Lavori Pubblici

Appalti aggregati, Anac: «Bene gli accordi tra Comuni, ma vanno indicati i funzionari responsabili»

Giuseppe Latour

Articolo 33 c. 3-bis per i Comuni non capoluogo, «serve una puntuale determinazione dei soggetti incaricati dell'informazione obbligatoria e dei contenziosi»

L'Anac torna sull'infuocata materia dell'articolo 33 comma 3 bis del Codice appalti, che disciplina l'obbligo per i Comuni non capoluogo di passare per una forma di aggregazione per le loro gare e aggiudicazioni di lavori, servizi e forniture. E, stavolta, con il comunicato datato 2 dicembre 2015, si concentra sulla forma di accorpamento che le amministrazioni, in queste prima fase, stanno preferendo alle altre: un semplice accordo, che non implica impegni più gravosi, come farebbe ad esempio l'Unione o l'utilizzo della piattaforma Consip. Questi accordi, però, non dovranno occuparsi solo di organizzare la gestione interna della gara, lasciando scoperte altre questioni. Dovranno, invece, contenere apposite clausole che indichino chi è addetto a ricevere la documentazione di gara e chi è responsabile in caso di ricorso.

La comunicazione dell'Anac segue un elenco di note sull'articolo 33 comma 3 bis del Codice appalti che, mese dopo mese, inizia a farsi parecchio corposo. L'ultima risaliva allo scorso 10 novembre, all'indomani della scadenza a partire dalla quale (il primo novembre) i Comuni non capoluogo di provincia devono espletare le procedure di acquisizione di lavori, servizi e forniture non più in maniera isolata ma attraverso una delle strade indicate dalla legge: le unioni di comuni, gli accordi consortili, gli uffici delle Province, gli strumenti elettronici di acquisto gestiti dalla Consip o, infine, uno dei 35 soggetti aggregatori selezionati proprio dall'Anac e dal ministero dell'Economia.

A un mese da quella data, l'Autorità ha avuto modo di osservare i problemi dei Comuni, analizzandoli sia in fase di rilascio dei codici identificativi di gara (CIG) che nell'ambito del tavolo tecnico che, presso la Conferenza di Regioni e Province autonome, sta monitorando la situazione. In queste settimane molte attenzioni si sono rivolte verso la possibilità che i Comuni hanno di sottoscrivere un accordo tra loro: si tratta di un'alternativa che lascia molta autonomia alle amministrazioni e, allo stesso tempo, comporta poche formalità prima della sua attivazione. La stessa Anci, mesi addietro, l'aveva indicata come l'opzione da preferire in fase di attuazione dell'articolo 33 comma 3 bis.
Questa ipotesi, come spiega l'Autorità nel suo comunicato, «non prevede l'istituzione di un autonomo soggetto dotato di personalità giuridica per lo svolgimento delle procedure di aggiudicazione».
Si tratta evidentemente di una semplificazione che, però, ha un rovescio della medaglia e sta portando dei problemi in termini di «competenza e di responsabilità, sia con riferimento agli adempimenti nei riguardi dell'Autorità, che più in generale nei rapporti con gli appaltatori, soprattutto in caso di contenzioso».
In altre parole, la mancanza di un referente chiaro in tutte le fasi della gara (e dell'eventuale ricorso) può portare grandi difficoltà.

La determinazione n. 11 dello scorso 23 settembre ha già dato qualche prima indicazione, fornendo elementi per individuare il responsabile unico del procedimento per tutti i casi di acquisto aggregato, compresi quelli in cui venga utilizzato uno schema organizzativo di carattere convenzionale con la scelta di un ente che funge da capofila. Quelle indicazioni, però, non sono sufficienti. «Potrebbero residuare – spiega l'Authority - alcune questioni nella ripartizione degli obblighi informativi tra amministrazioni deleganti e delegate e nella identificazione del soggetto che ha la legittimazione attiva e passiva in giudizio, nelle ipotesi di contenzioso che riguardi la gara».

Allora, l'Anac torna sul punto e spiega che «il miglior raccordo tra le amministrazioni coinvolte nelle diverse fasi del medesimo procedimento di aggiudicazione per definire le modalità di conduzione dello stesso, deve essere realizzato nell'ambito delle convenzioni».
Sarà l'atto con il quale i Comuni si aggregano per procedere all'aggiudicazione congiunta degli appalti a dover fissare tutte le coordinate per la gestione futura delle gare. Quindi, nel documento non andrà soltanto individuata la struttura o l'ufficio preposto alla gestione centralizzata della gara, ma bisognerà formalizzare e regolamentare anche la disciplina che assicurerà il suo corretto funzionamento, alla luce del quadro normativo di riferimento.

Nella pratica, allora, le convenzioni dovranno dedicarsi all'organizzazione interna delle stazioni appaltanti, stabilendo materialmente come si dovrà procedere agli accorpamenti. Ma, soprattutto, dovranno affrontare tutte le questioni collegate all'appalto. Dovranno contenere apposite clausole dedicate agli obblighi informativi di gara, per evitare che i partecipanti non sappiano a chi inviare la loro documentazione e le loro comunicazioni. E dovranno provvedere a «una puntuale predeterminazione» dei soggetti sui quali ricadrà la legittimazione attiva e passiva in giudizio: in altre parole, bisognerà fissare prima in maniera chiara come organizzare le diverse responsabilità in caso di contenzioso.


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