Lavori Pubblici

Riforma appalti, un rating per le imprese e la Pa

Giorgio Santilli con un articolo di Giuseppe Latour

Oggi il testo sarà reso noto dal relatore al Senato Stefano Esposito: prevista una forte semplificazione che porterà da 650 a 250 articoli

Le imprese che hanno sempre rispettato i termini contrattuali, non hanno abusato delle varianti in corso d'opera, non hanno mai presentato ricorsi "temerari" al giudice amministrativo potranno avere un "premio" in termini di qualificazione nel prossimo sistema degli appalti. L'introduzione dei «criteri reputazionali» per valutare le imprese, insieme al rating di legalità, è una delle novità comprese nel testo base che il relatore al Senato, il pd Stefano Esposito, renderà noto fra oggi e domani. Poi da domattina, la commissione Lavori pubblici del Senato partirà con lo sprint che dovrebbe portare il testo della riforma degli appalti nell'aula di Palazzo Madama nell'ultima decade di aprile.

Obiettivo di Esposito, largamente condiviso dai gruppi di maggioranza e di opposizione in commissione, è quello di mettere una griglia di paletti alla delega prevista dal disegno di legge governativo. Definire meglio i criteri di delega per evitare che, in sede di esercizio della delega stessa, il governo si perda fra mille possibili alternative.
«Non dobbiamo dimenticare - dice Esposito - che l'obiettivo largamente condiviso del recepimento delle direttive europee è una drastica riduzione degli articoli di codice degli appalti e regolamento: dai 650 attuali bisogna scendere a 250». Una direzione di marcia confermata anche nella lunga telefonata che sabato Esposito ha avuto con il neoministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, assolutamente intenzionato a precedere spedito sulla via della riforma e della semplificazione.

Il passaggio che si consuma fra oggi e domani in commissione Lavori pubblici, la presentazione del testo base ad opera del relatore, è un momento decisivo nel cammino della riforma perché su quel testo si innesteranno poi le proposte di emendamento dei gruppi (a partire dal 15 aprile). Il testo base di Esposito supererà di fatto il testo del governo - considerato troppo blando nella definizione dei criteri di delega - come testo di riferimento della discussione parlamentare.
Le novità introdotte da Esposito resteranno quindi nel percorso della riforma. Le "pagelle" reputazionali delle imprese saranno affidate - come il resto del sistema di qualificazione - all'Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che dovrà gestire anche un'altra novità assai rilevante introdotta dal «testo Esposito»: le pagelle per le stazioni appaltanti.
In questo caso alla valutazione dell'Anac contribuiranno vari fattori strutturali e organizzativi (per esempio la presenza e l'esperienza di un numero adeguato di dirigenti tecnici) ma anche qui peserà la capacità che un'amministrazione potrà dimostrare di aver gestito in passato appalti con successo e secondo criteri di buona amministrazione.

Quello del potenziamento dei poteri e delle funzioni affidate all'Anac è uno dei fili interpretativi della riforma del codice degli appalti anche se non trova ancora posto nel testo un disegno organico di potenziamento dei poteri di soft law dell'Autorità a fronte della massiccia semplificazione normativa promessa.
Intorno all'Autorità guidata da Raffaele Cantone si va comunque condensando un nucleo di poteri che ne fanno il soggetto centrale nel nuovo sistema degli appalti.
Vale, per esempio, anche per il precontenzioso, il tentativo cioè di evitare che le imprese si rivolgano al giudice amministrativo per far valere il proprio punto di vista. Già oggi esiste una sede di precontenzioso presso l'Anac ma la novità è che il parere espresso dall'Autorità diventerebbe vincolante (anche se questo non potrà evitare il ricorso al Tar).

L'Anac dovrebbe poi avere un ruolo-chiave nel nuovo sistema misto di formazione delle commissioni aggiudicatrici: l'Autorità compilerebbe una lista di nove nomi presi da un registro interno e su questo elenco si svolgerebbe il sorteggio. Sempre l'Anac detterebbe i criteri oggettivi in base ai quali dare una stretta forte al numero delle stazioni appaltanti, che oggi sono più di 30mila.
Nel testo si confermano alcune novità che Esposito conferma prioritarie. A partire dalla eliminazione del criterio di aggiudicazione del massimo ribasso per le gare di appalto di servizi ad alta intensità di lavoro: si tratta, per esempio, delle gare relative all'attività di progettazione. Ma dovrebbe arrivare subito anche l'altolà alla direzione generale affidata dalla legge obiettivo ai general contractor e un drastico taglio alla possibilità di ricorso all'appalto integrato che affida alla stessa impresa progettazione e lavori.

Un'altra novità riguarderà la limitazione delle attività affidate dalle amministrazioni pubbliche (soprattutto locali) in house. Qui il terreno è minato perché le direttive Ue non offrono molti agganci in favore della tutela della concorrenza e piuttosto tutelano le amministrazioni. Difficile garantire forme di gara formale con il gioco delle soglie europee. Nel testo dovrebbe però comparire una forte raccomandazione a svolgere procedure semplificate a inviti nel rispetto del principio del contenimento dei costi pubblici. Il confronto fra più offerte - per quanto informale - eviterebbe infatti l'affidamento diretto a una sola offerta (in house) senza possibilità di confronto sui costi e con il rischio molto alto di un danno erariale all'amministrazione.


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