Lavori Pubblici

Appalti: più poteri a Cantone e norme semplificate, il Senato vara la riforma di un settore da 101 miliardi

Mauro Salerno

Il provvedimento passa in via definitiva con 170 voti favorevoli, 30 contrari e 40 astenuti. Ora la corsa contro il tempo per recepire le direttive e varare il nuovo codice entro il 18 aprile

C'è voluto più di un anno, ma ora la riforma degli appalti è diventata realtà. Ad ampia maggioranza, (con il sì di Forza Italia e il voto contrario dei Cinque Stelle che in prima lettura si erano astenuti) il Senato ha approvato in via definitiva il testo che consegna al governo il compito di riformare gli appalti, sulla base di ben 72 criteri direttivi. Ora scatta il conto alla rovescia per la riforma del sistema che vale più di 101 miliardi di euro (dati 2015). I tempi per il recepimento delle nuove direttive europee (da importare nel nostro ordinamento entro il 18 aprile 2016), sono molto stretti e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha confermato di voler completare in un colpo solo tanto il recepimento delle direttive Ue (23, 24 e 25/2014 su concessioni, appalti e settori esclusi) tanto il riordino dell'intera normativa sui contratti pubblici, mandando in pensione il codice monstre del 2006 (più di 600 articoli e qualche migliaio di commi tra norme primarie e regolamento) da sostituire con un corpus normativo più snello su cui sta già lavorandola commissione di 19 esperti nominata dal ministro a settembre .

IL TESTO DELLA DELEGA APPROVATO DAL SENATO

RIFORMA APPALTI, IL DOSSIER CON TUTTI GLI APPROFONDIMENTI DEGLI ESPERTI

«Con l'approvazione del codice - ha detto in Parlamento il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio - si apre una stagione nuova per l'economia e il Paese . Aumentiamo la credibilità anche nei confronti degli investitori internazionali. Ora tampi rapidi per la sua attuazione in norme semplici» . Mentre Stefano Esposito, il senatore Pd che ha guidato il lavoro al Senato, «questa legge cambierà radicalmente il mercato degli appalti . Finora è passata sottotraccia perché non ci sono state polemiche, ma si tratta di una delle riforme più importanti per il paese».

DA ALBO DEI COMMISSARI A VARIANTI: L'ABC DELLA DELEGA IN 70 VOCI

I 72 CRITERI DI DELEGA: TABELLA COMMA PER COMMA

POTERI ANAC
Guardando alle novità nel lungo iter parlamentare della delega, il cuore della riforma è l'estensione e il rafforzamento dei poteri affidati all'Anac guidata da Raffaele Cantone. Un passaggio in cui non è difficile intravedere il riflesso delle tante inchieste culla corruzione che hanno attraversato il mondo degli appalti negli ultimi mesi: dal sistema Incalza-Perotti scoperchiato dalla procura di Firenze allo scandalo Mafia Capitale, fino alle indagini sugli appalti Anas e ancora le inchieste sugli appalti dell'Expo e del Mose.

«La corruzione è uno dei motivi principali che hanno impedito la corretta esecuzione delle opere pubbliche in Italia - ha spiegato Delrio -. Questo codice sarà una ricetta efficace per combattere il fenomeno».

Non è un caso allora la scelta di far girare il sistema intorno ai (tanti) nuovi compiti dell'Anticorruzione. Con la riforma, Cantone sarà dotato di poteri di intervento cautelari (possibilità di bloccare in corsa gare irregolari), mentre il rispetto degli atti di indirizzo al mercato (bandi-tipo, linee guida, pareri) diventerà vincolante per amministrazioni e imprese. In questa chiave va anche letta la nascita di un albo nazionale dei commissari di gara e il divieto di prevedere scorciatoie normative, bypassando o semplificando le gare, per la realizzazione di grandi eventi. Le deroghe potranno essere ammesse soltanto in risposta a emergenze di protezione civile. All'Anac spetterà anche il compito di qualificare le stazioni appaltanti che saranno abilitate a gestire i bandi per fasce di importo in base al grado di organizzazione e competenza. Non solo. Sarà sempre l'Anticorruzione a proporre le linee guida destinate a dare attuazione al nuovo codice, linee guida che poi saranno approvate con un decreto delle Infrastrutture.

COSTI E TEMPI DELLE OPERE
Per frenare la deriva dei tempi infiniti dei cantieri arriva la stretta sulle varianti da cui passa l'aumento dei costi in due casi su tre nelle grandi opere, con la possibilità di rescindere il contratto oltre certe soglie di importo e sanzioni di Cantone alle stazioni appaltanti inadempienti sull'obbligo di comunicazione delle correzioni in corso d'opera negli appalti superiori a 5,2 milioni. Anche le infrastrutture dovranno adeguarsi a costi standard. Con progetti definiti prima di arrivare al cantiere. La delega investe sulla valorizzazione dei progetti, vietando le aggiudicazioni al massimo ribasso . Cancellata poi la possibilità di bandire le gare su progetto preliminare. Mentre l'appalto integrato (progetto e lavori) sulla base di un progetto definitivo viene limitata. Anche per i lavori l'opzione di assegnare le commesse al massimo ribasso diventa residuale, mentre il criterio normale di aggiudicazione degli appalti diventa quello dell'offerta più vantaggiosa (che oltre al prezzo tiene conto anche degli aspetti di organizzazione del cantiere e miglioramento del progetto). Con la delega viene poi definitivamente superata la legge obiettivo, norma definita «criminogena» da Cantone, e cancellata da subito la possibilità di affidare il ruolo di direzione dei lavori ai general contractor.

PMI
Molte anche le misure destinate - almeno in linea teorica - a favorire l'accesso dei professionisti e delle piccole imprese al mondo degli appalti, anche con la previsione di pagamento diretto dei subappaltatori da parte delle Pa . Insieme a norme mirate a garantire massima trasparenza anche agli appalti di importo inferiore alle soglie europee (sotto i 5,2 milioni). Una zona grigia dove si annida una corruzione diffusa, più difficile da snidare rispetto a quella che fa da contorno alle grandi opere.

QUALIFICAZIONE
Le imprese saranno valutate anche sulla base della reputazione guadagnata in cantiere (rispetto dei tempi e bassa vocazione al contenzioso) legata al rating di legalità. Prevista anche una disciplina specifica per la decadenza e la sospensione dei certificati che abilitano al mercato dei lavori pubblici (attestazioni Soa), con particolare riferimento ai casi di fallimento o concordato (preventivo e di continuità aziendale). Con la delega arriva poi la sospensione del performance bond sulle grandi opere (che dovranno passare anche per un débat public alla francese) e l'ok alla clausola sociale, anche per gli appalti nei call center.

GIRO DI VITE SUI RICORSI
Arriva poi la richiesta di intervento sul processo amministrativo con un'ulteriore stretta sui ricorsi al Tar, nel tentativo di limitare al massimo la vocazione ai ricorsi che affligge il settore. In particolare il giudice dovrà tenere conto già nella fase cautelare dei casi in cui l'annullamento dell'aggiudicazione comporta l'inefficacia del contratto. Viene poi introdotto un rito speciale in camera di consiglio per la risoluzione immediata del contenzioso relativo all'esclusioni dalla gara per carenza dei requisiti, rendendo impossibile contestare dopo i provvedimenti della stazione appaltante relativi a questa fase di gara.

INNOVAZIONE: GARE TELEMATICHE E BIM
Nella delega arriva poi una forte spinta a passare alle gare telematiche e comunque ad abbandonare l'epoca delle offerte cartacee per passare ai documenti digitali. Un'indicazione precisa arriva anche sull'uso del Building information modeling, una piattaforma di gestione dei progetti che consente di anticipare la previsione di eventuali imprevisti in cantiere, riducendo dunque il rischio di costose varianti in corsi d'opera.

LAVORI DELLE CONCESSIONARIE
Le concessionarie avranno 24 mesi per adeguarsi al nuovo obbligo di affidare con gara l'80% (invece che il 60%) dei lavori. L'allungamento dei termini dovrebbe consentire alle concessionarie di assorbire la novità senza contraccolpi traumatici sui lavori in corso. A verificare il rispetto di questa quota di affidamento sarà, ancora una volta, l'Anac.


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