Lavori Pubblici

Codice appalti, Cantone: «La riforma in due tempi funzionerà, e soft regulation ok»

Giorgio Santilli

Intervista al presidente dell'Autorità Anticorruzione. «Soluzione equilibrata per l’in house delle società autostradali, non è un regalo»

Il presidente dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, dà un giudizio positivo della riforma degli appalti approvata dalla commissione Ambiente della Camera mercoledì notte. In particolare sui tre aspetti più controversi: attuazione della delega in due tempi (prima recepimento delle direttive, poi riordino del vecchio codice), linee guida generali di attuazione che l'Anac farà «di concerto» con il ministero delle Infrastrutture, possibilità per i concessionari autostradali di affidare in house il 20% dei lavori.

Presidente Cantone, cominciamo dall'attuazione della delega in due tempi su cui lei aveva espresso qualche perplessità.
È vero, avrei preferito l'attuazione dell'intera delega, recepimento delle direttive più riordino del vecchio codice, in un tempo solo, ad aprile, perché questo avrebbe evitato di ritrovarci in pochi mesi con tre differenti regimi sovrapposti: il vecchio codice, il recepimento delle direttive, il nuovo codice. Tuttavia aggiungo che, di fronte alle difficoltà comportate dai tempi stretti, la soluzione adottata ha una sua ragion d'essere. Entro il 16 aprile il legislatore farà una prima scelta indicando nella massa dei principi contenuti nelle direttive europee quali considera prioritari. E sulla base di questa prima scelta farà, entro il 31 luglio, un riordino coerente delle vecchie norme del codice. Faccio notare, inoltre, che i tempi ravvicinati delle due scadenze di fatto sterilizzano gran parte dei problemi.

Secondo punto. Le linee guida Mit-Anac al posto del regolamento. Per molti è una soluzione ardita.
Sono stato io a suggerire al ministro Delrio questa soluzione che fa storcere il naso ai puristi del diritto perché sfugge alle classificazioni tradizionali delle fonti. Effettivamente la soluzione costituisce una nuova frontiera di forte sperimentazione che io difendo e considero fondamentale perché introduce una soft regulation che consente un maggiore confronto con il mercato.Come tutte le sperimentazioni avrà bisogno di essere testata in corso d'opera, ma è la vera svolta contenuta in questa riforma.

La soluzione del concerto Mit-Anac non è anomala?
Ripeto, l'ho proposta io al ministro Delrio perché in questo modo noi manteniamo il contenuto tecnico della soft regulation ma non ignoriamo che l'attuazione del codice è anche una scelta politica e di politiche economiche che spettano all'autorità politica. Il ministero farà alcune scelte politiche fondamentali che consentiranno all'Anac di costruire le migliori scelte tecniche.

Veniamo all'in house per i concessionari stradali che era escluso nel testo del Senato e in quello della commissione Ambiente della Camera viene consentito al 20%. L'Anac, però, vigilerà su questo 20%.
Trovo questa norma, cui pure ho contribuito con qualche idea, di grande equilibrio, per varie ragioni. Anzitutto ricordo che le stesse direttive favoriscono l'uso dell'in house e sarebbe stato un paradosso consentirlo per il settore pubblico e non per quello privato che dovrebbe avere un potere di autorganizzazione, sia pure nel rispetto delle regole sugli appalti. In secondo luogo, il potere di vigilanza che viene attribuito all'Anac garantirà che i lavori che i concessionari realizzeranno in proprio saranno davvero lavori in house senza sfociare in figure tipo general contractor dove esiste una società del gruppo che prende il lavoro e poi lo subappalta in ampie quote. Escluderei quindi senz'altro che si tratti di un regalo alle società autostradali.

Più in generale, il passaggio alla Camera sta estendendo in misura notevole i vostri poteri. Non siete preoccupati?
Siamo preoccupati ma anche onorati e responsabilizzati per l'ingente massa di poteri regolatori e sanzionatori che ci vengono affidati. Dovremo certamente riorganizzare l'Autorità per farvi fronte. Il potere regolatorio è una novità oggettiva che aiuterà a incrociare davvero la ripresa del settore. Quello sanzionatorio non è meno delicato perché le nostre decisioni diventeranno vincolanti. Penso sia una scommessa quella del Parlamento e del governo di spogliarsi di poteri per affidarli a un'Autorità indipendente. L'obiettivo di questa scommessa è far ripartire il settore superando le preoccupazioni e le difficoltà attuali. È anche un riconoscimento al successo del «modello Expo» e la conferma che quando i controlli si fanno bene, si evitano altri problemi e i tempi accelerano. La riforma appalti, che mi auguro venga approvata anche alla Camera con larghissimo consenso come successo al Senato, è oggi la riforma più importante per la crescita economica e incarna un modello nuovo che potrei sintetizzare con «meno burocrazia, più legalità». È una scommessa per tutti. Da vincere.


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