate da altri ambiti industriali e finanziari, consente alle imprese in avanzato stato di crisi di fare concorrenza sleale a chi ha sempre rispettato le obbligazioni contrattuali, anche nei confronti delle maestranze e dei fornitori.

Condivisibile appare, poi, l’introduzione nel nostro settore della digitalizzazione, che dovrà avvenire gradualmente in modo facoltativo e sperimentale, così da favorire una crescita culturale effettiva e non solo formale del nostro settore, senza mettere in crisi le stazioni appaltanti.

Infine, è necessario salvaguardare le norme esistenti in materia di realizzazione di opere di urbanizzazione a scomputo, così come va tutelata la possibilità per i privati di presentare proposte di project financing, garantendo il diritto di prelazione del proponente. Principio questo che in un momento di grave carenza di finanze pubbliche ha consentito e consentirà ai privati di presentare numerosi progetti di pubblica utilità.

Come vede Direttore, si tratta di accorgimenti che in linea con gli obiettivi prefissati dalla legge delega mirano a delineare un quadro regolatorio efficiente e a ristabilire una corretta competizione tra le imprese, superando definitivamente la logica ottocentesca suddito-sovrano che troppo spesso contraddistingue il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione e garantendo un processo ispirato a moderni principi di sana competitività nelle interesse primario del Paese.

Non perdiamo questa occasione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA