Lavori Pubblici

Riforma appalti/1. «Ok l'attuazione in due tempi: la priorità è dare certezze a imprese e Pa sulle nuove regole Ue»

Mauro Salerno

Michele Corradino (Anac) sulla scelta di separare il recepimento delle direttive dal riordino complessivo del sistema. Stasera la commissione Lavori pubblici avvia l'esame degli emendamenti

In questo momento la priorità è dare certezza a chi vive nel mondo degli appalti. E di certo non possiamo farci trovare in ritardo con il recepimento delle nuove direttive europee». C'è piena sintonia dell'Anac guidata da Raffaele Cantone con il piano di separare il destino del recepimento delle nuove direttive Ue su appalti e concessioni da quello del riordino complessivo del codice dei contratti pubblici che, su impulso del governo, ha preso forma un emendamento presentato dai relatori alla legge delega in discussione alla Camera . Lo dice chiaramente Michele Corradino, consigliere dell'Autorità con delega agli appalti, nel giorno in cui la commissione Ambiente e lavori pubblici di Montecitorio torna a riunirsi (stasera alle 20.30) per votare alla presenza del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Al centro della discussione ci sarà proprio l'emenedmento che riscrive il percorso di riforma del sistema, sdoppiandolo in due fasi. Entro il 18 aprile 2016 il recepimento delle nuove regole europee. Nei tre mesi successivi, entro il 31 luglio, il riordino e l'abrogazione del vecchio codice appalti (Dlgs 163/2006) e del suo regolamento (attuativo Dpr 207/2010), da sostituire con le linee guida elaborate di concerto tra le Infrastrutture e l'Anac.

L'attuazione in due tempi non rischia di disorientare il mercato?
Al contrario. Può dare certezze agli operatori. C'è grande attesa su queste nuove regole europee che sono destinate a modificare profondamente il sistema degli appalti, introducendo nuove opportunità di sviluppo. Molte misure (cosiddette «self-executing») non hanno bisogno neppure di essere recepite per diventare operative. Imprese e Pa vogliono sapere quali sono valide e quali no, senza che ci sia bisogno dell'intervento di un giudice. Per questo è importante arrivare in tempo con il termine indicato dal recepimento. Certo, poi bisogna che il riordino complessivo arrivi in un tempo breve, come del resto prevede il termine del 31 luglio indicato nell'emendamento dei relatori.

L'altra novità è l'attuazione affidata alle linee guida Anac-Mit. È un sistema che può funzionare?
La priorità è semplificare il sistema. Non a caso nella delega si parla di «drastica» riduzione dell'apparato normativo, con un aggettivo che a mia memoria non è mai stato usato in una legge. Il rischio di semplificare è che il vuoto normativo venga colmato dalle amministrazioni con proprie interpretazioni, mentre c'è bisogno di omogeneità dei comportamenti. Le linee guida servono a questo scopo. Con l'aggiunta del carattere flessibile di questo tipo di regolazione, pensato essere sottoposto a tagliandi e revisioni periodiche in modo da restare al passo con il mercato e con le esigenze dei singoli settori. Anche il passaggio alle Camere è molto utile e dà equilibrio a tutto il sistema.

Se non avranno la forma di un regolamento che «natura» normativa e che grado di cogenza avranno?
Non ci sono dubbi sulla cogenza, visto che con la delega diventeranno cogenti anche altri atti dell'Autorità come i bandi tipo. Ed è fondamentale che sia così. Non c'è un problema di legittimità. Semmai può essere utile aprire una riflessione sul posto che questo tipo di regolazione flessibile occupa all'interno della gerarchia delle fonti giuridiche. O più semplicemente chiedersi se siano ancora da considerare «soft» questi strumenti o se al contrario non sia una regolamentazione capace di rinnovarsi per stare al passo coi tempi rispettando per il resto tutti i criteri della legge cui siamo tradizionalmente abituati.


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