Lavori Pubblici

Appalti con mini regolamento (e poi «soft law» a Cantone) per evitare pasticci

Giorgio Santilli

Diciamo la verità: oggi alla Camera si rischia un pasticcio sulla riforma appalti. L'ipotesi di un atto pararegolamentare emanato dal Mit «di concerto con l'Anac» non sta in piedi sul piano delle fonti giuridiche. Il rischio è un bagno di sangue in sede giurisdizionale e la paralisi del settore. Il Mit non ha neanche i poteri regolamentari per farlo, visto che la Costituzione e la legge 400 glieli assegnano solo nelle materie di stretta competenza. Quanto al ruolo dell'Anac, siamo stati i primi, un anno fa, a invocare ampi poteri regolatori per l'Autorità guidata da Cantone come unica via di uscita da un impasse che per il settore dura da anni. Continuiamo a pensare che la regolazione Anac sia la strada giusta e il «testo Esposito» andava chiaramente in quella direzione, sia pure su una strada ampiamente sperimentale. Ma il modello aveva una sua coerenza interna capace di superare qualche dubbio.

Alla Camera si sta giocando una partita politica, anzitutto. Anche questo abbiamo scritto . Ci sono ampi settori del governo - non il ministro Delrio ma anche molti nel suo ministero - che vogliono ridimensionare l'espansione di Cantone e prima hanno proposto l'attuazione della delega in due tempi, invertendo la priorità che andrebbe al recepimento delle direttive e non al riordino del vecchio codice. Poi hanno proposto questo compromesso di un simil-regolamento a doppia firma Delrio-Cantone. Il rischio serio è che tutto questo non regga.

A questo punto meglio una pausa di riflessione. E pensare a una soluzione che vada nella direzione (politica) innovativa di ampi poteri di regolazione a Cantone ma sia rispettosa (tecnicamente) dell'ordinamento giuridico. E finora abbiamo sentito una sola proposta capace di coniugare virtuosamente questi due aspetti. L'ha avanzata a Varenna il presidente di sezione del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno. Questa ipotesi è un regolamento obbligatoriamente molto snello, al massimo 40 articoli, per le norme secondarie che difficilmente reggerebbero di essere derubricate a soft regulation. Tutto il resto affidato senza se e senza ma a un potere regolatorio molto ampio, che dal regolamento potrebbe trovare sostegno. Tutto sarebbe più ordinato e sarebbe salvo un ampio potere di soft regulation a Cantone che è l'unica via per tornare a correre con gli appalti pubblici nel pieno rispetto della legalità. Soprattutto sarebbero sconfitte così, nella sostanza, le sirene della controriforma che nulla vorrebbero cambiare salvando i vecchi assetti o inventandone di nuovi, totalmente fasulli.


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