Lavori Pubblici

Studio Crif: le imprese di costruzione sono le più esposte al rischio default

Massimo Frontera

L'analisi mette a confronto 12 settori produttivi, in un contesto economico che resta ancora fragile

In un contesto economico in cui la ripresa non è ancora consolidata, il comparto delle costruzioni resta il più a rischio di default tra i settori produttivi del Paese. L'analisi è del centro studi Crif Rating Agency, che ha messo sotto la lente 12 comparti produttivi nazionali misurando per ciascuno di essi il rischio di fallimento. E le prospettive, sempre secondo la visione di Crif, non sono rassicuranti perché le aspettative sugli investimenti in costruzioni sono state finora deludenti. Da qui la previsione di una ulteriore erosione dei margini delle imprese edili.

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«Nel secondo trimestre 2015 - si legge nell'analisi - le imprese del settore delle costruzioni mostrano il più alto tasso di default, se confrontato con quello degli altri 12 settori, a conferma della marcata ciclicità di questa industria». Non solo. I miglioramenti registrati nel periodo monitorato, in realtà, non sono da leggere come una buona notizia, perché si devono al fatto che le imprese che erano a rischio di fallimento sono in effetti fallite, lasciando nel paniere un minor numero di imprese a rischio. «Il fattore trainante alla base della riduzione del tasso di default tra l'ultimo trimestre 2014 e il primo trimestre 2015 - si legge infatti nella nota di Crif - è l'"effetto pulizia": solo le imprese con un profilo economico finanziario forte infatti sono sopravvissute alla recessione degli scorsi anni». Ma nonostante questa "estinzione", le imprese hanno in molti casi dei bilanci fragili, ancora esposti ai peggioramenti della congiuntura.

Gli analisti sono particolarmente cauti sulla possibilità di ripresa a breve del comparto delle costruzioni. «Nonostante la riduzione significativa del tasso di default nei primi due semestri del 2015, Crif Rating Agency si attende che questo rimanga intorno all'8,0% alla fine del 2016, considerata la duratura stagnazione del mercato immobiliare in Italia e i minori investimenti, rispetto a quanto annunciato, nelle opere infrastrutturali». «In questo scenario - si legge inoltre nella nota - Crif segnala una crescente pressione competitiva e anticipa una ulteriore potenziale riduzione dei margini di redditività delle imprese di costruzioni edili e infrastrutturali».


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