Lavori Pubblici

Confindustria-Smr/2. Laterza: «Ora devono tornare a correre investimenti e occupazione»

Giorgio Santilli

Il vicepresidente degli industriali: «Il credito di imposta, sommato ai maxi-ammortamenti, è un invito forte alle aziende»

I segnali di ripresa per il Sud ci sono e sono incoraggianti ma oggi bisogna insistere sulla linea tracciata dal 2015: la priorità assoluta per il Mezzogiorno nel 2016 è la ripresa degli investimenti, che ancora non c’è stata ed è invece necessaria per dare il giusto senso alla decontribuzione, portare un’accelerazione sull’occupazione stabile, migliorare le condizioni di chi esporta». Per Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria con la delega per il Mezzogiorno, quella degli investimenti è una sfida che riguarda sia il settore pubblico che quello privato. «Per le imprese - dice - il credito di imposta, sommato al maxiammortamento, è un invito molto forte a tornare a investire, nonostante la dimensione dell’incentivo non sia enorme».

Una bella vittoria, quella sul credito di imposta. Lei si è battuto molto per questa misura.

È una misura importante e devo dire che mi ha fatto molto piacere che il presidente Renzi abbia messo il credito di imposta al primo posto tra le misure per rafforzare la crescita con l’apporto fondamentale delle imprese.

Sul fronte degli investimenti pubblici cosa si aspetta?

Anche su questo aspetto il 2016 sarà un anno decisivo, da cui dipenderà l’entità e la qualità della ripresa negli anni successivi. La sfida sul fronte pubblico è soprattutto quantitativa nel 2016 perché è fondamentale comunque rimettere in moto la spesa dei fondi Ue, accelerando la programmazione 2014-2020. L’opportunità ci arriva dagli spazi finanziari aperti con la clausola di flessibilità sugli investimenti, che il governo ha contrattato con l’Unione europea e ha inserito nella legge di stabilità. Speriamo non siano oggetto di ulteriore modifica in sede Ue perché l’accelerazione che possono portare sarà decisivo per l’intera programmazione 2014-2020.

In che senso?

Storicamente il terzo anno di programmazione, quindi in questo caso il 2016, è per noi decisivo. Gli altri Paesi europei in questo terzo anno accelerano la spesa e fanno effettivamente decollare i programmi, mentre noi ci attardiamo in riflessioni che producono ritardi destinati a pesare su tutto il ciclo di di programmazione. Questa volta dobbiamo fare in modo che sia diverso e che anche per noi il terzo anno coincida con il decollo della spesa effettiva. Sarà un passaggio decisivo, come quello del rilancio degli investimenti privati, per capire se il Sud aggancia la ripresa al livello del resto del Paese e riduce il differenziale dal centro-nord.

Che pensa del Masterplan del governo per il Sud? Quando dice di aspettarsi uno scatto quantitativo intende dire che la qualità è ancora debole?

Il Masterplan è, per ora, una collezione di accordi con le Regioni che si limita a raccogliere progetti attuabili in gran parte noti. Salti di qualità per ora non se ne vedono e, ammesso che nel Masterplan possano magari essere presenti anche cose eccellenti, quello che ancora non si vede è il ragionamento che c’è dietro. Tuttavia non dispero e ritengo che le cosa possano andare meglio nel 2017.

Cosa glielo fa sperare rispetto a una programmazione pubblica che resta un elemento di criticità rispetto allo sviluppo?

L’abbiamo detto, il livello per ora è questo, ma ricordo che nel 2016 la quantità, cioè rimettere in moto quella macchina, è anche più importante della qualità. Se poi il Masterplan diventa una procedura replicabile anche nel 2017, può darsi allora che, con lo sforzo di tutti, possa diventare un contenitore utile per operare, nel corso del prossimo anno, scelte più selettive e coraggiose, con ragionamenti condivisi sui progetti prioritari per ridare maggiore competitività ai settori dell’economia che trainano, a partire da quelli industriali. In fondo anche sulla decontribuzione, la partita non è ancora chiusa.

Quanto è importante per il Sud la partita dell’occupazione?

È decisiva per misurare la crescita in termini strutturali. Senza crescita dell’occupazione stabile, la crescita continuerà a essere fragile e poco strutturale. In questo è positivo che la legge di stabilità lasci uno spiraglio aperto sulla decontribuzione, immaginando che parte delle risorse del Piano azione coesione (risorse nazionali che arrivano dalla riduzione dei cofinanziamenti ai fondi Ue ma che restano a destinazione vincolata Mezzogiorno, ndr) possano essere destinate a rafforzare o prolungare l’incentivo nel Mezzogiorno.

Che giudizio dà del ciclo di programmazione 2007-2013 dei fondi Ue che ormai volge al termine?

Ci aiuta il fatto che la contabilizzazione effettiva si concluda nel marzo 2017. Mi pare che con un piccolo sforzo ancora e qualche forzatura non ci dovrebbero essere cataclismi in termini di perdita di fondi. D’altra parte, l’accelerazione avvenuta negli ultimi 2-3 anni aveva già fatto molto. Questo non toglie che ci possano essere valutazioni dubbie su singoli programmi, come quello nazionale destinato a ricerca e innovazione, dove non riusciamo a capire che fino abbiano fatto 800 miioni disponibili. Questo anche per dire che non sono soltanto le solite 3-4 Regioni a essere in ritardo e a presentare gestioni poco efficienti e poco chiare e che un maggiore impegno è richiesto anche a certe amministrazioni centrali.


© RIPRODUZIONE RISERVATA