Lavori Pubblici

Fondi europei 2007-2013, l'Italia deve spendere ancora 6,5 miliardi

Giuseppe Latour

L'ultimo dato dell'Agenzia per la Coesione sulla programmazione Ue che si chiude a fine anno. Ora saranno decisivi gli "artifici contabili" per recuperare il tempo perso

Ancora 6,5 miliardi di fondi europei da spendere, stando alla rilevazione di fine ottobre. È un dato preoccupante quello che arriva dall'Agenzia per la coesione, che ha appena aggiornato il monitoraggio finanziario della programmazione comunitaria 2007/2013: i pagamenti registrati nel sistema nazionale hanno infatti complessivamente raggiunto l'86,1% della dotazione, che vale un totale di 46,6 miliardi di euro. Questo mentre la fase di attuazione del ciclo di programmazione comunitaria volge al termine: tra poco più di una settimana, a fine dicembre 2015, si chiuderà infatti il periodo in cui è possibile spendere materialmente il denaro. Quasi certamente, allora, per riuscire a chiudere il cerchio della programmazione bisognerà affidarsi ad artifici contabili, visto che c'è tempo fino a marzo 2017 per completare la certificazione della spesa.

Agenzia per la coesione: spesa in salita
«I dati di monitoraggio finanziario della programmazione comunitaria 2007/2013, aggiornati al 31 ottobre 2015 – spiega una nota dell'Agenzia per la coesione - mostrano che prosegue il percorso di recupero della capacità di spesa». Su base annua, ottobre 2014-ottobre 2015, l'incremento dei pagamenti registrati nel sistema nazionale di monitoraggi è stato, infatti, pari a 20,4 punti percentuali (poco meno di 9 miliardi in valore assoluto) dei pagamenti registrati nel sistema nazionale di monitoraggio.

Forti differenze tra Nord e Sud
Restano importanti differenze tra il Nord e il Sud: per l'obiettivo Competitività (largamente coincidente con il Centro Nord, ma che include anche i programmi attivi in Molise, Abruzzo e Sardegna), le spese monitorate raggiungono il 93,5% della dotazione dei rispettivi programmi, con un maggiore avanzamento dei Programmi cofinanziati Fse. Molto diversa la situazione dei programmi nazionali e regionali che intervengono nell'area della Convergenza (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Basilicata): si fermano all'82,5 per cento. Sono soprattutto Campania, Calabria e Sicilia a destare da tempo preoccupazione.

La situazione delle Regioni
Scendendo nel dettaglio delle due aree, si nota anche la variabilità del livello di assorbimento delle risorse. Infatti, 7 Programmi su 19 dell'Obiettivo Convergenza hanno superato la soglia del 90% dei pagamenti rispetto alla dotazione complessiva. Nell'area dell'Obiettivo Competitività i programmi che hanno superato la soglia del 90% sono 21, 10 cofinanziati dal Fesr e 11 cofinanziati dal Fse. Tra questi i Por dell'Emilia-Romagna, Fesr e Fse, il Por Toscana FESR, il Por Valle d'Aosta, i Por Bolzano, Trento e Piemonte mostrano un volume di spese superiore alla dotazione complessiva.

Corsa ad ostacoli verso marzo 2017
Il quadro generale, comunque, resta molto delicato. Nella nota ufficiale si spiega che, per la Commissione europea, il rischio di perdita delle risorse, che qualche mese fa veniva dato per altissimo, «si è notevolmente ridotto». I numeri, però, raccontano una storia diversa e dicono che la situazione resta a forte rischio. Al 31 ottobre, infatti, i dati delle certificazioni di spesa dicono che siamo appena al 77,7 per cento del totale. Si tratta di una rilevazione che conta poco, perché c'è tempo fino a marzo 2017 per certificare. Entro fine anno, però, bisogna comunque completare i pagamenti. E qui siamo comunque solo all'86,1%: sembra difficile che, alla data della rendicontazione di fine anno, si possa centrare l'obiettivo. Sarà, allora, decisiva la partita degli artifici contabili che saranno usati nei prossimi mesi, come le riprogrammazioni informali e i progetti retrospettivi o sponda: la rendicontazione di spesa, fatta utilizzando interventi già realizzati con fondi ordinari.


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