Lavori Pubblici

Inchiesta Anas/2: ecco i trucchi della «Dama nera» per costruire la corruzione

Alessandro Arona

I favori su cui chiedeva mazzette non riguardano le gare, ma la fase successiva

Sblocco di contenziosi (con indennizzi a prezzi maggiorati), valori di esproprio di terreni superiori al dovuto, autorizzazioni illecite alla cessione di rami d'azienda post-appalto, subappalti imposti a imprese amiche. Le condotte illecite scoperte dal Comando provinciale di Roma della Guardia di Finanza nell'ambito dell'operazione «Dama Nera» (10 arresti tra dirigenti Anas, titolari di imprese di costruzione e un politico), su cui sono stati costruiti gli episodi di corruzione, riguardano un "sottobosco" di via libera e autorizzazioni che non riguardano la fase di aggiudicazione delle gare d'appalto, né il primo livello di dirigenti Anas. Si è trattato in sostanza - nelle indagini della Guardia di Finanze fatte proprie dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, nelle dieci ordinanze di custodia cautelare - di un centro di potere gestito dalla dirigente Anas Antonella Accroglianò, dirigente responsabile del Coordinamento Tecnico Amministrativo dell'Anas - che interveniva a valle dell'aggiudicazione delle gare; sfruttando i poteri autorizzativi che a essa facevano capo la dirigente ha costruito - ha spiegato Pignatone - «una vera a propria cellula criminale»: «Il lavoro per cui la Accroglianò andava ogni giorno in ufficio - ha detto Pignatone - era gestire questo continuo flusso di corruzione».

LE IMPRESE COINVOLTE
Nelle accuse di corruzione sono coinvolte importanti imprese nazionali di costruzione: agli arresti domiciliari Giuliano Vidoni, titolare della Vidoni Spa di Travagnacco (Udine); e poi Concetto Albino Bosco Lo Giudice e Francesco Domenico Costanzo, «noti imprenditori di origini catanesi - scrive la Guardia di Finanza - destinatari di provvedimento restrittivo, a cui sono riferibili le società di rilievo nazionale Tecnis Spa e Cogip Infrastrutture Spa, entrambe con sede legale a Tremestieri Etneo (CT)».

Destinatari invece di avvisi di garanzia Francesca e Girolamo De Sanctis, titolari della De Sanctis Costruzioni di Roma e Giuseppe Ricciardello, titolare della Ricciardello Costruzioni Srl di Roma.

GLI EPISODI CORRUTTIVI

Gli epidosi corruttivi - ha spiegato in conferenza stampa il colonnello della Guardia di Finanza Gerardo Mastrodomenico, che ha coordinato le indagini - «coinvolgono lavori Anas per centinaia di milioni di euro», e fanno però capo a cinque tipologie di condotta illecita, favori cioè alle imprese su cui costruire la richiesta di denaro («buste di banconote che finivano nella borsa della signora dell'Anas», spiega Pignatone), ma anche assunzioni di amici, affidamento di lavori in subappalto a soggetti vicini ai dirigenti Anas coinvolti.

1) Sblocco di contenziosi e riserve. È un problema enorme che il nuovo presidente Anas Gianni Armani si trova e gestire: l'Anas ha in piedi 982 cause giudiziarie con le imprese di costrziuone per 5 miliardi di euro di richieste, e altri 8 miliardi di euro sono riserve iscritte nella contabilità di cantiere. Contando su questa enorme massa di richieste delle imprese la "dama nera" e gli altri dirigenti Anas - secondo quanto raccolto dalla Guardia di Finanza - hanno messo in atto una «condotta illecita che si è concretizzata nello sblocco di contenziosi in essere con l'Anas (ex art. 240 del Codice appalti), nella velocizzazione delle pratiche inerenti i relativi pagamenti, nella disapplicazione di penali e, ancora, nel favorire l'ottenimento di fondi illecitamente maggiorati».
Chiedevano e ottenevano mazzette, cioè, in cambio dello sblocco del contenzioso e facendo pagare all'Anas più del dovuto. Rubando, in sostanza, denaro alla collettività.
Le carte dell'inchiesta raccontano anche di azioni illecite della Accroglianò, per conto delle imprese siciliane Tecnis e Cogip, «per la velocizzazione dei pagamenti conseguenti all'iscrizione di "riserve" nelle contabilità di cantiere, risolte attraverso il meccanismo del cd. "accordo bonario"».

