Lavori Pubblici

Entro il 2030 oltre 30 milioni di pendolari e uso sempre maggiore dell'auto: l'allarme Aniasa-Censis

Giuseppe Latour

Il rapporto delle imprese dell'autonoleggio e dei servizi automobilistici: non migliorerà il trasporto pubblico, servono innovazioni anche normative

La popolazione delle grandi aree metropolitane aumenterà di molto, di qui al 2030. E questo porterà un deciso incremento del pendolarismo, che riguarderà oltre 30 milioni di cittadini. Non ci sarà, però, un miglioramento del trasporto pubblico; sarà l'auto a coprire almeno tre quarti della domanda, anche tra quindici anni. Sono gli elementi più importanti che emergono dal rapporto realizzato da Aniasa, l'associazione dell'industria dell'autonoleggio e dei servizi automobilistici, e dalla fondazione Censis che prova a scandagliare il futuro della mobilità nel nostro paese. Un futuro nel quale le macchine saranno sempre più innovative e i cittadini saranno sempre più interessati al loro utilizzo e non alla proprietà.

Crescono le aree metropolitane
Il rapporto parte dall'aumento costante degli abitanti nelle cinture urbane. Le regioni metropolitane cresceranno sempre di più: se già oggi il 49,7% della popolazione italiane vive in queste aree, nei prossimi quindici anni arriveremo al 52,3%, raccogliendo quasi 33 milioni di abitanti. Il fenomeno sarà più accentuato al Centro e al Nord, mentre nel Mezzogiorno la situazione resterà sostanzialmente stagnante.
Questo aumento porterà una crescita del pendolarismo. Oggi le persone che si spostano ogni giorno per studio o lavoro sono 29 milioni; nel 2030 saranno 30,9 milioni. La tendenza riguarderà principalmente chi viaggia per lavoro, mentre i giovani interessati da ragioni di studio si ridurranno. Tenderanno a incrementarsi, allora, anche i pendolari che utilizzano l'auto: nel 2030 saranno 18,8 milioni.

I mezzi più impiegati
E qui il Censis apre una parentesi sui mezzi di trasporto che saranno impiegati nei prossimi quindici anni. La domanda di mobilità, attualmente, viene soddisfatta in misura preponderante dai mezzi di trasporto individuali: il 71,3% degli spostamenti avviene in auto, anche a causa delle grandi carenze del trasporto pubblico locale. Il futuro non sarà molto differente. "Qualunque sarà il contesto economico dei prossimi anni – spiega la ricerca – l'auto rimarrà centrale negli spostamenti degli italiani, ma perderà progressivamente il suo appeal di bene simbolo, si potrà scegliere di usarla senza possederla, di condividerne l'utilizzo con altri".

Come cambia l'auto
Se, quindi, l'auto resta al centro della mobilità italiana anche nel 2030, va detto che questa cambierà completamente le sue funzioni e che i cittadini la useranno in maniera differente. Le vetture subiranno una forte innovazione su tre direttrici: le propulsioni ibride ed elettriche, la connettività, che le metterà in collegamento con i sistemi di regolazione del traffico, l'affrancamento dall'uomo per il funzionamento, almeno in alcune attività. Dal lato dei fruitori, invece, ci sarà un cambiamento che il vicepresidente di Aniasa, Andrea Cardinali spiega così: "L'auto sarà sempre più come una camera d'albergo, che ci abitueremo a dividere con chi ci ha dormito il giorno prima e con chi ci dormirà dopo di noi. Così, potremo raggiungere un uso ottimizzato dall'auto".

Servono anche le innovazioni normative
Per facilitare questo processo, però, servono innovazioni, anche normative e amministrative. "Chiediamo alle istituzioni – spiega il presidente di Aniasa, Fabrizio Ruggiero – di fare la propria parte facilitando gli spostamenti di persone e beni attraverso la diffusione di sistemi tecnologici adeguati per accessi Ztl, parcheggi intelligenti, strade con sistemi di comunicazione e reti 4G, con cui le macchine possono dialogare". Le smart city passano anche dalle infrastrutture, dall'adeguamento del quadro normativo e dalla semplificazione della burocrazia.


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