Lavori Pubblici

Consumo del suolo, strade e trasporti incidono più degli edifici residenziali

Alessandro Lerbini e Giuseppe Latour

Rapporto Ispra: collegamenti viari, ferrovie, aeroporti e porti rappresentano il 41,3% del territorio edificato contro il 30% degli immobili. Freyrie: il testo della norma va ricalibrato

Sono le opere stradali ad impattare maggiormente sul territorio. Uno studio dell'Ispra, ripreso e analizzato dal Cresme , mostra (a sorpresa) che non sono i centri urbani con le nuove edificazioni a consumare più suolo ma le infrastrutture legate ai trasporti.
Nel rapporto «Il consumo di suolo in Italia» appena pubblicato dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale emerge che tra il 2006 e il 2013 sono stati edificati circa 230 kmq di suolo ogni anno, con un rallentamento del tasso di consumo nel 2013-2014 quando sono stati consumati 200 kmq.

La cementificazione, secondo lo studio, non si può spiegare solo con la crescita demografica: se negli anni '50 venivano consumati 167 mq per abitante, negli anni duemila si supera quota 330 mq/abitante (334 mq/abitante nel 2006, 338 mq/abitante nel 2008, 349 mq/abitante nel 2013 e 349 mq/abitante nel 2014). L'andamento dipende anche dalle diverse esigenze della popolazione che prevedono sempre una maggiore infrastrutturazione del territorio nonché un progressivo inurbamento del territorio che tende alla dispersione-diffusione.

Il suolo consumato ogni anno, negli ultimi 25 anni, è stato lo 0,07% del territorio nazionale, pari a 228 kmq all‟anno, ovvero una superficie di poco superiore a quella del Comune di Milano (che è pari a 181 kmq), un quinto di quella del Comune di Roma (che è pari a 1.285 kmq), oltre due volte il Comune di Firenze (che è pari a 102 kmq).

Secondo Ispra la principale categoria responsabile del consumo è quella delle infrastrutture: nel 2013 le strade (asfaltate e non asfaltate), le ferrovie, gli aeroporti e i porti rappresentano il 41,3% del suolo consumato. Di queste il contributo più significativo viene dalle strade asfaltate (10% in ambito urbano, 11,6% in ambito rurale e 2,9% in ambito naturale) e delle strade sterrate (15,5% prevalentemente in aree agricole).
Le aree coperte da edifici interessano il 30% del suolo consumato, gran parte riconducibile a edifici in tessuti residenziali densi o radi (pari al 26,5%) e il restante 3,5% riguardanti edifici in tessuti non residenziali. Piazzali, parcheggi, aree di cantiere, aree estrattive, discariche rappresentano il 16,9% dei suoli consumati e la restante parte di suoli riguarda impianti sportivi, serre, campi fotovoltaici e altre aree impermeabili. In particolare, è significativa la crescita tra 2008 e 2013, delle superfici destinate all‟istallazione di pannelli fotovoltaici a terra passati da 0,1% a 0,5% della superficie occupata.

Il nuovo consumo di suolo ha inciso particolarmente sulle aree agricole e, in particolare, quasi il 60% tra il 2008 e il 2013 è avvenuto a discapito di aree coltivate (in gran parte seminativi). Il 22% ha riguardato aree aperte urbane e il 19% del consumo ha sostituito aree naturali.

«Questi dati - afferma Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti - evidenziano che il problema principale non è l'edificazione ma la realizzazione di infrastrutture legate ai trasporti. La struttura della norma sul consumo del suolo la condividiamo, ma abbiamo ancora margini in commissione per apportare miglioramenti. Il testo va ricalibrato».


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