Lavori Pubblici

Istat, per l'edilizia torna il segno positivo dopo 18 trimestri senza crescita

Giorgio Santilli

Il dato del 1° trimestre 2015 (+0,5%) segna probabilmente l'uscita dal tunnel. Ma la crisi dura da otto anni

Per ora l'edilizia ferma la caduta, e non è cosa da poco, dopo una crisi che durava consecutivamente da 18 trimestri (cioè dal 3° trimestre 2010). In questi quattro anni e mezzo, solo il terzo trimestre 2013 - dicono i dati Istat - aveva registrato un dato congiunturale non negativo, ma pari a zero, mentre il dato del 1° trimestre 2015 segna probabilmente l'uscita dal tunnel, con un robusto +0,5% rispetto al 4° trimestre 2014. Per parlare di una vera e propria ripresa, però, bisogna attendere che anche il dato tendenziale per il settore delle costruzioni cambi segno e diventi a sua volta positivo: il dato diffuso ieri dall'Istat dice che rispetto al 1° trimestre 2014 siamo ancora a -2,2%.

Anche questo numero racconta comunque che il peggio è alle spalle: nel 4° trimestre 2014 il tendenziale era stato -4,2%, nel 3° trimestre 2014 addirittura -5,8% e in questi cinque anni di crisi era stato quasi sempre sotto il -4% con una punta negativa di -10,2% raggiunta nel 3° trimestre 2012. La perdita complessiva di mercato in questi 18 trimestri si aggira intorno al 23%. La fotografia non cambia sostanzialmente se si prende in considerazione il valore aggiunto del settore, cioè la produzione totale al netto dei consumi intermedi, con la stessa caduta verticale di 4 anni e mezzo e con la sola differenza che in questo caso il dato del 3° trimestre 2013 era risultato positivo dello 0,2%. Il dato congiunturale del 1° trimestre 2015 è anche in questo caso del +0,5% mentre il dato tendenziale sul 1° trimestre 2014 è -1,6%. Si tenga conto, inoltre, che se prendiamo i dati annuali e non quelli trimestriali, la crisi che ha messo a dura prova il comparto edilizio è ancora più lunga. Il segno meno, in questo caso, dura dal 2007, otto anni. I segnali di un'inversione di tendenza vicina per il settore delle costruzioni non mancavano già da qualche tempo. Il Cresme, con il suo «Osservatorio sulle macchine per le costruzioni» aveva segnalato già da alcuni mesi una forte crescita della vendita di macchine movimento terra, classico indicatore anticipatore del ciclo economico dell'edilizia: il dato tendenziale era positivo già dal 1° trimestre 2014 e lo era rimasto per tutto il 2014. Nel 1° trimestre 2015 il mercato italiano aveva registrato un +15,3% rispetto al 1° trimestre 2014 e un +42,6% rispetto al 1° trimestre 2013.

Anche il dato sugli investimenti in riqualificazione urbana, elaborati dal Cresme partendo da quelli dell'Agenzia delle Entrate sulle detrazioni Irpef per le ristrutturazioni (50%) e per il risparmio energetico (65%), ha fatto segnare a marzo 2015 una ripresa (+18,4%) dopo un primo bimestre di caduta, ma sempre tenendo conto che negli anni 2013-2014 il boom degli investimenti nel riuso edilizio aveva portato il livello della spese intorno ai 28 miliardi l'anno (erano 19 miliardi nel 2012). La manutenzione straordinaria e la riqualificazione sono i mercati che hanno evitato in questi ultimi due anni la definitiva destrutturazione del settore edilizio che - vale la pena ricordarlo - dalla crisi del 2011 al 2014 ha perso 308mila posti di lavoro diretti, il 20,7% degli occupati del settore, pari al 96% dei posti di lavoro persi nell'intera economia italiana.

Gli investimenti in rinnovo cresceranno - è la previsione del Cresme per il 2015 - dell'1,9% portando il settore fuori della crisi dopo otto anni consecutivi di segno negativo. La previsione dell'istituto di ricerca è +0,2% per l'intero settore. A rafforzare la ripresa dovrebbe arrivare nella seconda metà dell'anno anche il risveglio del mercato immobiliare: sempre il Cresme prevede un aumento su base annua del 6% delle compravendite.


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