Lavori Pubblici

Software, tre soluzioni per gli acquisti on line: fai da te, comodato e «tailor-made»

Giuseppe Latour

Per gestire la mole di appalti collegati alle nuove regole, i governatori regionali dovranno intraprendere la via della digitalizzazione. E iniziare a gestire le loro procedure interamente attraverso internet

Software fatti in casa, riuso di strumenti di altre amministrazioni o, ancora, acquisto di servizi da società private. La costituzione dei soggetti aggregatori va di pari passo con un altro processo: la creazione di piattaforme elettroniche. Per gestire la mole di appalti collegati alle nuove regole, i governatori dovranno intraprendere la via della digitalizzazione. E iniziare a gestire le loro procedure interamente attraverso internet.

Qualcuno si è già mosso, molti devono attivarsi. Esistono, di fatto, almeno tre modelli disponibili per un mercato che, nei prossimi anni, è destinato ad esplodere. Per Pierdanilo Melandro dell'area tecnico giuridica di Itaca che siede anche al tavolo dei soggetti aggregatori presso l'Economia, quello delle piattaforme è un tema centrale: «La nuova direttiva impone la dematerializzazione delle procedure di gara, volenti o nolenti, dal 2018. Di fatto in tante Regioni c'è già un mercato elettronico locale, ed è ovvio che la tendenza, per quelli che oggi si stanno strutturando, sarà di regolarsi in maniera simile».

Le soluzioni scelte sono varie. Un modello è quello scelto dalla Basilicata. A giugno 2015, la sua stazione unica appaltante ha sottoscritto un protocollo di intesa «per uso a titolo gratuito del sistema informatico di negoziazione» di Consip. L'amministrazione intende adottare «misure finalizzate alla razionalizzazione degli acquisti, incrementando tra l'altro l'utilizzo di strumenti di e-procurement». Il ministero dell'Economia, per parte sua, è titolare tramite Consip di un sistema informatico a disposizione di altre Pa in modalità «application service provider»: in pratica, si utilizzano da remoto gli strumenti creati dalle strutture del Governo.

Nel modello della Basilicata, entro fine anno viene recapitata al Mef la lista preliminare delle gare da fare tramite la piattaforma che, poi, durante i mesi successivi vengono avviate. Consip, poi, provvede ad assistere i tecnici della Regione nell'utilizzo della piattaforma. Questo schema ha il pregio di essere molto economico: la piattaforma è a costo zero. Ma ha un difetto: «Gestire la piattaforma di Consip è piuttosto costoso, soprattutto nella fase di manutenzione, perché è necessario adattarla ai sistemi regionali», dice Melandro. Non è un caso che la Basilicata sia, al momento, l'unico esempio di questo tipo.

Molto più funzionale, invece, commissionare una piattaforma "tailor made". Non è un caso che molte Regioni abbiano scelto questa alternativa. La Provincia di Trentoha fatto un'operazione esemplare: ha creato un sistema di e-procurement proprio, chiamato Mercurio, sviluppato interamente da una società, Trentina spa, che la provincia controlla con l'87,2% delle azioni. Un modello innovativo e funzionale che, però, implica risorse che non tutti hanno a disposizione.

«Parliamo di casi nei quali ci sono molti soldi per fare questo tipo di operazioni», racconta Melandro. Così, qualcuno usa soluzioni più creative: la Puglia
ha elaborato un software proprio, utilizzando come base un'applicazione sviluppata dalla provincia di Napoli, con la quale ha concluso un accordo per il riuso gratuito. Mentre la Lombardia e il suo soggetto aggregatore (Arca) hanno sviluppato una piattaforma chiamata Sintel, in collaborazione con Fastweb.

Resta una terza strada: scaricare i propri uffici sia dall'attività di sviluppo del software sia, almeno in parte, dalla sua gestione. Questo modello viene utilizzato spesso e prevede la fornitura di una piattaforma da un soggetto che solitamente offre anche il servizio, in affiancamento ai tecnici della Regione. Accade in Toscana
con i Faber, dove è attiva un'infrastruttura creata dalla società di Unicredit. Succede nel Lazio con l'infrastruttura di Bravosolution. In prospettiva, pare questo il modello destinato a diffondersi.

«È certo - spiega ancora Melandro - che nei prossimi mesi saranno fatte gare in diverse Regioni per affidare le piattaforme. Chi sta partendo in questa fase, oltre a strutturare l'ufficio, deve sicuramente preoccuparsi anche delle piattaforme elettroniche». A valle di questo sistema, poi, ci saranno i Comuni. «Se parliamo di mercato elettronico - conclude Melandro - certamente i Comuni si appoggeranno a quello delle Regioni. Poi, è indubbio che anche soggetti come le Unioni di Comuni e le amministrazioni più grandi dovranno dotarsi di sistemi elettronici». Al momento, per citare un dato, quasi nessuna Città metropolitana ha ancora una piattaforma
.


© RIPRODUZIONE RISERVATA