Lavori Pubblici

Strade-colabrodo senza manutenzione: solo per rattoppare le buche servirebbe un investimento da 50 miliardi

Giuseppe Latour

Dall'inizio della crisi a oggi i consumi si sono ridotti fino ad arrivare a 22 milioni milioni di tonnellate di asfalto all'anno: la metà di quello che sarebbe necessario per garantire la sicurezza

Cinquanta miliardi di euro. È la gigantesca cifra che servirebbe per rattoppare le strade italiane, secondo l'analisi presentata ieri da Siteb, l'associazione dei costruttori e manutentori delle strade, nel corso della fiera del settore "Asphaltica word", in corso a Roma. Dall'inizio della crisi a oggi, gli investimenti in manutenzione si sono progressivamente ridotti, fino ad arrivare ai livelli attuali: circa 22 milioni milioni di tonnellate di conglomerato bituminoso all'anno, grossomodo la metà di quello che sarebbe necessario per garantire la sicurezza ai cittadini. Così, nel tempo la situazione è progressivamente peggiorata: nella gran parte dei casi sono state intaccate le fondazioni delle strade e non basta più intervenire sugli strati superficiali, con costi nettamente più alti. Nel mirino ci sono soprattutto le reti comunali e provinciali, ma anche le arterie di competenza dell'Anas.

Il tema, ovviamente, è connesso a filo doppio con la legge di Stabilità, come spiega il presidente di Siteb, Michele Turrini: «Abbiamo paura che il denaro messo a disposizione dalla manovra con lo sblocco del patto di stabilità venga impiegato per altro, come avviene sempre in questi casi. Chiediamo trasparenza su come saranno spese queste risorse». Anche perché il miliardo annunciato dal Governo, rispetto alle esigenze del settore, sarebbe una goccia nel mare. I calcoli dell'associazione dicono che per riportarci a una situazione ottimale servirebbero 50 miliardi di investimenti.

Questi numeri vengono spiegati dal direttore di Siteb, Stefano Ravaioli: «Per tenere il livello di manutenzione ordinaria delle strade servono almeno 40 milioni di tonnellate di asfalto all'anno. Per noi sotto questa quota suona l'allarme; adesso siamo a 22 milioni, un livello simile a trent'anni fa».
Questa tendenza a posare meno asfalto del necessario va avanti da qualche anno, per l'esattezza dal 2006. Il bilancio è che i diversi enti gestori non hanno messo in opera 96 milioni di tonnellate di asfalto necessarie a tenere in buona salute le strade, per un valore complessivo di 9 miliardi di euro. «In questo tempo, però – prosegue Ravaioli – lo stato manutentivo delle strade è ulteriormente peggiorato. Sono state intaccate le fondazioni, che andrebbero rifatte». Quindi, se per mettere a posto una strada nel 2006 servivano 100 euro per tonnellata di asfalto, adesso questo valore va moltiplicato per cinque, perché vanno rifatte le fondazioni. Gli investimenti necessari, allora, valgono una cifra compresa tra i 40 e i 50 miliardi.

«Sappiamo – dice Turrini – che questi soldi non pioveranno mai tutti insieme. Serve però un segnale di attenzione adesso, perché se non sfruttiamo l'occasione di ripresa che ci si presenta rischiamo di essere arrivati al punto di non ritorno». Dal Governo arrivano segnali di apertura. Come spiega Ornella Segnalini, direttore generale per le Infrastrutture del Mit: «È un problema che stiamo cercando di affrontare e che è sul tavolo del ministro, come dimostra il contratto di programma sottoscritto con Anas, dedicato in gran parte alla manutenzione. La questione riguarda soprattutto la rete che è stata trasferita dall'Anas alla Province nel 2000». Si tratta di arterie extraurbane di portata limitata, per le quali le Province hanno sempre avuto poche risorse. Sono quelle messe peggio, insieme alle tratte di competenza comunale. In totale, ci sono circa 450mila chilometri di strade sui quali sarebbe necessario intervenire subito e che, in un caso su due, non garantiscono le condizioni minime di sicurezza.


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