Lavori Pubblici

Riforma appalti, i tecnici del governo bocciano la delega: provvedimento extralarge, ignorate le direttive

Mauro Salerno

Confermata la preferenza per il decreto unico che abbini recepimento e riforma del codice entro il 18 aprile: «Altrimenti si rischia di bloccare il mercato, ma è una corsa contro il tempo»

Un «provvedimento extralarge», ricco di riferimenti ad aspetti «estranei al mondo dei contratti pubblici», che ha invece ignorato «gran parte delle novità delle direttive europee». Arrivato «dopo un esame parlamentare troppo lungo» che impone ora una «corsa contro il tempo, sul modello dei cantieri per l'Expo » per non sforare i termini di recepimento delle nuove direttive Ue su appalti e concessioni. Le parole sono di Mario Pilade Chiti, uno dei membri più autorevoli della commissione di esperti nominata dal ministro delle Infrastrutture per attuare la riforma degli appalti sulla base della delega in corso di approvazione definitiva al Senato. Una bocciatura a tutto campo del provvedimento, che non è un mistero sia in gran parte condivisa anche da altri membri della commissione, arrivata ieri nel corso di un convegno sulla riforma dei contratti pubblici (e il ruolo dell'Anac) organizzato dalla Camera amministrativa romana, nella sede del Tar Lazio. Segnale di una forte (e in qualche modo sorprendente) cesura tra il lavoro condotto finora e quello che resta da fare per dare concreta attuazione alla riforma di un mercato che vale il 10 per cento del Pil nazionale.

Chiti ha confermato che la commissione lavora per attuare la delega in un colpo solo, recependo le direttive e riscrivendo da zero il vecchio codice appalti, entro il 18 aprile 2016. Sarebbe così scartata - come peraltro già anticipato nei giorni scorsi da questo giornale - l'opzione dell'attuazione disgiunta in due decreti, pure prevista dalla delega, che però esporrebbe al rischio di bloccare il mercato nell'attesa della riforma complessiva del sistema dopo il recepimento delle nuove regole Ue . Il lavoro però è ancora tutto da fare. «A meno di cinque mesi dalla scadenza del termine il cantiere ci è stato appena consegnato - ha detto Chiti -. Ora ci aspetta una corsa contro il tempo». Pesanti i giudizi sul lavoro condotto in Parlamento . «Una delega così non si è mai vista - ha detto Chiti - : ci sono oltre 70 criteri direttivi e questo renderà difficile l'obiettivo di adottare un codice snello». Bocciata anche l'impostazione del provvedimento. «Ci sono aspetti come il débat public o la regolamentazione delle lobby che non c'entrano nulla con i contratti pubblici, mentre mancano riferimenti ad aspetti importanti e fortemente innovativi delle direttive come il principio della libera amministrazione delle Pa , della flessibilità delle procedure o la regolamentazione delle concessioni: tutta la direttiva 23/2014 è stata praticamente omessa». Disco rosso anche la «soft law», con le linee guida proposte dall'Anac da adottare con un decreto di Porta Pia. «A guardare bene si tratta di un regolamento e la soft law è andata gambe all'aria».

Anche sul ruolo e i nuovi poteri affidati all'Anac sono arrivati giudizi pesanti nel corso del convegno. Ad esprimere le maggiori perplessità è stato Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale. Per Cassese la delega attribuisce all'Autorità guidata da Raffaele Cantone un «coacervo di funzioni, con compiti disparati in materie disparate» che ne fanno un «gendarmone», ricco «di poteri che potrà usare in maniera arbitraria» . Il « sovraccarico di compiti» , ha aggiunto Cassese, espone l'Anac al rischio di «fare troppe cose e dunque farle male». Anche perché l'Autorità, secondo il giurista, sarebbe «strutturalmente inadeguata» a svolgere le nuove funzioni e «non è indipendente perché collabora con Governo e Parlamento».


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