Lavori Pubblici

Gli sgravi salvano l'edilizia: senza bonus 16 miliardi e 159mila posti in meno nel 2014

Giorgio Santilli

Il bilancio del Cresme sugli sgravi fiscali per le ristrutturazioni: hanno impedito la destrutturazione del settore edilizio, contribuendo a spostare in modo massiccio investimenti dalle nuove costruzioni al mercato del recupero edilizio e di quello emergente dell'efficientamento energetico

Stavolta il Cresme prende il toro per le corna. E dopo aver fatto per primo uno studio approfondito - su dati dell'Agenzia delle entrate - sui 28 miliardi annui di investimenti generati dai bonus fiscali per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico nel biennio 2013-2014, si spinge oltre e calcola a quanto ammonterebbe la perdita di investimenti e di posti di lavoro se gli sgravi fiscali cessasero o venissero notevolmente ridimensionati. Quanti, cioè, avrebbero rinunciato a investire in assenza di incentivo. Ecco i numeri: nel solo 2014 gli investimenti che si sarebbero persi senza sgravi Irpef sarebbero stati pari a 15,9 miliardi di euro su un totale di 28,4 miliardi mentre la perdita in termini di occupazione diretta sarebbe ammontata a 158.591 posti di lavoro.

Se si fosse preso un periodo di riferimento più ampio, il quadriennio 2011-2014, che è coinciso con l'intensificarsi della crisi dell'edilizia, gli investimenti persi sarebbero cresciuti a 47,1 miliardi mentre l'occupazione diretta avrebbe avuto una riduzione di 468.769 posti. Non è difficile dedurne - come fa il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini - che i bonus edilizi hanno impedito una totale destrutturazione del settore edilizio, contribuendo a spostare in modo massiccio investimenti dalle nuove costruzioni al mercato del recupero edilizio e di quello emergente dell'efficientamento energetico. Gli sgravi Irpef sono stati praticamente il salvagente del settore edilizio - che pure ha pagato il prezzo del 96% della perdita di posti di lavoro nella crisi dell'economia 2011-2014 - ma al tempo stesso hanno indicato una rotta per il futuro: efficienza energetica e mercato del recupero, con investimenti tecnologici crescenti, sono business del futuro in sintonia con le tendenze del mercato, mentre un pezzo prevalente della vecchia edilizia muore.

Il Cresme ha anche aggiornato i numeri delle detrazioni e degli investimenti generati fino al marzo 2015 . C'è stata una caduta nei primi due mesi dell'anno con 2.379 milioni di investimenti a gennaio, 1.235 a febbraio, 1.769 a marzo: caduta verticale a gennaio con un -56,7% (ma il dato di gennaio 2014 era "drogato" con un importo record di 5.490 milioni), una riduzione del 19% a febbraio e una ripresa del 18,4% a marzo.

I numeri del Cresme - che saranno presentati in forma completa il 23 giugno a Roma in un'iniziativa congiunta con Cna e Assistal- danno sostanza comunque a una discussione politica che prenderà piede da qui alla legge di stabilità di metà ottobre. A fine anno, infatti, scadono gli sgravi Irpef nella dimensione in cui li abbiamo conosciuti negli ultimi due anni: 50% per il recupero edilizio e 65% per il risparmio energetico. Secondo le norme attuali, il livello degli sgravi per entrambi gli incentivi dovrebbe tornare al 36%, che significa praticamente azzerarli. La forza dei due incnetivi attuali è stata ovviamente quella di rendere economicamente vantaggioso il mecato legale rispetto a quello "nero" che i questi settori è sempre stato vasto.
Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha rilanciato il tema sul Sole 24 Ore di ieri, con riferimento soprattutto al bonus energetico e al tema più vasto dell'efficientamento energetico dell'edilizia, anche nel settore degli edifici pubblici oggi esclusi. Più in generale, andrebbero stabilizzati i bonus per riqualificare il patrimonio edilizio. Sulla stessa posizione si sono espressi il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, e parlamentari di tutti gli schieramenti. C'è una convinzione diffusa che in termini energetici ci siano ampi margini di recupero e questa convinzione sorregge proposte e mozioni parlamentari di stabilizzazione ed estensione dei benefici fiscali ad aree oggi escluse dagli incentivi.

Le stime del Cresme incrociano i dati sugli investimenti generati dai due bonus con un sondaggio campionario mirato a capire quanti di quelli che hanno investitio negli ultimi anni non lo avrebbero fatto senza gli sgravi. Nel 2011 i beneficiari delle detrazioni fiscali che avrebbero comunque investito sono il 55% per poi scendere al 52% nel 2012, al 50% nel 2013, al 44% nel 2014.


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