Lavori Pubblici

La denuncia dei Radicali: «Fallito il progetto Metrò C Roma, rescindere il contratto e fermare i lavori»

A.A.

Il segretario Riccardo Magi: «Nodo archeologico insuperabile, si faccia una gara per un metodo di trasporto alternativo»

I radicali italiani denunciano il fallimento del progetto metrò C di Roma: costi aumentati, problemi archeologiche enormi e sottovalutati e tali da pregiudicarte le tratte più centrali (ancora da realizzare), indebito aumento di prezzo riconosciuto alle imprese, e nonostante questo un contenzioso aperto e da centinaia di milioni (si veda il servizio ).

«La linea C della Metro è definitivamente fallita. A giugno abbiamo inviato una diffida al presidente del Consiglio Renzi e al ministro dei Trasporti Delrio affinché non prendano ulteriori iniziative, amministrative o economiche, per proseguire l'opera. Abbiamo chiesto che l'erogazione di ulteriori fondi si interrompa immediatamente per non recare danno alle finanze pubbliche». Così Riccardo Magi, segretario dei Radicali Italiani e fino a poco fa consiglere comunale di Roma, in una conferenza stampa al Senato.
«Nei giorni scorsi - ha aggiunto - siamo venuti a sapere che Roma Metropolitane non sta pagando il consorzio Metro C. Speriamo che questo sia dovuto al nostro intervento e non ad una carenza di risorse. In questo caso - sottolinea Magi - avremmo ottenuto un primo segnale di svolta a cui però deve seguire la rescissione in danno del contratto stipulato con la Legge Obiettivo, come previsto per legge. Altrimenti - afferma il segretario dei Radicali - è necessario che il Governo intervenga subito perché questa vicenda ricade sotto la sua responsabilità. Si risolva oggi il contratto in esecuzione agendo in giudizio per l'accertamento dell'inadempimento del contratto, si ottimizzi quanto realizzato fino ad ora e si metta a gara una soluzione alternativa per la mobilità capitolina».

«Il nostro esposto del 2013, che abbiamo integrato quest'anno, ha dato il via all'inchiesta in corso della Procura, alle contestazioni delle Corte dei Conti e alla relazione dell'Anac - aggiunge Magi - Presentare lo stallo della Metro C come una calamità naturale, perché avvicinandosi al Centro storico sono stati trovati problemi archeologici, è un affronto ai cittadini. Non solo - sottolinea il segretario dei Radicali - è anche un argomento per nascondere responsabilità enormi. Ed è lo stesso Cantone a riconoscere le responsabilità delle aziende ma anche della stazione appaltante Roma Metropolitane nell'aver presentato e accettato un progetto senza i necessari approfondimenti».
«Nel frattempo, il quadro finanziario è esploso - continua Magi - un'opera che è costata più di quello che doveva costare (si prevedono oggi circa 4,5 miliardi per arrivare alla stazione Ottaviano a fronte dei 2,4 da contratto per l'intero tracciato)» - in realtà i costi totali stimati oggi in 4,5 miliardi vanno confrontati con i costi totali iniziali di 3,047 miliardi, e non con il valore del contratto, che era appunto di 2,364 miliardi, ndr - , non è arrivata neanche alla metà del suo tracciato e non ha ancora affrontato la tratta centrale, quella ideata in previsione del Giubileo del 2000 che doveva collegare San Giovanni a San Pietro: un segmento che non sarà mai realizzato. Sta faticosamente arrivando a San Giovanni e poi non ci sono certezze» (l'opera è finanziata e approvata fino al Colosseo, ma i radicali contestano l'assenza del parere archeologico sulla tratta San Giovanni-Colosseo, con la Soprintendenza che secondo loro finirà per bòloccare tutto, ndr). «Stando all'ultimo studio preliminare si è trasformato il tratto centrale in un passante di 2,5 km dai Fori Imperiali a oltre Tevere, senza fermate intermedie. Inoltre, la stazione museo Colosseo non si farà più. Insomma - conclude - le stazioni sono sparite ma i costi sono lievitati».


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