Innovazione e Prodotti

Ripresa già in atto per gli impianti: la quota sul settore edilizio sale al 33%

Alessandro Arona

Rapporto Cresme: valore della produzione a 55,5 miliardi nel 2015 (+2%), e quest'anno si viaggia verso +4,4% - Le sfide della filiera

L'impiantistica per l'edilizia ha retto alla crisi meglio delle costruzioni nel loro complesso, con un calo del valore della produzione dal 2008 al 2013 (ultimi dati confrontabili) dell'8,9% rispetto a un crollo del settore del 28%. L'occupazione ha retto, -11,8% contro il -34% dell'edilizia nel suo complesso, e così il tessuto delle imprese: 5.587 in meno (-3,6%) contro le 79.555 imprese di costruzione perse (-16,6%).
E la ripresa è già arrivata, con un +2% nel 2015 e +4,4 previsto per quest'anno, mentre le costruzioni ancora arrancano (+0,5% nel 2015, +1,8% quest'anno)
I dati vengono dal 2° Rapporto Cresme sul mercato dell'installazione degli impianti negli edifici, presentato ieri a Roma nella sede nazionale di Cna.
In conseguenza dei fenomeni descritti sopra il peso dell'impiantistica sul settore è molto aumentato: gli occupati erano il 27,2% del totale delle costruzioni nel 2008 (546mila su due milioni), nel 2013 sono saliti al 33% (482mila su 1,445 milioni). È vero che gli occupati nell'impiantistica (dipendenti e autonomi) sonoscesi da 546mila e 482 tra il 2008 e i 2013, ma negli ultimi 25 anni la crescita è stata impressionante: dai 272mila del 1991 ai 416mila del 2001 ai 482mila del 2013.
Il punto più basso del ciclo è stato toccato nel 2014, sempre con una capacità dell'impiantistica di reggere l'urto ben maggiore che il settore nel suo complesso: -1,1% l'impiantistica rispetto al -2,2% dell'edilizia, -14% nel 2011-2014 contro il -29% delle costruzioni.
Poi, dal 2015, la ripresa è già arrivata per l'impianstica per l'edilizia: lo scorso anno il valore della produzione ha fatto segnare un +2,0% in valori reali, contro uno stentato +0,5% nelle costruzioni. Per quest'anno il Cresme prevede +4,4% per l'impiantistica, contro +1,8% per l'edilizia nel complesso. E poi +4,6% nel 2017 e +5,5% nel 2018, contro previsioni complessive di settore non superiori al 2,5%.

Il mercato italiano è secondo in Europa, seppure a buona distanza dalla Germania: il valore della produzione dell'impiantistica per gli edifici e per le opere del genio civile è stato pari a 54,5 miliardi di euro nel 2015 (45,8 per gli edifici e 8,7 per le opere pubbliche), rispetti ai 99 miliardi della Germania e davanti ai 50,3 miliardi della Francia, i 43,7 del Regno Unito e i 23,7 della Spagna. Come peso rispetto al mercato complessivo delle costruzioni l'Italia l'impiantistica italiana è poco dietro quella tedesca, 33% contro il 34%, al pari del 33% dei Paesi Bassi e davanti a tutti gli altri paesi (32% Ungheria, 31% Danimarca, 30% Spagna, e poi più indietro 25% Francia, 22% Regno Unito).

Il cumulo dei fatturati delle imprese che lavorano nell'impiantistica vale nel 2015 110 miliardi di euro: 1) 41 miliardi i produttori (di cui 60% export); 2) 22,8 miliardi la distribuzione specializzata e 1,7 mld quella non specializzata; 3) oltre 45 miliardi gli installatori specializzati e i manutentori (ovviamente si sommano i fatturati, non il valore aggiunto).

L'analisi del Cresme e il convegno di ieri tra gli operatori hanno evidenziato la forte competizione che si è creata sul mercato tra la filiera tradizionale (produttore-distribuzione specializzata Angaisa-installatori specializzati) e altre "alternative": produttore-grande distribuzione (tipo Leroy Merlin)-cliente-installatore (più o meno professionalizzato); o ancora una, in fieri, basata sull'acquisto di prodotti da parte di grandi utility come Enel o Eni che poi offrono nuovi impianti ai loro clienti, completi di servizio di installazione.

«Il mercato sta cambiando radicalmente - ha detto Gianpiero Colli, segretario di Assoclima - bisogna migliorare la produzione, investire in innovazione, e migliorare la capacità delle filiera di nteragiure, fare sinergia, proporre prodotti di qualità. Il nuovo Conto termico, ad esempio, è una grande opportunità, ma dobbiamo saper spiegare i vantaggi alla signora Maria, dobbiamo farlo noi».


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