Lavori Pubblici

Salta il divieto di appalto integrato, scatta il débat public all'italiana: le novità in arrivo con la riforma appalti

Giuseppe Latour

Stop ai paletti sull'appalto integrato su richiesta del vicemininistro Nencini, niente direzione lavori per il general contractor: ecco le regole contenute nel nuovo testo del Ddl Delega presentato al Senato dal relatore Esposito

Divieto di assegnare la direzione dei lavori al contraente generale. Varo di un albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici gestito dall'Anac. Nascita del débat public alla francese in Italia. Mentre sull'appalto integrato arrivano indicazioni molto morbide, su richiesta del viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini. Il nuovo testo del Ddl delega in materia di appalti pubblici, preparato dal relatore in commissione Lavori pubblici al Senato Stefano Esposito, dà indicazioni molto stringenti in vista del varo del decreto delegato. E, di fatto, si prepara a introdurre nel nostro sistema una serie di riforme attese da tempo. Dando anche indicazioni sul nuovo regolamento: dovrà andare in vigore da subito, insieme al Codice. In questo modo, imprese e operatori del settore avranno da subito a disposizione un pacchetto di regole completo.

No al divieto di appalto integrato
Partiamo da uno dei passaggi più generici del testo: riguarda l'appalto integrato, cioè la gara con la quale la progettazione dell'opera viene affidata insieme alla sua esecuzione. L'ipotesi iniziale era di introdurre, addirittura, il divieto di appalto integrato, per salvaguardare la qualità della progettazione e permettere alla Pa di non delegare le sue scelte ad altri. Su proposta di Riccardo Nencini, però, la formulazione scelta dal nuovo testo base parla genericamente di limitare "il ricorso all'appalto integrato, privilegiando la messa a gara del progetto definitivo o esecutivo". Una locuzione che lascia la strada apertissima all'istituto.

Débat public, albo dei commissari e contraente generale
Più decisa è la scelta fatta in altri campi. Il Ddl, per evitare di lasciare la palla al Governo, introduce già una serie di riforme nel nostro sistema. Ci saranno così "forme di dibattito pubblico (sul modello del débat public francese) delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali aventi impatto sull'ambiente o sull'assetto del territorio". Sarà vietata "negli appalti pubblici di lavori aggiudicati con la formula del contraente generale, l'attribuzione dei compiti di responsabile o direttore dei lavori allo stesso contraente generale". Sarà creato "un albo nazionale, gestito dall'Anac, dei componenti delle commissioni giudicatrici di appalti pubblici e concessioni, prevedendo specifici requisiti di moralità, di competenza e di professionalità e la loro assegnazione nelle commissioni giudicatrici mediante pubblico sorteggio".

Avvalimento, performance bond e project financing
Altri interventi, poi, riguardano questioni più tecniche, ma di grande peso. Sarà riordinata la disciplina della garanzia globale di esecuzione, il temutissimo performance bond. Sarà rivista, per l'ennesima volta, la disciplina della finanza di progetto. Sarà ritoccato l'avvalimento "nel rispetto dei principi comunitari e dei principi della giurisprudenza amministrativa in materia, rafforzando gli strumenti di verifica circa l'effettivo possesso dei requisiti e delle risorse oggetto di avvalimento da parte dell'impresa ausiliaria". E, soprattutto, si rimetterà mano alla qualificazione delle imprese, introducendo i criteri reputazionali e raccordando tutto a una maggiore qualificazione delle stazioni appaltanti.

Concorrenza e Pmi
Un'attenzione particolare viene dedicata alla tutela delle concorrenza e delle Pmi. A favore di queste viene previsto il divieto di "aggregazione artificiosa degli appalti" e vengono garantiti "criteri e modalità premiali di valutazione delle offerte nei confronti delle imprese che operano nel proprio territorio". Inoltre, i piccoli Comuni non capoluogo potranno affidare direttamente lavori e servizi fino a un milione di euro, senza passare dalle centrali di committenza.
Per evitare l'accesso indiscriminato al massimo ribasso viene prevista "una disciplina specifica per gli appalti pubblici di servizi, con particolare riguardo a quelli ad alta intensità di manodopera": la valutazione delle offerte anomale sarà fatta in questi casi con particolare attenzione. Tutte le regole di pubblicità e trasparenza saranno applicate anche agli appalti sotto la soglia comunitaria e agli in house.

Regolamento in vigore da subito
Rispetto al vecchio testo del Ddl, infine, viene dedicata un'attenzione particolare al regolamento. Non basterà abrogare il Codice attualmente in vigore. Andrà adottato anche un nuovo regolamento, da mandare a regime in contemporanea al nuovo Codice. In questo modo, il Senato punta a dare agli operatori un pacchetto di regole pronto all'uso dal primo minuto. Con un'attenzione particolare per il regime transitorio.


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