Lavori Pubblici

Città della Salute (Sesto S.G.): «avanti tutta: concessione entro l'estate»

Massimiliano Carbonaro, commento di Alessandro Arona

Investimento da 323 milioni, di cui 276 con contributo pubblico - Parla il presidente di Infrastrutture Lombarde Paolo Besozzi: «Dopo lo stop "cautelare" per le inchieste, ora si corre»

Ferma per un anno a causa delle inchieste della magistratura sul caso Expo (dalle quali non sono pèrò emerse accuse specifiche), ora la gara in concessione per la Città della Salute di Sesto San Giovanni ha ripreso a correre.
Una volta individuato l'aggiudicatario provvisorio (in base alla procedura ex articolo 153 c,. 1-14 del Codice) – Società Italiana per Condotte d'Acqua la mandataria, più Inso sistemi per le infrastrutture sociali, Italiana Costruzioni, Prima Vera come mandanti – l'ente appaltante Infrastrutture Lombarde Spa conta di arrivare al contratto di concessione (dopo la conferenza di servizi) entro l'estate, e all'avvio dei lavori all'inizio del 2016.
Si tratta di un intervento di grande complessità, dove però il contributo pubblico coprirà fino all'85% del costo complessivo (276 su 323 milioni di euro a base di gara), con concessione di massimo 30 anni e remunerazione per il privato (la quota da 54 milioni) data dai canoni pagati dalla Pa.
Operazione che però l'attuale presidente di Infrastrutture Lombarde spa Paolo Besozzi difende a spada tratta.
«Voglio adottare un atteggiamento cauto – commenta Besozzi circa le inchieste - confermando la massima trasparenza su questa procedura, ma non c'è tempo da perdere sul fronte della ricerca e per quanto riguarda le applicazioni cliniche».

Mentre nell'area all'interno del comparto delle ex Falck di Sesto San Giovanni è in corso la bonifica, vengono compiuti gli ultimi passi perché la Città della Salute possa finalmente vedere la luce, così ora è in corso l'esame del Piano finanziario, analisi che per il presidente Besozzi dovrebbe essere completata entro una decina di giorni.
Quindi si provvederà alla nomina ufficiale del raggruppamento individuato come promotore (art 153 commi 1-14 del Codice degli appalti), dopo di che si andrà in Conferenza di servizi. Questo è il passo cruciale dopo il quale si accolgono le eventuali istanze e modifiche del progetto per arrivare all'aggiudicazione definitiva al promotore.
A quel punto progettazione esecutiva e apertura dei cantieri con il nuovo anno: insomma in sette mesi un vero tour de force che non restituirà il tempo perso e la gara bloccata nel 2014, ma che rilancia l'urgenza dell'opera.

Appunto nel maggio del 2014 alle soglie dell'aggiudicazione infatti la Guarda di Finanza aveva bloccato la procedura acquisendo gli atti di gara: si trattava di un'inchiesta in merito a irregolarità negli appalti in Lombardia e soprattutto per l'Esposizione Universale di Milano che hanno visto coinvolto anche l'allora direttore di Ilspa, Antonio Rognoni e una delle imprese che stavano partecipando alla gara, la Maltauro.
Un anno di stop per arrivare alla pre-aggiudicazione di aprile scorso ed è il motivo per cui il presidente Besozzi ribadisce la trasparenza della procedura con cui si è giunti alla scelta del vincitore della gara tra sette raggruppamenti concorrenti (non ancora resi noti nel dettaglio).

In gioco c'è la realizzazione di un mega polo sanitario che raggruppa al suo interno l'Istituto Nazionale dei Tumori e l'Ospedale Besta. La gara è partita nello febbraio del 2013 sul progetto preliminare firmato da da Renzo Piano Building Workshop, studio che ha anche curato il masterplan dell'intera area Falck dove si è deciso che sorgerà la struttura dopo che è stata scartata Milano.
Il nuovo centro scientifico sorgerà su un'area di 130mila mq per ospitare fino a 650 posti letto per i degenti e un albergo sanitario da 50 letti, il tutto articolato in un sistema a piastra su tre livelli, di cui due interrati per la logistica e gli impianti ed un livello fuori terra destinato ad ospitare le funzioni ambulatoriali, più 5 corpi destinati alla degenza sovrapposti alla stessa struttura principale. Al vincitore della gara la costruzione del complesso medico, ma anche la gestione trentennale dei servizi considerati non sanitari: dalla mensa alla lavanderia, dalle manutenzioni ai servizi commerciali compatibili.
«La commissione – ha continuato il presidente di Ilspa – è stata estratta a sorte su elenchi forniti dagli Ordini e dalle Università. È stato anche fatto un approfondito studio delle lettere di invito per rilevare se c'era elementi per favorire un concorrente a scapito di un altro. Ma è stato escluso».

Così si è arrivata alla scelta del raggruppamento capitanato da Condotte, per una gara che prevede la concessione di lavori con un bando da 323 milioni di euro e un finanziamento pubblico di 276 milioni e la concessione per trenta anni. Con un finanziamento pubblico così cospicuo e canoni per i servizi bloccati difficile però parlare di un vero e proprio project financing. «Certo – continua Besozzi – si può discutere se era più opportuna una procedura piuttosto che un'altra. Ma ritengo che la Città della Salute sia un intervento fondamentale per il benessere di ciascuno di noi e oggi il tema è se vogliamo sfruttare la situazione oppure no per migliorare la ricerca. Forse si può parlare del project financing freddo e delle sue opportunità ma io in generale difendo il Pf e ci credo molto».

Portando a casa la realizzazione della Città della Salute per Infrastrutture Lombarde, il braccio tecnico della Regione Lombardia, si chiude forse un ciclo che l'ha vista impegnata realizzazione di sei nuovi ospedali: Bergamo, Como, Legnano, Niguarda e Vimercate e Garbagnate Milanese (oltre l'ampliamento di 21 presidi ospedalieri regionali) ora si apre una nuova fase. «Immagino – conclude Besozzi – un maggiore impegno sul fronte dei beni culturali, come abbiamo fatto per il recupero della Villa Reale di Monza individuando le imprese e dialogando con le soprintendenze. Insomma la conservazione del patrimonio culturale coinvolgendo dove è possibile anche i privati, poi il risanamento idrogeologico e ambientale del territorio sono le prossime sfide. Senza contare che potremmo offrirci come centrale di committenza qualificata per lavori di una certa importanza».

MA NON CHIAMIAMOLO PPP (commento di Alessandro Arona)

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