Lavori Pubblici

Costruttori all'estero, fatturato a 10,4 miliardi (+10,2%), 187 nuove commesse per 10,5 miliardi

Alessandro Arona

Aiuti allo sviluppo, Italia ultima allo 0,17% del Pil; Gentiloni: «Più risorse nella legge di Stabilità, saliremo allo 0,3% in 4 anni»

Cresce per il decimo anno consecutivo il fatturato realizzato all'estero dalle imprese di costruzione italiane, grazie a 662 cantieri attivi in 85 paesi del mondo, sforando per la prima volta il tetto dei dieci miliardi di euro e arrivando a rappresentare il 64% del fatturato totale delle imprese.
La fotografia di questa «storia di successo» (le parole sono del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni) arriva come ogni anno dall'Ance, presentata il 5 ottobre al Ministero degli esteri a Roma nel «Rapporto 2015 sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel mondo». I dati si basano sui bilanci 2014 di un panel di 38 imprese di costruzione, che rappresentano in sostanza la totalità dei medi e grandi costruttori italiani attivi all'estero.

I LAVORI ALL'ESTERO
Il fatturato estero di queste imprese, che dieci anni fa valeva solo 3.102 milioni di euro pari al 31% del loro fatturato totale, è salito progressivamente fino ai 10,469 miliardi di euro del 2014, +237% in dieci anni e +10,2% rispetto ai 9,5 miliardi del 2013. Nell'ultimo anno monitorato, invece, i ricavi in Italia sono scesi del 7,1%, mentre in dieci anni il fatturato per lavori in Italia è sceso del 13,7%. Ciò significa che per le imprese di costruzione più dinamiche la crescita negli ultimi anni (fatturato totale da 9,9 a 16,3 miliardi) è avvenuta tutta all'estero (nel gruppo abbiamo Salini Impregilo, Astaldi, Condotte, Cmc, Bonatti, Ghella, Rizzani de Eccher, Trevi, Maltauro e Cimolai, Sicim, Pizzarotti- per restare alle più note, citate in ordine di fatturato estero).

Nel corso del 2014 le 38 imprese italiane hanno acquisito 187 nuovi appalti, per un valore di oltre 10,5 miliardi di euro. In questo modo sono entrate in sei nuovi mercati: Austria, Bosnia-Erzegovina, Gibuti, Benin, Tanzania e Uganda. È l'Unione Europea, però, l'area dove si sono concentrati i lavori di importo maggiore: il 26,4% del valore complessivo delle nuove commesse, acquisite nello scorso anno, è nella Ue.
La classifica dei principali Paesi per valore delle commesse acquisite vede: Algeria con oltre 820 milioni di euro, Francia con 786 milioni, Russia con 704 milioni, Polonia con 678 milioni. In aumento anche i lavori acquisiti nei mercati piu' avanzati. Nel 2014, infatti, il valore delle nuove commesse nei Paesi del G-20 e' stato di oltre 4 miliardi, superiore alla media degli ultimi 10 anni, il 38% del totale delle nuove acquisizioni. «Questo risultato - spiega il rapporto Ance - testimonia che le nostre imprese di costruzione sono forti anche nei mercati piu' competitivi, grazie alle loro competenze e al Know how tecnologico».

Complessivamente le commesse italiane valgono 72,9 miliardi come valore complessivo dei lavori, di cui 41 miliardi di competenza delle imprese italiane. La classifica dei paesi per valore (complessivo) delle commesse vede il Venezuela in testa con 11,5 miliardi, seguito dala Turchia con 6,3, l'Algeria con 4,8, l'Etiopia con 3,666, l'Arabia Saudita con 3,572, la Russia con 3,3,33, Panama con 3,12, la Svizzera con 2,468, gli Stati Uniti con 2,452 e il Qatar con 2,3 miliardi di euro.

In termini di aree geografiche il Sud America continua a essere in testa, con il 25,1% del fatturato edlle imprese italiane, seguito dall'Europa extra-Ue con il 17,4%, il Medio Oriente con l'11,3%, l'Europa Ue a 11,1%, l'Africa sub-sahariana con il 10,7% e quella mediterranea con il 10,1%.

Il settore ferroviario, con il 28,5% delle commesse, si conferma nel 2014 la tipologia di opera maggiormente realizzata nei mercati esteri dalle imprese italiane di costruzione. Seguono le opere stradali (22%) e le opere idrauliche (18%). Crescono anche, come ormai da alcuni anni, gli interventi di edilizia residenziale e non che raggiungono quota 7% del totale del portafoglio lavori. Molto importanti sono le realizzazioni nel settore ospedaliero e carcerario, quelle dei business center, degli hotel e delle universita' e centri di ricerca. Un certo rilievo stanno assumendo anche gli interventi in campo ambientale (impianti di smaltimento rifiuti, potabilizzazione, dissalazione e impianti 'waste to energy'). Le imprese italiane risultano, inoltre, sempre piu' attive nel settore delle concessioni: a fine 2014 sono 24 le concessioni all'estero con partecipazione di imprese italiane per un valore complessivo di 35,8 miliardi di cui 5,2 di diretta competenza delle nostre aziende.
Cresce, secondo il rapporto dell'Ance, la dimensione dei lavori. Nell'arco di un solo anno la dimensione media del portafoglio lavori delle imprese italiane e' passata dagli 85,3 milioni di euro del 2013 ai 108,5 milioni del 2014. Il 61% delle commesse in corso all'estero ha un valore medio di 25 milioni.

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Il vice-presidente dell'Ance con delega ai Lavori all'estero, Giandomenico Ghella, che ha presentato il rapporto, ha attaccato il governo italiano denunciando il fatto che l'Italia ha il livello più basso di spesa annua per la cooperazione allpo sviluppo tra i paesi europei dell'Ocse, lo 0,17% del Pil rispetto a un impegno dell'Unione europea dello 0,7% per il 2015, e rispetto all'1,01% della Svezia, lo 0,85% della Danimarca, lo 0,71% della Gran Bretagna, lo 0,67% dell'Olanda, lo 0,5% dela Finlandia, 0,45% del Belgio, 0,42% della Turchia, 0,41% della Francia, 0,38% della Germania, 0,27% dell'Austria, 0,23% del Portogallo, 0,17% della Spagna.

Ghella ha inoltre denunciato il fatto che il 75% degli aiuti italiani allo sviluppo vadano in aiuti multilaterali, e cioè non siano gestiti direttamente dall'Italia ma da enti sovranaziolnali, e dunque sfuggano al controllo delle autorità italiane.

Ma Gentiloni non si è fatto trovare impreparato: «Nella legge di stabilità - ha detto il ministro degli ESteri italiano - sarà introdotto un aumento delle risorse per la cooperazione internazionale che passeranno dall'attuale 0,17% allo 0,30% del Pil». «Ho concordato con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan - ha aggiunto - un'inversione di tendenza e per per i prossimi quattro esercizi arriveremo dallo 0,17 allo 0,30%», ha affermato Gentiloni. «L'obiettivo», ha aggiunto il titolare della Farnesina, «è di non essere più l'ultimo Paese del G7» in tema di finanziamenti per la cooperazione internazionale, «bisogna risalire la china per quanto riguarda l'aiuto pubblico allo sviluppo, faremo di più», ha assicurato il titolare della Farnesina.


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