Ambiente e Trasporti

Pon Reti/2 - Delrio: «Il 2016 anno di svolta, ripartiamo dal Sud»

Giorgio Santilli

Il ministro presenta le priorità del piano 2014-2020 finanziato con i fondi strutturali Ue: «Ora cambiamo passo, 100 project manager per i 100 progetti infrastrutturali prioritari»

«Il 2016 sarà un anno complicato, ma anche un anno di svolta. Con la clausola di flessibilità Ue per gli investimenti nella legge di stabilità e la programmazione integrata europea che stiamo facendo, possiamo cominciare a correre. Ma per farlo bisogna aumentare la capacità di spesa». Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha presentato ieri a Napoli il nuovo Pon Infrastrutture e Reti 2014-2020 finanziato con i fondi strutturali Ue. Al Sole 24 Ore spiega la programmazione europea per le infrastrutture, che nel Sud deve puntare all’obiettivo prioritario di sostenere lo sviluppo manifatturiero, ma anche le altre novità che dovrebbero fare del 2016 un anno di svolta. Sgombera subito il terreno dalle polemiche di giornata sul Ponte. «Con Renzi - dice - c'è convergenza di vedute: ha elencato giustamente le priorità per il Sud e ha posto la valutazione del ponte sullo Stretto solo dopo che saranno vinte le sfide che abbiamo davanti». Una sfida la capacità di spesa cui Delrio ha in mente di dare una vera spallata. «Metterò - dice il ministro - cento project manager sui cento progetti più importanti per il Paese. Dovranno fare un monitoraggio 24 ore su 24 dell’opera di cui sono responsabili, garantire le realizzazioni nei tempi previsti e rispondere direttamente a me».

Ministro Delrio, andiamo per ordine. Che cos’è il Pon Trasporti che ha presentato a Napoli?

Il Pon è un pezzo importante di una più complessiva strategia europea che vuole migliorare l’offerta di trasporto sostenibile e portare in Italia una grande rete infrastrutturale di tipo europeo. In questo disegno il Mezzogiorno ha un ruolo centrale perché se riparte il Sud, riparte l’Italia, come dice anche il masterplan per il Sud messo a punto da Palazzo Chigi.

Qual è l’impostazione del Pon?

Il Pon si regge su due ragionamenti: il primo è che vogliamo potenziare i nodi di una rete nazionale ed europea e non singoli punti isolati, sfruttando al meglio l’idea di agganciarsi ai grandi corridoi europei; il secondo è che vogliamo tenere fortemente la programmazione nazionale e regionale con una sfida di rilancio dello sviluppo industriale nel Sud.

Lei torna a battere sulla necessità dello sviluppo manifatturiero nel Mezzogiorno, un suo cavallo di battaglia già da quando ha impostato la programmazione del nuovo ciclo di fondi Ue 2014-2020 a Palazzo Chigi.

Le infrastrutture non sono sviluppo in sé ma portano e sostengono lo sviluppo e per noi lo sviluppo è, anche nel Mezzogiorno, soprattutto lo sviluppo del potenziale di un manifatturiero forte che c’è già. Noi lo riscontriamo prioritariamente in alcuni settori che chiamiamo “le 4 A”: aerospazio, agroindustria, abbigliamento e automotive. Abbiamo selezionato cinque aree logistiche integrate con una forte presenza manifatturiera su cui il Pon scommette portando infrastrutture ferroviarie, sviluppo dei porti e razionalizzazione delle Autorità portuali, tecnologie e servizi logistici di livello europeo.

Quali sono queste aree e come le avete scelte?

Abbiamo l’area campana intorno ai porti di Napoli e Salerno, il sistema pugliese, il polo logistico di Gioia Tauro e due poli in Sicilia, quadrante occidentale e quadrante sud-orientale. Hanno tre caratteristiche comuni: presentano forti insediamenti industriali, hanno enormi margini di efficientamento logistico, hanno bisogno di progetti di collegamento infrastrutturale tipo “ultimo miglio” ai porti. Ci tengo a dire, però, che non stiamo parlando di un Pon isolato: abbiamo già orientato nella direzione di connettere queste aree gli investimenti ferroviari e stradali contenuti nei contratti e programmi di Rfi e Anas.

