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Impianti, Cna: rivedere le regole sulla contabilizzazione del calore

Giuseppe Latour

Meglio evitare riferimenti vincolanti sugli standard tecnici - suggeriscono gli artigiani - altrimenti si limita il mercato

Non introdurre un riferimento vincolante e unico sugli standard tecnici da seguire in materia di contabilizzazione del calore. La sollecitazione arriva da Cna impianti in risposta al parere che la commissione Industria del Senato ha da poco espresso sullo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2012/27/Ue in materia di efficienza energetica. Dando indicazioni stringenti, infatti, si rischia di limitare un mercato che, peraltro, in Italia si è già messo in moto da tempo.

Per la precisione, nel suo parere la commissione suggerisce al Governo di valutare la possibilità di sostituire, all'articolo 9, comma 5, l'inciso generico «secondo quanto previsto dalle norme tecniche vigenti» con un chiaro riferimento alla norme UNI EN 834. Inoltre, chiede di sostituire le parole «secondo quanto previsto dalla norma tecnica UNI 10200 e successivi aggiornamenti», con le seguenti: «Secondo quanto previsto dagli standard europei di regolamentazione di cui all'appendice B».

Il primo fronte è quello che preoccupa di più. La conseguenza di questa modifica, infatti, sarebbe l'obbligo di utilizzare un'unica tipologia di prodotto per la contabilizzazione di calore: i ripartitori conformi alla norma EN 834. E, quindi, il divieto assoluto di utilizzare apparecchi conformi alle norme italiane UNI 9019 e UNI 11388: sono i ripartitori basati sui tempi di inserzione compensati e quelli a gradi giorno. Inoltre, secondo quanto spiega Cna impianti, la norma EN 834 non viene citata dalle direttive europee.

Sul secondo fronte si esprime il presidente nazionale di Cna impianti, Carmine Battipaglia: «In merito poi alla proposta di riferirsi agli standard europei di regolamentazione di cui all'appendice B va precisato che tali standard semplicemente non esistono. L'unico riferimento legislativo comune europeo obbligatorio è la direttiva 2012/27/UE che adotta la contabilizzazione e fatturazione dei consumi effettivi in quanto strumento per conseguire la riduzione dei consumi stessi e delle emissioni inquinanti attraverso la responsabilizzazione dell'utente».

Per Cna impianti, allora, bisogna mantenere il riferimento alla norma UNI 10200:2013, già presente nelle leggi in vigore, perché prende in considerazione tutti i prodotti normati e tutti i servizi previsti. «Da oltre due anni – spiegano dall'associazione - in migliaia di condomini italiani sono stati installati impianti di contabilizzazione conformi alla norma UNI 10200:2013». Prendere improvvisamente una strada diversa potrebbe portare gravi problemi al settore. «Confidiamo pertanto - conclude Battipaglia - che il Governo non accolga queste richieste di modifica suggerite dalla decima commissione del Senato e tenga invece nella debita considerazione quanto proposto dalla commissione Attività produttive della Camera in merito all'importanza di prevedere, in relazione all'installazione dei sistemi di contabilizzazione dei consumi individuali, un ruolo attivo non solo dei fornitori del servizio, ma anche delle imprese del settore dell'installazione».


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