Lavori Pubblici

Ciucci verso l'addio: dimissioni prima dell'assemblea Anas di metà maggio

A.A.

Nominato dal governo Prodi II, l'ex direttore finanza dell'Iri è ai vertici dell'Anas dal luglio 2006 - Le polemiche per i viadotti siciliani, le consulenze record per il Mose, l'incarico da pensionato

Il presidente dell'Anas Pietro Ciucci ha incontrato questa mattina (lunedì 13 aprile), presso la sede del Ministero a Porta Pia, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, comunicandogli la sua intenzione di rimettere l'incarico di consigliere e di presidente di Anas a partire dall'assemblea degli azionisti per l'approvazione del bilancio 2014, che verrà convocata, nei termini di legge e di statuto, a metà maggio.
La decisione, si legge nella nota dell'Anas, è stata presa «in segno di rispetto per il nuovo Ministro al fine di favorire le più opportune decisioni in materia di governance di Anas».

Ciucci è ai vertici della società statale delle strade, nelle varie vesti di amministratore unico, presidente o amministratore delegato, dal luglio 2006, quando lo nominò il governo Prodi (il professore fu capo di Ciucci per molti anni, quando Prodi era presidente dell'Iri e Ciucci direttore finanza e poi condirettore generale).
La mossa del presidente dell'Anas, che come spiega la nota non significa dimissioni immediate, ma cessazione dall'incarico «a partire dall'assemblea degli azionisti», va comunque interpretata come una decisione definitiva (il mandato naturale del presidente sarebbe scaduto fra un anno, nel maggio 2016). È infatti improbabile che il governo Renzi tenti di convincerlo a farsi riconfermare. Anzi Ciucci, uomo di potere "felpato" che non ama gli scontri, fiutata l'aria, ha probabilmente pensato di anticipare le mosse dell'esecutivo anziché farsi cacciare.
«La puntata di Report di domenica 12 aprile - trapela comunque da uomini a lui molto vicini - non c'entra nulla: la decisione era nell'aria da tempo».

Una cosa è certa: la legge Madia (Dl 66/2014), entrata in vigore nell'agosto scorso, vieta di assegnare incarichi dirigenziali in società pubbliche a pensionati. E Ciucci è pensionato dal settembre 2013, pensionato da direttore generale dell'Anas, pur essendo sempre rimasto presidente e avendo conservato le cariche.
Ciucci andò in pensione perché il Dlgs 39/2014 prevedeva tra le altre cose incompatibilità tra i ruoli di presidente e direttore generale di società pubbliche. Il suo contratto da direttore del 2006 prevedeva un'indennità di due annualità al momento dell'addio, e così gli è stato riconosciuto, con una giustificazione però un po' "complessa": Ciucci presidente ha licenziato senza preavviso Ciucci direttore, peraltro con risoluzione consensuale del rapporto.
Ciucci ha spiegato in una intervista che tutte queste motivazioni sono state indicate solo ai fini del calcolo, perché le due annualità a fine rapporto (780mila euro lordi) stavano scritte nel suo contratto, a prescindere dalle motivazioni.
Successivamente, la legge Madia del 2014 ha sancito che i pensionati non possono essere dirigenti pubblici: o meglio, quelli che ci sono rimangono, ma non possono essere nominati o rinnovati. Ciucci avrebbe dunque cessato in ogni caso la sua avventura ai vertici dell'Anas al più tardi nel maggio 2016, alla scadenza dell'attuale mandato di presidente.

Altre polemiche hanno suscita lo scorso anno le super-consulenze avute da Ciucci dal Magistrato delle Acque di Venezia, come "libero professionista", per collaudi legati ai lavori del Mose. Almeno mezzo milione di euro nel corso degli anni. «Incarichi perfettamente legittimi - si difese Ciucci - in base alle mie competenze». E infatti tali incarichi non avevano in punta di diritto nulla di illegale, e Ciucci non è stato coinvolto né nell'inchiesta sul Mose né in quella "Incalza-grandi opere".

Ultimo fronte di recente polemica quello dei viadotti siciliani, quello Scorciavacche con la rampa ceduta a fine 2014 (la responsabilità dai primi accertamenti era sembrata essere del general contractor, ma l'indagine è ancora in corso), e quello del 10 aprile scorso sull'autostrada Palermo-Catania, sul quale ha "picchiato duro" domenica Erasmo D'Angelis, capo della struttura tecnica di Missione anti-dissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio: «La verità va detta tutta: quel versante franato che ha distrutto il viadotto dell'autostrada Palermo-Catania poteva essere messo in sicurezza, e Anas e Regione potevano e dovevano intervenire già dieci anni fa e nessuno lo ha fatto». «Quella frana - prosegue D'Angelis - non è un indizio, è
la prova non solo della mancanza di monitoraggi, cure e manutenzioni ordinarie del nostro territorio più fragile nelle Regioni più a rischio, ma anche di sciatteria, disorganizzazione, disattenzioni, abusi, scarsissimo interesse anche nel dibattito pubblico al gravissimo problema del dissesto idrogeologico».

Forse queste dichiarazioni, più che la puntata di Report di domenica, sono state il segnale che ha definitivamente convinto Ciucci ad abbandonare.


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