Lavori Pubblici

Allegato Infrastrutture, Delrio sceglie 30 opere ma archivia il primato della legge obiettivo

Giorgio Santilli

Nel Piano allegato al Def approvato dal Consiglio dei ministri escluse Pontina e Ragusa-Catania. Il neoministro: «A settembre un piano generale con procedure ordinarie»

Sono 30 le grandi opere che Graziano Delrio ha scelto di inserire nel Piano delle infrastrutture strategiche (Pis) contenuto nel 13° allegato infrastrutture al Def approvato nella serata di venerdì. Nella ulteriore selezione voluta dal ministro nella sua prima settimana a Porta Pia sono saltate 19 opere fra cui spiccano la Nuova Pontina e la Ragusa-Catania, due autostrade in project financing che hanno bisogno di un'ulteriore riflessione. Ma il neoministro delle Infrastrutture è riuscito subito in un'operazione politicamente molto più significativa che non quella di una drastica accettata alle opere di serie A (erano 415 fino allo scorso anno): ha dato la sterzata attesa archiviando di fatto la stagione del primato della legge obiettivo, delle procedure straordinarie, della struttura di missione. Delrio ha infatti annunciato per il prossimo settembre un Piano generale (ufficialmente si chiama «Documento pluriennale di pianificazione») con cui «intende dare forte preferenza alla scelta delle procedure ordinarie, anziché straordinarie, per la realizzazione delle infrastrutture pubbliche».

Il nuovo Piano generale sarà il crocevia di tutta la pianificazione del ministero: oltre alle opere strategiche decise ieri ci saranno i piani ferroviari (Rfi), stradali (Anas), portuali, aeroportuali, i piani delle concessionarie autostradali, il piano operativo nazionale (Pon) infrastrutture finanziato con i fondi Ue, forse anche un piano infrastrutturale finanziato con il Fondo sviluppo coesione (per cui potrebbe restare al neoministro la delega che aveva quando era sottosegretario alla presidenza del Consiglio mentre l'altro pezzo della delega, quello sui fondi Ue, dovrebbe restare a Palazzo Chigi). Delrio rimarca con forza che la nuova programmazione avverrà con «procedure ordinarie»: la fine delle procedure speciali della legge obiettivo, appunto. E se le procedure saranno ordinarie c'è da scommettere che la struttura di missione guidata fino a dicembre da Ercole Incalza perderà terreno, forse fino a scomparire oppure resterà come organo meramente tecnico, ma la pianificazione tornerà in pieno alle strutture ministeriali. Delrio non lo dice ancora, ma la direzione di marcia della riorganizzazione ministeriale appare questa. D'altra parte la sintonia con il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, sulla necessità di tornare a procedure ordinarie era stata totale, nel lungo incontro di giovedì.

Anche se perde centralità vale però la pena di dare un'occhiata al piano delle infrastrutture strategiche varato ieri con il Def. Le 30 opere prioritarie presentano un costo di 70,9 miliardi con una copertura finanziaria di 48 miliardi. Il ministero rileva che «dei 41 miliardi di risorse pubbliche disponibili ben 31 sono dedicate alla mobilità ferroviaria e cittadina».
In effetti prevale il "ferro" con 8 ferrovie e 11 metropolitane, mentre le strade sono 10 e c'è il Mose. Il ministero parla di 25 opere ma considera le linee M4 ed M5 di Milano una unica opera, il Passante e il metrò di Torino pure una sola opera e stessa cosa per le linee 1 e 6 di Napoli. Sono opere, progetti, appalti diversi.E la linea Milano-Verona ad alta velocità è fatta da tre tratte che hanno storie e stati di attuazione (e di finanziamento) molto diversi: la Treviglio-Brescia è in dirittura d'arrivo, la Brescia-Verona e la Verona-Padova devono ancora partire. Anche il premier ha voluto sottolineare nella conferenza stampa del dopo-Cdm: «Abbiamo rilanciato le metropolitane nelle città mettendoci 11 miliardi». In realtà gli 11 metrò prioritari valgono investimenti per 12,1 miliardi con disponibilità per 10,4 miliardi. Per il triennio il fabbisogno è di 1,1 miliardi. Quanto alle esclusioni, dopo le due autostrade Orte-Mestre e Grosseto-Civitavecchia, saltano altre due autostrade in project financing, la Pontina e la Ragusa-Catania. Il ministero precisa che l'esclusione non significa rinuncia all'opera (per la Pontina per altro c'è la gara in corso) ma l'esclusione di 4 autostrade in Pf non è un caso. La riflessione è aperta e sarà probabilmente risolta nel Piano generale.
A settembre ci sarà spazio anche per far entrare nel Piano le piccole opere. Ieri il governo ha voluto dare un primo segnale: il Cipe ha approvato il finanziamento a 137 piccole opere di quelle segnalate dai sindaci direttamente al premier per un valore di 200 milioni.


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