Innovazione e Prodotti

La terra trema come nel 2009 all'Aquila...ma è solo un test di resistenza per le murature

Massimo Frontera

Ieri nei laboratori dell'Enea al centro della Casaccia (Roma) sono state ricreate le scosse per testare il sistema di rinforzo strutturale di Kerakoll

Dalle scosse dell'Aquila del 2009 fino a quelle ultime nel Centro Italia, passando per alcuni epicentri del sisma del 2012 in Emilia Romagna. Durante la giornata di ieri, sulla tavola vibrante nei laboratori dell'Enea alla Casaccia (vicino Roma) sono state riprodotte con rigore filologico le sequenze che hanno demolito mezza Italia colpendo in particolare Amatrice, Nocera Umbra, Bagnoli, l'Aquila (nel 2009) e Mirandola (nel 2015).
L'obiettivo era infatti ricreare le sollecitazioni impresse dai terremoti del 2009, 2015 e, infine, 2016-2017, per studiare il comportamento delle tipologie costruttive tra le più utilizzate nei centri dell'appennino, vale a dire le pareti in muratura (in pietre e malta) e in blocchi di tufo. In realtà i test condotti ieri dall'Enea sono la "seconda puntata" del primo test eseguito nel dicembre scorso, quando le due murature, poste sulla tavola vibrante, sono state portate a un passo dal collasso.
Nel corso di questi mesi le murature che erano state portate al limite del collasso sono state riparate. Più precisamente, sono state sottoposte a un intervento di rinforzo strutturale applicando le soluzioni studiate dall'azienda Kerakoll. «Si è trattato - spiega Gerardo De Canio responsabile del Laboratorio Tecnologie per l'innovazione sostenibile dell'Enea - di una loro rete metallica con fibre di basalto, che è stata applicata con della malta a tutte e due i tipi di muratura».
Una volta "medicate", le murature sono tornate sulla tavola vibrante per verificarne il comportamento. A quanto sembra, la risposta è stata buona. «Abbiamo ripetuto la stessa sequenza dei test della prima volta, aumentando gradualmente fino a portare, ancora una volta, i due muri a rottura; e verificando qual è l'azione alla base che ha indotto il danno e confrontandola con l'accelerazione alla base registrata nel primo test di dicembre».

Il bilancio della sperimentazione
Questa seconda serie di test «ha rilevato, per entrambi i tipi di muratura, un livello maggiore di accelerazione alla base per arrivare allo stato limite di danno, cioè a un passo dal collasso». Più precisamente, riferisce il tecnico dell'Enea, il muro in pietrame rinforzato ha fatto registrare un limite di danno due volte e mezzo superiore rispetto alla muratura senza rinforzo.
Ancora meglio ha fatto la muratura in blocchi di tufo (anche grazie alla maggiore leggerezza e coerenza del materiale). In quest'ultimo caso il valore di accelerazione sopportato è stato 3 volte e mezzo più elevato rispetto al muro privo di rinforzo, «pari a raddoppiare l'accelerazione del sisma registrato all'Aquila».
L'esperimento ha riguardato la verifica all'azione fuori piano, cioè su una "fetta" del muro, e non su un angolo. «Ma ci sono altri tipi di azioni alle quali sono sottoposti i muri - spiega De Canio -. Le azioni sul piano li faremo con altri test con strutture non più a parete ma su strutture ad angolo, a forma quadrata oppure a forma di "C", e in quel caso potremo vedere gli effetti anche alle azioni ortogonali».

La prossima sperimentazione
In tema di prevenzione antisimica, la prossima tappa sperimentale, riferisce sempre il tecnico dell'Enea, consiste in progetto presentato insieme all'Università di Roma Tre di cui si chiederà un finanziamento alla Regione Lazio, volto a condurre test su strutture scatolari.

In arrivo la proposta dell'Enea per Casa Italia
Nell'ambito della più generale prevenzione, l'Enea sta completando anche la stesura di un progetto da sottoporre poi a Casa Italia, la struttura di Palazzo Chigi guidata da Giovanni Azzone. «Stiamo pensando a definire un progetto da proporre - riferisce De Canio - che prevede una verifica a tappeto delle varie tecnologie di rinforzo strutturale per vari tipi di elementi strutturali, come l'arco la volta, il portale o la muratura». «L'iniziativa - conclude il responsabile del Laboratorio Tecnologie dell'Enea - dovrebbe anche consentire agli ordini professionali di toccare con mano la sperimentazione e verificare i modelli di calcolo; ma consentire anche una ricostruzione partecipata della ricostruzione, e diffondere, soprattutto tra i giovani, la cultura della sicurezza sismica, consentendo di toccare con mano la sperimentazione».


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