Lavori Pubblici

Cantone: ruolo centrale all’Anac ma serve il contributo di tutti per garantire legalità ed efficienza

Giorgio Santilli

Il presidente dell'Anac: giovedì 21 la prima riunione per riorganizzarci, forse necessario un potenziamento

La legge sugli appalti affida all’Autorità anticorruzione un ruolo importante, centrale, con molti nuovi poteri, sfide innovative come quella dei poteri regolatori, ma voglio dire subito che noi non cerchiamo medaglie o coccarde. Ci interessa invece avviare una collaborazione con il mondo dell’Università, con gli studiosi e gli esperti del diritto. Ci interessa continuare in un confronto assolutamente positivo con le imprese e gli attori del mercato. Questa non è la scommessa dell’Anac ma è una scommessa da vincere tutti insieme, per rilanciare il settore e per il bene del Paese».

Raffaele Cantone non nasconde «la grande soddisfazione» per un «traguardo parlamentare decisivo che negli ultimi tempi sembrava allontanarsi ogni volta che si avvicinava la decisione finale», ma è anche consapevole della «grande scommessa» che ora si deve vincere con il recepimento delle direttive Ue, con la stesura del nuovo codice cui l’Anac pensa di affiancare da subito «le prime linee guida generali che dovremo fare in stretta collaborazione con il ministero delle Infrastrutture, per affinare poi via via successive linee guida sempre più mirate a settori o aspetti specifici». Sono i cosiddetti «poteri di regolazione o soft regulation», una delle sfide più rilevanti di questa legge, messa in capo - come molte altre - all’Autorità guidata da Cantone.

Presidente Cantone, sarà necessaria una riorganizzazione, un potenziamento dell’Autorità per far fronte a questi numerosi e ambiziosi compiti che vi vengono assegnati?

Anzitutto per noi è necessario fare una riflessione approfondita su come riorganizzarci per far fronte al meglio a questi compiti: l’abbiamo già messa in calendario per giovedì 21 gennaio. Sarà una riunione straordinario del consiglio dell’Autorità di una intera giornata, proprio per capire cosa fare. Per altro, l’approvazione della legge di riforma sugli appalti coincide con l’arrivo del piano di riordino dell’Autorità che ovviamente deve tener conto di questa evoluzione. La riorganizzazione forse richiederà un potenziamento dell’Autorità, considerando anche il compito che ci viene affidato di gestire gli arbitrati per le banche che pure richiede la messa in campo di energie specifiche. Più in generale ci sono collaborazioni da confermare o da raffozare, come quella con la Guardia di Finanza che è centrale nella nostra attività e sempre più lo sarà in futuro.

Quali sono le norme della riforma degli appalti che maggiormente potranno contribuire alla lotta alla corruzione?

L’idea di fondo di questa riforma è provare a semplificare un meccanismo burocratico molto pesante che, per effetto del codice del 2006, ha governato il settore degli appalti in questi anni. A bilanciare, a compensare questa semplificazione ci deve essere una maggiore trasparenza in alcuni punti chiave del sistema. Penso, per esempio, alle commissioni di gara esterne che dovranno essere composte da soggetti qualificati e iscritti in un Albo che teniamo noi. Oppure alla necessaria aggregazione delle stazioni appaltanti che passi per un meccanismo di rating, del tutto innovativo, che qualifichi le stazioni appaltanti stesse. O ancora alle gare che dovranno essere aggiudicate con il criterio delle offerte economicamente più vantaggiose e non con il massimo ribasso. Semplificazioni, maggiori controlli puntuali, maggiore trasparenza nei meccanismi decisivi del sistema sono tutte leve che dovranno consentire una riduzione dell’illegalità nel sistema.

Haparlato di qualificazione delle stazioni appaltanti come grande novità. Ma anche la qualificazione su criteri “reputazionali” delle imprese è una grande novità.

Una novità fondamentale che introduce una logica totalmente nuova per questo settore. La logica è di premiare non solo chi svolge bene il proprio lavoro, ma soprattutto chi si dimostra affidabile per la pubblica amministrazione. Le imprese che risulteranno affidabili e si comporteranno correttamente, saranno premiate.

Un’altra novità epocale è l’abolizione del regolamento per lasciare spazio alla soft regulation alimentata dalle vostre linee guida, in collaborazione con il ministero delle Infrastrutture.

Mi lasci ringraziare anzitutto il ministro Delrio con cui c’è una collaborazione strettissima e una sinergia molto forte, con una interlocuzione continua. Le manifestazioni di fiducia pubbliche, e non solo, del ministro nei nostri confronti hanno contribuito non poco a un ruolo dell’Anac che comunque ci viene riconosciuto da tutti gli operatori. Nelle decine e decine di audizioni fatte per questa legge non ho praticamente voci che si sono levate contro i poteri affidati all’Anac. In questo ambito, le linee guida e la soft regulationcui faceva riferimento sono una novità che ha fatto storcere il naso ai puristi del diritto. Qui si rinuncia a regolamentare con un provvedimento che discende dai ministeri e ci si affida a un provvedimento messo a punto da una istituzione tecnica e indipendente come noi siamo. È la prima volta che avviene.

Quando e come pensate di intervenire con queste linee guida?

La mia idea è di approvare le prime linee guida, quelle che dovremo fare in collaborazione con il ministero delle Infratsrutture, già in concomitanza dell’approvazione dei decreti attuativi della delega e con il nuovo codice. Saranno linee guida a carattere generale che avranno anche il compito di garantire una continuità operativa al sistema. Ci avvarremo, in questo, anche delle centinaia di atti di regolazione che abbiamo fatto in questo anno di lavoro: bandi tipo, linee guida, pareri alle amministrazioni che, per quanto non fossero cogenti, sono stati adottati praticamente sempre. Ovviamente questa attività svolta è una piccola cosa, comunque da portare a regime, rispetto a quello che ci viene chiesto. Dopo queste prime linee guida generali, entreremo maggiormente nello specifico con linee guida più affinate e settoriali, per affrontare anche aspetti e problemi particolari. Il nostro meotodo di lavoro, comunque, in tutti questi casi, resterà sempre quello della consultazione.

Ha fatto cenno al nuovo compito che vi viene affidato di gestire gli arbitrati per le banche. È preoccupato?

Ho una preoccupazione fisiologica rispetto a un compito delicato, ma ho anche la grande soddisfazione di essere stato chiamato a collaborare con istituzioni di primaria importanza per afforntare questo tema dei importante per molti cittadini. a quel tavolo portiamo il nostro contributo.

State collaborando al tevolo che definisce i criteri per gli eventuali risarcimenti. Che tempi prevede?

Parliamo di ristori, non di risarcimenti. Il tavolo ha lavorato molto e il Mef, che lo coordina, conta di rispettare la scadenza che ci siamo dati di fine mese, nonostante il termine fissato dalla legge sia a marzo.

Qual è la vostra idea sullo svolgimento degli arbitrati? La vostra camera arbitrale nominerà arbitri per valutare i singoli casi?

Noi abbiamo le nostre idee che abbiamo proposto al tavolo. C’è un confronto in corso, non sarebbe corretto che io esponessi pubblicamente queste idee. Ci sono vari modelli che stiamo valutando, con la possibilità di importare esperienze già fatte oppure alcune idee innovative che noi abbiamo pure proposto e meritano di essere approfondite.


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