Lavori Pubblici

Variante di valico, la vittoria di Castellucci nel Paese dei veti

Giorgio Santilli

Quando arrivò alla direzione generale di Autostrade, nel 2001, propose di impugnare il “decreto Bordon” che, imponendo le pesanti prescrizioni imposte da una nuova valutazione di impatto ambientale, avrebbe affossato l’opera per sempre

Ha un nome e un cognome il vincitore della battaglia 35ennale della variante di valico: Giovanni Castellucci. Quando arrivò alla direzione generale di Autostrade, nel 2001, per primo atto propose di impugnare il “decreto Bordon” che, imponendo le pesanti prescrizioni imposte da una nuova valutazione di impatto ambientale al progetto, avrebbe affossato l’opera per sempre (o almeno per altri 100 anni).

Ebbe ragione Castellucci a imprimere quella svolta e fu un cambiamento epocale – per la Variante e per la società Autostrade – rispetto a un gioco d’inerzie, di equivoci creati ad arte, di convenienze all’immobiismo e di veti ideologici che fino ad allora aveva dominato, non senza responsabilità della stessa società autostradale. Erano gli anni della post-privatizzazione di Autostrade in cui le tariffe correvano anche senza che si facessero effettivamente gli investimenti annunciati. «Lei non lo può scrivere perché io la smentisco seccamente un minuto dopo, ma guardi che i primi a fare resistenze alla realizzazione della variante di valico non sono i Verdi, ma la società Autostrade», mi aveva messo in guardia da letture troppo semplicistiche l’ex ministro berlusconiano delle Grandi opere, Pietro Lunardi, poco dopo il suo insediamento, all’inizio di una battaglia contro qualunque ostacolo sulla via della realizzazione delle grandi opere. Non potei attribuirgli quel pensiero ma ne feci tesoro per le mie analisi dopo di allora in un’Italia solo apparentemente spaccata in due, fra chi vuole fare le opere e chi no. La guerra di Castellucci al decreto Bordon, in compenso, e la sua ascesa nel 2005 al ruolo di amministratore delegato cambiò drasticamente la scena: finalmente gli interessi della concessionaria e quelli del Paese furono ricongiunti. La variante di valico cominciò a marciare davvero da allora.

Al completamento del nuovo scenario contribuì comunque la battaglia di Antonio Di Pietro per “raddrizzare” quelle tariffe, battaglia che incrociò il tentativo poi naufragato di fusionedi Autostrade-Atlantia con la spagnola Abertis: i risultati si videro solo più avanti con un sistema tariffario che cominciò a “premiare” solo gli investimenti fatti e non più quelli annunciati. Non è un caso che sotto la gestione Castellucci, gli investimenti autostradali abbiano corso come mai prima. ‎E non è un caso che oggi Castellucci sia chiamato a compiere la stessa missione presso un altro gigante che è rimasto addormentato e prigioniero degli stessi giochi, Aeroporti di Roma.

Castellucci direbbe che una parte importante di questo successo è il modello industriale di Autostrade che si nutre di quote consistenti di realizzazioni in house mediante la controllata Pavimental. È la polemica di questi mesi, la battaglia nella riforma degli appalti‎ che riduce ulteriormente, dal 40% al 20%, dopo una prima riduzione dal 60 al 40%, la quota massima di appalti in house consentita e soprattutto mette questi lavori sotto il controllo attento dell’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone. L’in house in Italia ha ridotto drasticamente la concorrenza e la trasparenza, soprattutto ha consentito a tante imprese pubbliche locali di gestire servizi pubblici fuori di qualunque regola di concorrenza. Nel caso dei privati è diverso, se i privati hanno acquisito la concessione con una regolare e trasparente gara europea. Ma quando non è così è giusta la limitazione e soprattutto una trasparenza garantita dall’intervento dell’Anac. L’era delle aree grigie nel settore degli appalti volge al termine. L’importante è che quel 20% resti come leva per il concessionario per imporre al mondo delle costruzioni italiano, tutt’altro che efficiente, un confronto con tempi e standard realizzativi “efficienti” in un gioco limpido e trasparente. In questo modo, riportato alla luce, potrà a sua volta dare un contributo a un mercato più efficiente.


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