2) Gli espropri. Un episodio corruttivo accertato ha riguardato l'esproprio di un terreno da parte di Anas, in relazione al quale è stata documentata la corresponsione di una mazzetta, per un importo pari a 50mila euro, materialmente versata da parte del legale catanzarese Avv. Eugenio Battaglia, destinatario di provvedimento restrittivo, per conto dei proprietari del cespite, identificati nei fratelli Giuseppe e Saverio Silvagni, anch'essi di origini calabresi ma da tempo dimoranti a Roma, destinatari di avviso di garanzia.

3) La cessione del ramo d'azienda. L'episodio riguarda la Variante di Morbegno (Sondrio), opera da 180 milioni di euro, 145 valore d'appalto, e la Accroglianò si sarebbe attivata per soddisfare la richiesta di Tecnis e Cogip di cedere il ramo d'azienda a un'impresa di Sondrio.
«In sintesi - spiegano le carte - emergeva come:
- le aziende facenti capo ai predetti imprenditori catanesi, in Ati, risultassero aggiudicatarie di un appalto dell'Anas, per un importo pari a oltre 145 milioni di euro, per la progettazione e l'esecuzione della Variante di Morbegno, dallo svincolo di Fuentes allo svincolo del Tartano;
- il COSTANZO Domenico ed il BOSCO Concetto intendessero cedere il ramo d'azienda (in realtà, come detto, l'appalto), relativo alla realizzazione della citata Variante di Morbegno, in favore di un'altra società con sede a Sondrio;
- tale cessione fosse condizionata all'autorizzazione dell'appaltante ANAS SPA, attraverso la cd. presa d'atto».
«In relazione all'espletamento di tali "pratiche", venivano documentati plurimi episodi di corruzione, concretizzatisi in 6 dazioni di denaro, dal dicembre 2014 all'agosto 2015, per un totale pari ad almeno 150mila euro».

4) Subappalti. È stato inoltre rilevato come la "Dama nera" avesse "consigliato" ai titolari di un'azienda, aggiudicataria di un appalto pubblico in Calabria, di subappaltare alcune opere a ditte facenti capo ad imprenditori già noti alle cronache giudiziarie per contiguità alla criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetista, «i quali avrebbero garantito la necessaria sicurezza in un territorio ad alta densità mafiosa».

5) Calcestruzzo e movimento terra. «La Accroglianò - scrive la Guardia di Finanza nel comunicato stampa del 22 ottobre- nei rapporti corruttivi con la De Sanctis, in ordine alla realizzazione di opere pubbliche nel comune di Palizzi (RC), non solo richiedeva l'assunzione di operai/geometri, ma esercitava inequivoche pressioni affinché la fornitura del calcestruzzo ovvero il movimento terra - attività notoriamente di interesse quasi esclusivo delle cosche di ‘ndrangheta in quei territori - venisse affidato a persona di fiducia della Accroglianò stessa, che avrebbe così garantito la sicurezza del cantiere da interventi o pressioni di gruppi criminali egemoni nella zona di competenza».

TECNIS: «IMPUTAZIONI SOLO PER CORRUZIONE SU ATTI DOVUTI»
«Agli imprenditori Bosco e Costanzo non sono state rivolte accuse né per associazione a delinquere, né per appalti truccati. Le imputazioni riguardano il reato di "corruzione", ma non, come è stato erroneamente divulgato, per ottenere somme non dovute». Lo precisa in una nota l'impresa di costruzioni Tecnis relativamente alle imputazioni che vengono contestate agli imprenditori Bosco e Costanzo nell'inchiesta su un giro di corruzione in appalti Anas.
«Le interferenze al vaglio della magistratura - prosegue la Tecnis - riguardano piuttosto un tentativo di accelerare i tempi di pagamento di corrispettivi dovuti, nonché per ottenere in tempi accettabili la presa d'atto per la cessione del ramo d'azienda Lombardia, necessaria per fare cassa per poter far fronte alle esigenze finanziarie dell'azienda».
«Auspichiamo che si possa fare più rapidamente possibile chiarezza, al fine di consentire alla Tecnis la continuità d'impresa», conclude l'azienda.


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