Lavori Pubblici

Gare/2. Con la riforma appalti addio alle competizioni basate solo sul prezzo (anche tra progettisti)

Mauro Salerno

Gli effetti del recepimento delle direttive europee che impongono una virata sulla valutazione qualità-prezzo

Ancora pochi mesi di sopravvivenza. Poi il criterio del massimo ribasso, quello finora più usato per l'assegnazione degli appalti, verrà messo all'angolo. Stop alle aggiudicazioni basate solo sul prezzo, spazio a criteri di selezione, come l'offerta più vantaggiosa, che tengono conto anche degli aspetti tecnico-qualitativi relativi all'esecuzione dell'opera (tempi, organizzazione del cantiere, migliorie al progetto, costi di manutenzione). Una virata decisa, imposta dall'Unione europea con le nuove direttive approvate a marzo 2014 che viene recepita anche nel nuovo sistema degli appalti che sta prendendo forma in Parlamento.


La delega al governo per riscrivere il codice dedica un punto specifico al superamento della logica del massimo ribasso nei lavori pubblici. Alla lettera aa) - peraltro ritoccata la settimana scorsa alla Camera - si precisa infatti che la riforma dovrà prevedere l'aggiudicazione degli appalti sulla base «del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, misurata sul "miglior rapporto qualità/prezzo"». Il principio deve valere tanto per i lavori che per le concessioni, spazzando via ogni dubbio su quale criterio di selezione debba diventare centrale nella selezione delle migliori offerte nel mercato pubblico.
Per contro, il nuovo codice dovrà anche ben delimitare i confini in cui l'utilizzo del criterio del prezzo più basso resterà ancora consentito. Pochi casi, relativi a precise tipologie di appalto e a specifiche soglie di importo. Limitando così la possibilità di innescare gare sul prezzo solo per i lavori di piccolo importo e a maggiore tasso di standardizzazione. Una scelta che si porta dietro anche l'obbligo di definire le «modalità di individuazione ed esclusione delle offerte anomale», in particolare per gli appalti sottosoglia Ue.

Incarichi di progettazione
La scelta di campo vale anche per gli incarichi di progettazione. Anzi qui la decisione è ancora più netta. Dopo le prese di posizione dell'Autorità, che aveva già recapitato alle stazioni appaltanti l'invato a servirsi solo dell'offerta più vantaggiosa (determinazione n.4 del 25 febbraio 2015) con il nuovo codice arriva il divieto assoluto ad aggiudicare qualsiasi incarico di progettazione sulla base dello sconto sul prezzo. Un modo per disinnescare quella guerra dei prezzi acuita dalla crisi del settore professionale che negli ultimi anni ha spinto i progettisti a offrire ribassi anche del 90% nel tentativo di aggiudicarsi commesse utili a sostenere l'attività (e i requisiti). Anche per un altro particolare tipo di appalti il ricorso al massimo ribasso viene del tutto escluso fin da subito: si tratta delle attività ad alta intensità di manodopera o relative a servizi sociali e ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica (lettera bb).

Il rischio discrezionalità
L'addio al massimo ribasso - o il suo confinamento in spazi limitati - si porta dietro un rischio di aumento della discrezionalità nell'assegnazione dei contratti, basati su parametri non esclusivamente oggettivi come il prezzo. Un rischio che per il presidente dell'Anticorruzione è possibile arginare con la previsione dell'estrazione a sorteggio dei commissari di gara, all'interno di un albo tenuto proprio dall'Anac. È possibile che sia così. Resta però in piedi un altro pericolo: quello di limitare, ma non di contenere del tutto la corsa ai ribassi. In questo caso tutto dipende dal peso che ogni stazione appaltante deciderà di attribuire allo sconto offerto dalle rispetto agli altri parametri di valutazione, nel range consentito. A guardar bene, anche adesso la maggiorparte degli incarichi di progettazione e buona parte dei lavori più complessi viene aggiudicato sulla base del merito tecnico che sul prezzo. Ma questo non ha ostacolato la corsa ai progetti in saldo.


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