Lavori Pubblici

Stabilità: bonus edilizi confermati, salta l'accisa per Anas

Giorgio Santilli

Nella manovra anche una norma per facilitare l'autorizzazione di garanzie per il piano Juncker cui sono candidate quattro autostrade del Nord. Sul fronte degli investimenti entra uno stanziamento per Ferrovie

L'unica certezza che arriva dalle bozze della legge di stabilità per il mondo dell'edilizia è la conferma dei due crediti di imposta del 50% per i lavori di ristrutturazione in casa e del 65% per il risparmio energetico. Tutto da vedere se e in che misura, invece, passerà la proposta del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, di ampliare queste agevolazioni fiscali anche al settore dell'edilizia abitativa pubblica, alle operazioni di bonifica dell'amianto e alla prevenzione antisismica, agli investimenti di riqualificazione urbana che garantiscano comunque un risultato in termini di efficientamento energetico. A ieri sera queste ipotesi venivano considerate poco probabili.


Sul versante delle infrastrutture pubbliche, sembra destinata a tramontare la norma che avrebbe dovuto garantire all'Anas un finanziamento stabile nel tempo tramite una tariffa ombra alimentata da una quota dell'accisa sui carburanti. Il ministero dell'Economia garantirebbe comunque in cambio una qualche forma di stabilizzazione degli stanziamenti della società stradale per i prossimi anni. Esclusa (almeno per ora) l'uscita dell'Anas dal perimetro della Pa sulla base della tariffa-accisa, l'obiettivo principale della norma - quello cui più tenevano Delrio e il presidente dell'Anas Gianni Armani - era proprio quello di una stabilizzazione delle risorse per gli investimenti della società. Se arrivasse un impegno effettivo del Mef a un finanziamento costante nel tempo, Delrio e Armani potrebbero comunque ritenersi soddisfatti.Uno spiraglio si è invece aperto per le Ferrovie che potrebbero avere circa un miliardo per il finanziamento del contratto di programma sugli investimenti.
Più in generale sulla partita delle grandi opere il Governo guarda all'Europa, puntando a inserire almeno quattro autostrade nel «piano Juncker»: Pedemontana veneta, Autovie venete, Pedemontana lombarda e Tangenziale Est Milano. Per le prime tre opere l'operazione di inserimento nel «piano Juncker» è già a uno stadio avanzato, per la quarta si deve ancora partire. Comunque nella stabilità potrebbe entrare una norma che, estendendo alcune forme di garanzia, faciliterebbe l'approdo delle opere italiane al piano europeo. Non è una questione di poco conto considerando che le autostrade consentirebbero una spesa effettiva stimata in 650 milioni nel 2016 in un panorama che non prevede all'orizzonte molte opere, grandi o piccole, effettivamente cantierabili a breve. Si guarda all'Europa anche per il piano da 5 miliardi che dovrebbe essere finanziato dalla clausola di flessibilità in corso di negoziazione con Bruxelles. In questo caso, l'ipotesi è di utilizzare lo "sforamento" consentito del disvanzo garantendo anticipi di cassa ai programmi finanziati con il Fondo sviluppo coesione: la destinazione sarebbe soprattutto alla banda larga, al piano di dissesto idrogeologico, all'edilizia scolastica.


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