I tempi di decollo quali saranno?

Questa sfida ci deve trovare pronti subito perché è evidente che il prossimo ciclo di programmazione Ue ci riserverà meno risorse. Sulla ferrovia Napoli-Bari abbiamo fatto le prime consegne di lavori e a cavallo dell’orizzonte del Pon i primi tratti della nuova linea saranno finiti: in particolare la Napoli-Cancello e la Cancello-Frasso Telesino. Intanto ci stiamo muovendo anche da Bari per una linea che complessivamente è più lunga dell’Alta velocità Milano-Bologna e che noi ci impegnamo a realizzare in tempi più stretti di quanto ci sia voluto per la Milano-Bologna.

Che vuol dire che il Pon non è atto isolato? Che altro state pianificando per il Sud?

Per il 2017 velocizziamo a 200 km/h l’Adriatica e la Tirrenica con investimenti che sono contenuti nell’aggiornamento del contratto di programma di Rfi. Noi siamo l’unico Paese a essere attraversato da quattro corridoi europei e questa è una grande opportunità per noi e anche per l’Europa. Sui corridoi ferroviari italiani si può spostare una quota importante delle merci che sono dirette verso il sud e il sud-est dell’Europa. Abbiamo fatto un lavoro importante con i presidenti delle Regioni per coordinare gli investimenti anche sulle reti di livello regionale: l’obiettivo è rendere raggiungibile la rete europea da ogni parte. In questa direzione vanno sia i contratti di programma che i Por. Consente alle zone non toccate dalle direttrici principali di connettersi comunque ai corridoi europei.

In questa strategia è compreso anche il Fondo sviluppo coesione?

Certo. Abbiamo fatto un patto con le Regioni e stiamo mettendo a punto insieme piani di settori importanti che saranno firmati dal Presidente del Consiglio. In questi Patti le regioni rinunciamo a farsi il loro pezzetto ed entrano in questa strategia nazionale. Una svolta decisiva che ci consentirà finalmente di utilizzare il Fsc per investire e migliorare i servizi anziché, come è stato fino a oggi, a ripianare i disavanzi sanitari o di altro genere. Le regioni potranno scegliere, per esempio, se con quei fondi comprare nuovi treni e facilitare così lo svolgimento delle gare per il trasporto regionale o finanziare contratti potenziati con Trenitalia o se invece destinarli ancora alla spesa corrente. Il nostro obiettivo è fare piani settoriali che tengano insieme piani nazionali e regionali ma dove si scelgono insieme le priorità su cui investire.

La legge di stabilità la aiuta? È soddisfatto?

Sono molto soddisfatto. Il 2016 sarà un anno complicato, ma un anno di svolta assoluta. La clausola di flessibilità sugli investimenti inserita nella legge di stabilità, oltre a metterci a disposizione dieci miliardi veri di cassa, sblocca il vincolo del patto di stabilità interno che finora aveva molto rallentato la spesa delle Regioni. Ora bisogna potenziare fortemente la capacità di spesa e cominciare a correre.

Torniamo alla novità dei cento project manager sui cento progetti prioritari?

I Rup, responsabili unici del procedimento, dovranno continuamente monitorare il singolo progetto, stare sul pezzo 24 ore su 24, garantire sui tempi di realizzazione dell’opera. Riferiranno e risponderanno direttamente a me. Se voglio sapere qualcosa sulla realizzazione della Salerno-Reggio Calabria o del collegamento ferroviario con il porto di Livorno, parlerò direttamente con il project manager.

Nella stabilità non è riuscito a inserire la norma che avrebbe dovuto garantire all’Anas una tariffa ombra alimentata da una quota dell’accisa sulla benzina. Rinuncia o va avanti?

Non rinuncio affatto. Con il presidente del Consiglio siamo convinti sia la soluzione giusta e ci stiamo ancora lavorando per superare alcune obiezioni di legittimità. Intanto però siamo riusciti ad aumentare le risorse all’Anas e a stabilizzare quelle per Rfi su un orizzonte pluriennale. È fondamentale avere programmi pluriennali con progetti cantierabili.


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