Lavori Pubblici

Mafia Capitale, arresti per corruzione anche per il restauro dell'aula consiliare

Ivan Cimarrusti

Arrestate sei persone, tra cui l'imprenditore Fabrizio Amore, con l'ipotesi di corruzione nell'appalto per il restauro dell'aula Giulio Cesare in Campidoglio - Coinvolta anche la Sovrintendenza

Il Campidoglio è nel pieno della bufera giudiziaria. Le turbative delle gare d'appalto sarebbero arrivate anche alla Sovrintendenza comunale, al punto che la commessa per il restauro dell'aula Giulio Cesare del Comune di Roma sarebbe stata manipolata. È l'ipotesi della procura capitolina che ha ottenuto l'arresto di sei persone tra cui l'imprenditore Fabrizio Amore, già travolto dal secondo troncone d'indagine di Mafia Capitale. Nei confronti di tutti sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata e continuata in danno dell'amministrazione, falso, turbativa d'asta, emissione e utilizzo di fatture false, indebite compensazioni d'imposta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte con l'aggravante del reato transnazionale, commesso sia a Roma sia a Lussemburgo.

L'indagine svolta dal nucleo speciale tutela mercati della Gdf al comando del generale Alessandro Popoli ha fatto luce su una ramificata struttura imprenditoriale che avrebbe fatto della falsa fatturazione il proprio core business. Ipotesi - convalidate dal gip del Tribunale di Roma – che hanno consentito a pubblici ministeri guidati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone di far luce anche su una presunta turbativa d'asta. Amore, in concorso con altri imprenditori e con Maurizio Anastasi, direttore dell'area tecnica territoriale della sovrintendenza capitolina, «turbavano la procedura di gara relativa all'appalto per il restauro delle superfici decorate e opere impiantistiche dell'aula Giulio Cesare del Palazzo Senatorio in Roma».

La vicenda, se pur slegata da Mafia Capitale, si abbatte all'indomani dei nuovi arresti chiesti e ottenuti dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dai sostituti Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli contro l'organizzazione criminale capeggiata dall'ex Nar Massimo Carminati. Gli atti dei carabinieri del Ros Lazio, al comando del colonnello Stefano Russo, continuano a svelare particolari legati a presunti rapporti con la politica. E dopo il caso del capogruppo Pd in Regione Marco Vincenzi, nelle carte giudiziarie finisce anche il nome di Fabio Melilli, segretario regionale del Pd Lazio. Il particolare è riportato in una telefonata tra Luca Odevaine, ex funzionario del tavolo tecnico dell'immigrazione al ministero dell'Interno, e il suo collaboratore Gerardo Addeo. Stando alla conversazione, Odevaine avrebbe ricevuto una richiesta dal prefetto Mario Morcone: far assumere la figlia di Melilli. «Morcone mi ha scaricato una persona da prendere lui ha detto che per il momento possiamo non pagarla e questa è la figlia», dice Addeo, con Odevaine che risponde: «Questo è il segretario regionale del Pd Melilli, è stato presidente della provincia di Rieti, vice presidente dell'Upi». Tra le richieste di assunzioni, questa volta nelle coop di Buzzi, ce ne sarebbe una fatta anche dal vice sindaco di Roma, Luigi Nieri. Non di poco conto, invece, il verbale d'interrogatorio di Maurizio Venafro - ex capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti - dimessosi all'indomani della sua iscrizione nel registro degli indagati per supposti illeciti dietro l'appalto Recup (prenotazioni sanitarie) della Regione. Secondo l'accusa Salvatore Buzzi, braccio imprenditoriale di Carminati, avrebbe puntato a un lotto dell'appalto grazie all'intercessione dell'ex capogruppo Pdl in Regione, Luca Gramazio, il quale aveva chiesto e ottenuto che nella commissione per l'aggiudicazione dell'appalto ci fosse Angelo Scozzafava, ex funzionario pubblico legato al clan.
«Effettivamente – dice Venafro – ho fornito io la indicazione del nominativo di Scozzafava alla dottoressa Longo (funzionaria regionale, ndr) quale possibile componente di commissioni di gara. Tale nominativo mi era stato fornito da Gramazio, il quale era inizialmente il capogruppo del Pdl, ma era rimasto il principale interlocutore per le opposizione anche dopo le divisioni intervenute nel Pdl». Negli interrogatorio, inoltre, risulta quella della stessa Longo. La donna ha fatto luce si timori dietro un altro appalto: «Solo in un'altra occasione ho ricevuto un'indicazione da Venafro per la composizione di una commissione. Si trattava della gara per i Multiservizi Tecnologico da oltre un miliardo di euro, Venafro era molto preoccupato e disse che bisognava individuare persone estranee all'ambiente sia della Regione sia delle Asl, per cui chiamò lui il dottor Vigilante, capo del Gse (Gestore servizi elettrici, ndr), e si fece indicare i nomi di due ingegneri esperti, che nominammo come componente della commissione». L'incartamento, poi, apre scenari tutti da verificare sui rapporti di Carminati e Buzzi con un carabinier: è Gianpaolo Cosimo De Pascali, fino a dicembre in servizio al Quirinale. Secondo le intercettazioni si sarebbe occupato «della parte organizzativa della sicurezza del presidente». La giornata giudiziaria si è conclusa con l'attenuazione della misura cautelare dal carcere ai domiciliari di Daniele Ozzimo, ex assessore al Sociale del Comune di Roma, accusato di essere al soldo del clan.


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