Lavori Pubblici

Metro C Roma, l'assessore Improta risponde alle accuse dei costruttori

Francesco Nariello

«Le 45 varianti non sono dipese dalla Giunta Marino, e il ritardo nei finanziamenti per la San Giovanni-Colosseo sono colpa del Cipe» - «Il contenzioso sui 90 milioni è già al Tribunale»

Alta tensione tra Roma Capitale e General Contractor sulla linea C della metropolitana. Che il clima sia teso tra le parti lo si è capito, nei giorni scorsi, dalle dichiarazioni rilasciate dall'assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta, che ha bollato come «polemico e ambiguo» il modo di comunicare del Consorzio Metro C, a seguito delle prese di posizione dei costruttori - in particolare su costi e ritardi nei lavori - espresse nel corso della visita ai cantieri dello scorso 22 aprile (si veda il servizio ).

La distanza tra amministrazione capitolina e Metro C - che su diversi punti si traduce in un intricato "rimpallo" di responsabilità di cui è difficile venire a capo - appare ancora più netta scendendo nel dettaglio delle singole questioni, come mostra la "versione dei fatti" che lo stesso Improta ha trasmesso a Edilizia e Territorio rispondendo ad alcune domande specifiche sui nodi irrisolti della vicenda.
A partire dal contenzioso aperto sui 90 milioni "per gli oneri di Contraente Generale" (il 3,75% del valore lavori) avallati dal discusso Atto Attuativo del settembre 2013, ma che l'attuale amministrazione capitolina non ritiene siano dovuti.
Su questo punto l'assessore capitolino ricorda come il contenzioso relativo al mancato pagamento «sia già in atto dinanzi al Tribunale civile di Roma», sottolineando peraltro come i giudici «abbiano negato la provvisoria esecutività dell'ingiunzione di pagamento richiesta da Metro C». E rimarcando come, in ogni caso, «il pagamento di tali somme presupponga l'autorizzazione da parte di tutti gli enti finanziatori»: quindi, non solo di Roma Capitale, ma anche di Regione Lazio e Stato.

Improta rispedisce al mittente anche le accuse di Metro C sulle responsabilità riguardanti i ritardi della tratta San Giovanni-Colosseo, «consegnata nel marzo 2013, con sei anni di ritardo» rispetto a quanto previsto dal contratto.
«Ogni eventuale ipotesi - risponde l'assessore - tendente ad attribuire responsabilità di ritardi a carico di soggetto aggiudicatore o amministrazione apparirebbe pretestuosa e assolutamente priva di fondamento», e poi Improta ricorda il lungo iter procedurale di autorizzazione e il ruolo cruciale giocato in esso dal Cipe: su questo, ha detto, "non possiamo che attenerci alla documentazione contrattuale sottoscritta tra le parti e alle procedure fissate dalla cosiddetta Legge Obiettivo".

Muro contro muro anche sulle "vicissitudini" riguardanti la futura tratta Colosseo-Venezia (T3), oggetto di una contesa variante. "Si deve considerare - afferma Improta - che la soluzione progettuale della stazione Venezia impostata nella logica di stazione terminale, come inizialmente proposta dal Contraente Generale, contraddistinta da notevole complessità realizzativa, costi rilevanti (circa 850 milioni di euro) ed eventuali ripercussioni negative sulla tempistica della tratta T3, non trova assolutamente il gradimento del soggetto aggiudicatore".
Nel particolare contesto archeologico e geologico-geotecnico del progetto - continua l'assessore - la configurazione della stazione Venezia come terminale "non è ritenuta giustificabile dal punto di vista tecnico-funzionale, soprattutto nella prospettiva di prosecuzione del tracciato già prevista nel contratto di appalto, né tantomeno dal punto di vista economico, considerata la presenza di stringenti vincoli di finanziamento sull'intera opera". In proposito, Roma Metropolitane avrebbe trasmesso al Mit "le risultanze dello studio preliminare dell'intera tratta funzionale da Colosseo a Ottaviano".

Una coltre di nebbia avvolge anche la disponibilità o meno della copertura finanziaria per la prosecuzione della linea C oltre il Colosseo. I costruttori lasciano intendere che dei fondi, ad oggi, non c'è traccia. Roma Capitale, invece, come conferma lo stesso Improta, "non mette in discussione l'esistenza di uno stanziamento di 300 milioni previsto dal ‘Decreto del Fare' - di cui peraltro lo stesso Mit nega l'esistenza, vista la mancata approvazione della delibera Cipe che avrebbe dovuto assegnare le risorse - ottenuto in virtù del rispetto del vincolo di avvio entro il 15 dicembre 2013 del pre-esercizio della tratta Monte Compatri/Pantano-Parco di Centocelle. Una prima quota di tale finanziamento, pari a 155 milioni - aggiunge inoltre l'assessore - sarebbe stata "individuata dal decreto Sblocca Italia a condizione che il progetto definitivo aggiornato della tratta Colosseo-Venezia fosse trasmesso al Mit entro fine anno, cosa avvenuta il 23 dicembre 2014".

Un chiarimento, infine, arriva anche sui problemi tecnici che riguardano la futura connessione tra la nuova Metro C e la linea A a San Giovanni. "Per l'ammodernamento degli impianti e l'esecuzione degli interventi di adeguamento alla nuova normativa antincendio della stazione San Giovanni (linea A) - dice Improta - si è in attesa di un imminente decreto interministeriale (Trasporti e Interni) che fissi i criteri e le modalità operative per l'esecuzione di tali interventi nel caso di linee metropolitane in esercizio da prima del 1988". Poi, precisa l'assessore, lanciando una sorta "frecciata" al Consrozio Metro C, "gli interventi all'interno della stazione di San Giovanni (linea A), come previsto dall'Atto Attuativo, potranno eventualmente essere realizzati anche con un diverso procedimento, senza coinvolgere il Contraente Generale, per evitare eventuali motivi di blocco dei lavori, ulteriori varianti con allungamenti dei tempi".


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