Lavori Pubblici

Facility management, dal primo gennaio gare solo attraverso i 35 «aggregatori»

Giuseppe Latour

L'obbligo scatta per importi sopra i 207mila euro. La decisione presa al tavolo dell'Economia sui soggetti aggregatori

Dal 2016 tutte le gare di facility management sopra la soglia di 207mila euro dovranno passare dai soggetti aggregatori. È questa la novità più importante che arriva dal tavolo del ministero dell'Economia, dove i diversi attori interessati alla partita dell'accorpamento degli appalti stanno lavorando per avviare fattivamente il percorso di spending review immaginato dal Governo Renzi e dal commissario Yoram Gutgeld. La riunione dello scorso 28 ottobre ha portato a chiudere una prima bozza di un Dpcm che dovrà essere pubblicato entro la fine dell'anno. Al suo interno ci sono le prime venti categorie merceologiche che passeranno dalle centrali uniche: per due terzi si tratta di spesa sanitaria, ma c'è anche un capitolo specifico dedicato ai servizi di gestione degli immobili. La spesa aggredibile, in questo caso, è di circa cinque miliardi di euro.

«Nell'ultima riunione – spiega Pierdanilo Melandro di Itaca, che al tavolo del Mef rappresenta le Regioni – abbiamo individuato le singole merceologie di beni e servizi che passeranno dagli aggregatori». Il grosso (circa due terzi) è legato alla sanità, per un totale di 13 miliardi di spesa. Il resto riguarda altri settori ma, soprattutto, alcune categorie legate ai servizi di gestione e manutenzione degli immobili: in pratica, il facility management passerà dai 35 aggregatori. La spesa che sarà possibile aggredire, su questo fronte, vale circa cinque miliardi di euro. A passare dalle centrali saranno solo gli appalti sopra la soglia comunitaria di 207mila euro che, però, dovrebbero rappresentare, secondo le stime, il grosso del mercato.

Insomma, il primo passo del sistema si compie: queste categorie saranno utilizzate a partire dal 2016 e per un biennio. Il relativo Dpcm sarà pubblicato entro la fine dell'anno e aggiornato nel corso del 2016, aggiungendo altre categorie merceologiche. Anche se – va detto – sul sistema penderà l'incognita degli obblighi di aggregazione per i Comuni non capoluogo, andati in vigore il primo novembre ma che, probabilmente, saranno sospesi. Senza questo pezzo fondamentale, il processo di aggregazione potrebbe partire azzoppato: i sindaci continuerebbero comunque a fare da soli.

Il lavoro del tavolo, compiuto questo prima passaggio, non si ferma qui. Dice ancora Melandro: «Già nei prossimi giorni ci incontreremo per iniziare a mettere a punto altri due capitoli fondamentali, quello della formazione e quello della standardizzazione delle procedure». Sul primo fronte, avere soggetti aggregatori serve a poco se al loro interno manca il personale in grado di gestire le gare. «Per questo il tavolo – spiega Melandro – supervisionerà corsi di formazione del personale dei soggetti aggregatori». Sul secondo fronte, l'obiettivo è fare un passo ulteriore rispetto a quello che sta già facendo l'Anac.

«Vorremmo creare documentazione di gara, bandi e capitolati di alta qualità, tarati sulle singole merceologie, in modo da facilitare il compito delle stazioni appaltanti».
Quindi, formazione e standardizzazione dei bandi. Ma non solo. Ovviamente, andrà avanti anche il lavoro di individuazione delle categorie merceologiche da aggregare. E, nel corso del 2016, si farà più analitico. Le Regioni invieranno al tavolo i dati di dettaglio sulla loro spesa. In questo modo, sarà possibile procedere a un'analisi parecchio specifica, che consentirà di far transitare dalle centrali altre categorie. Alla fine del 2016, allora, arriverà un nuovo aggiornamento del Dpcm del ministero dell'Economia con le voci da aggredire.


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