Lavori Pubblici

Decimo anno di crescita per i costruttori italiani all'estero: cresce il peso dell'Europa nelle nuove commesse

Alessandro Arona

Rapporto Ance: +10,5% nel 2014, peso sul fatturato totale salito al 66% - Gentiloni: «Gli aiuti allo sviluppo raddoppieranno in 4 anni»

Cresce per il decimo anno consecutivo il fatturato realizzato all'estero dalle imprese di costruzione italiane, grazie a 662 cantieri attivi in 85 paesi del mondo, sforando per la prima volta il tetto dei dieci miliardi di euro e arrivando a rappresentare il 64% del fatturato totale delle imprese.

«Una storia di successo» l'ha definita il ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni, presente ieri alla Fernesina, a Roma, alla presentazione del Rapporto Ance 2015. I dati si basano sui bilanci 2014 di un panel di 38 imprese di costruzione, che rappresentano in sostanza la totalità dei medi e grandi costruttori italiani attivi all'estero.

Il fatturato estero di queste imprese, che dieci anni fa valeva solo 3,1 miliardi di euro pari al 31% del loro fatturato totale, è salito progressivamente fino ai 10,469 miliardi di euro del 2014, +237% in dieci anni e +10,2% rispetto ai 9,5 miliardi del 2013. Nell'ultimo anno monitorato, invece, i ricavi in Italia sono scesi del 7,1%, mentre in dieci anni il fatturato per lavori in Italia è sceso del 13,7%. Ciò significa che per le imprese di costruzione più dinamiche la crescita negli ultimi anni (fatturato totale da 9,9 a 16,3 miliardi) è avvenuta tutta all'estero (nel gruppo abbiamo Salini Impregilo, Astaldi, Condotte, Cmc, Bonatti, Ghella, Rizzani de Eccher, Trevi, Maltauro, Cimolai, Sicim, Pizzarotti, per restare alle più note, citate in ordine di fatturato estero).

«Negli ultimi due anni - ha sottolineato il vice-presidente dell'Ance Giandomenico Ghella, che ha presentato il rapporto - si è registrato un rallentamento nella spesa mondiale per le infrastrutture, per le crisi ij Medio Oriente e Nord Africa, il rallentamento dei Brics e alcuni paesi emergenti, il calo del prezzo del petrolio. Ma la competitività delle imprese italiane ci ha permesso comunque di crescere».

«In ogni caso - ha ricordato il Ministro Gentiloni - siamo a livello mondiale in un trend di lungo periodo di crescita della domanda di infrastrutture, urbanizzazione, case di qualità».

Le imprese italiane sono forti proprio sulle grandi infrastrutture: il 28,5% del loro portafoglio ordini (662 cantieri in 85 paesi, per un valore di 41 miliardi di euro di diretta competenza) è per opere ferroviarie, il 22% per strade e ponti, il 18% per dighe e opere idrauliche, il 7,2% per metropolitane, e poi via via edilizia civile, oli&gas, impianti idroelettrici, aeroporti.

Nel 2014 sono state acquisite 187 nuove commesse, per un valore di 10,5 miliardi, e tra queste spicca il peso dei lavori nei paesi più avanzati (Ocse), dieci anni fa poco presenti nel portafoglio dei costruttori italiani: il 26,4% del valore in paesi Ue, il 14,3% nei Paesi europei extra Ue. Sul portafoglio totale pesa ancora in prevalenza il Sud America (25%), l'Africa al 20,8%, e poi l'Europa ExtraUe al 17,4%, Medio Oriente all'11,3%, e con l'Europa Ue all'11%.

Ghella ha poi denunciato il basso livello di spesa italiana per la cooperazione allo sviluppo, lo 0,17% del Pil contro l'obiettivo Ue dello 0,7%, e rispetto all'1,01% della Svezia, lo 0,71% della Gran Bretagna, lo 0,67% dell'Olanda, lo 0,41% della Francia, 0,38% della Germania, 0,27% dell'Austria. Ma Gentiloni non si è fatto trovare impreparato: «Nella legge di stabilità - ha detto il ministro degli ESteri italiano - sarà introdotto un aumento delle risorse per la cooperazione internazionale che passeranno dall'attuale 0,17% allo 0,30% del Pil».


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