Lavori Pubblici

Riforma appalti/3. Rating di reputazione con formula «patente a punti», altrimenti si rischia la bocciatura Ue

Mau.S.

Ottima idea selezionare le imprese sulla base dell'attività svolta. Ma attenzione ai criteri premiali. Per i tecnici dell'Antitrust Bruxelles potrebbe ritenerli discriminatori

Ottima idea il rating di reputazione, ma attenzione a come si realizza. La migliore soluzione, per gli economisti, è il sistema della «patente a punti». Altrimenti si rischiano effetti distorsivi della concorrenza. Una soluzione appoggiata anche dall'Antitrust, che per bocca di Pierluigi Sabbatini, responsabile del comitato Valutazioni economiche dell'Autorità sarebbe anche l'unico sistema in grado di garantire l'aderenza al dettato delle direttive europee.

Il rating di reputazione è stato al centro di un approfondimento specifico della giornata di studio sul recepimento delle direttive appalti organizzata dalla Università di Tor Vergata e ospitata presso la sede dell'Antitrust a Roma. «L'introduzione di un rating di reputazione delle imprese può avere effetti enormi sulla qualità delle realizzazioni - dice Giancarlo Spagnolo, docente a Tor Vergata - in uno studio condotto negli Usa abbiamo verificato l'innalzamento della qualità delle prestazioni dal 20% all'80% in pochi anni, dopo aver comunicato alle imprese che la loro performance sarebbe stata valutata ai fini della partecipazione a gare successive».

Il punto è però come il rating viene effettuato. Ci sono tre possibilità, secondo Spagnolo. La prima è di premiare le imprese che hanno ottenuto buone valutazioni in passato. «Ma in questo modo si penalizzano le nuove aziende, in particolare le Pmi». che entrerebbero con il sistema con un punteggio pari a zero. la seconda è di garantire a tutti un punteggio massimo, da scalare via via in base alle valutazioni negative , tipo, appunto patente a punti.

Per valutare Spagnolo ricorda innanzitutto che senza meccanismi reputazionali, nell'esecuzione delle prestazioni si ottiene «bassa qualità, alti prezzi con molti nuovi entranti». Se si utilizza il sistema di rating con punteggio zero per i nuovi arrivati il risultato sarà «alta qualità, bassi prezzi, ma nessun nuovo entrante». Dunque concorrenza penalizzata. Virando sul sistema della patente a punti invece tutte e tre le condizioni sarebbero soddisfatte. «Si otterrebbe infatti alta qualità, bassi prezzi e moltissimi entranti».

L'idea della patente a punti è appoggiata anche dai tecnici dell'Antitrust, anche perchè, ricorda Sabbatini «l'Europa consente sistemi di rating negativi», cioè di penalizzazione di chi si comporta male. Mentre «sarebbe giudicato discriminatorio l'attribuzione di punteggi premiali». Che però è proprio quello che prevede ora la delega in discussione alla Camera (lettera «nn»).


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