Lavori Pubblici

Primo esame del Def, l'ok venerdì - «Natura espansiva alla manovra 2016»

A.A.

«Dalla spending review statale ci aspettiamo 10 miliardi di euro per il 2016, vedremo a settembre se ridurre ancora le tasse o fare più investimenti» - «Anche i Comuni devono fare la loro parte»

Disinnesco delle clausole di salvaguardia del governo Letta per il 2016 (aumento automatico di Iva e accise), pari a tre miliardi di euro, grazie alla spending review e alla crescita economica maggiore del previsto. Nessuna nuova tassa tassa nel 2015, e anzi conferma dei 10 miliardi di tagli fiscali per gli 80 euro in busta paga e 8 miliardi di incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato. E nessun taglio agli enti locali quest'anno, e per l'anno prossimo solo razionalizzazioni di spesa (per 600 milioni) legate al progressivo spostamento di funzioni dalle Province a Comuni e Città metropolitane. L'obiettivo è puntare alla crescita e agli investimenti, tagliando la spesa pubblica corrente improduttiva e proseguendo le riforme.

Il Consiglio dei ministri del 7 aprile ha effettuato un primo esame della bozza di Def (Documento di economia e finanza) e del Pnr (Programma nazioale di riforme, previsto dal Fiscal Compact europeo), documenti che saranno approvati solo venerdì 10 dal governo, e nella conferenza stampa che è seguita il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan hanno enunciato solo alcuni principi generali dei due documenti (che comunque di per sè hanno valore solo programmatico), né hanno fatto cenno al terzo documento, anch'esso approvato ogni anno entro il 30 aprile, e cioè l'Allegato Infrastrutture contenente lo stato d'attuazione e le scelte programmatiche per le infrastrutture strategiche nazionali.
Più volte comunque Renzi e Padoan hanno parlato di crescita e di investimenti.

I NUMERI
Le previsioni di crescita economica nel Def stimano un Pil in aumento dello «0,7% nel 2015, dell'1,4% nel 2016 e dell'1,5% nel 2017». Lo ha detto il Ministro Padoan.
Il rapporto deficit/Pil si attesterà al 2,6% quest'anno, all'1,8% nel 2016 e allo 0,8% nel 2017.
Il debito pubblico si attesterà nel 2015 al 132,5% del Pil, scendendo nel 2016 al 130,9%, fino al
123,4% del 2018. Lo ha detto sempre il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan

Il governo conferma l'obiettivo di pareggio di bilancio strutturale al 2017. È quanto precisano
fonti governative al termine del consiglio di ministri

NATURA ESPANSIVA ALLA MANOVRA 2016
«Il quadro tendenziale aggiornato - spiega i governo nel comunicato - consentirebbe di raggiungere il pareggio di bilancio strutturale già nel 2016, tuttavia il Governo ha ritenuto opportuno confermare al 2017 il conseguimento di tale obiettivo così da conferire una natura espansiva alla programmazione per il 2016».
«Per il 2016, infatti, il Governo si impegna a cancellare l'aumento delle tasse contemplato dalle clausole di salvaguardia, per un valore corrispondente a 1 punto di PIL. Questo intervento viene effettuato grazie ai risparmi della revisione della spesa e al beneficio che si registra grazie alla crescita maggiore e alla spesa per interessi sul debito inferiore rispetto alle previsioni precedenti».
«Il ricorso alla "clausola delle riforme" prevista dalle linee guida sulla flessibilità delle regole europee pubblicate dalla Commissione a gennaio di quest'anno, consente di contenere l'aggiustamento strutturale a 0,1% del PIL rispetto allo 0,5% altrimenti richiesto dalle regole comuni».
«Il debito pubblico si stabilizza nel 2015 e comincia il percorso di riduzione a partire dal 2016. Un percorso che libererà il Paese da un grave fardello. La regola del debito viene quindi rispettata e l'obiettivo viene centrato nel 2018».

MENO TASSE

«Nel 2015 gli italiani pagano 18 miliardi di tasse in meno e il Def va avanti su questa linea. Le tasse non aumenteranno e se saremmo in condizione nella manovra per il prossimo anno diminuiremo le tasse nel 2016». Lo ha detto il presidente del Consiglio Renzi, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.

SPENDING REVIEW
Per la spending review «noi scriviamo prudenzialmente lo 0,6% di Pil nel Def». Lo ha detto il premier, Matteo Renzi, al termine del Consiglio dei ministri dedicato al Def. «Vedremo - ha poi aggiunto - noi pensiamo che ci sia un margine migliore». Renzi ha ricordato che si tratta di «circa 10 miliardi». Una volta ottenuti, si aprirà la discussione tra chi è favorevole ad utilizzarli per la riduzione delle tasse e chi per altri interventi. Il premier ha aggiunto che l'obiettivo della revisione della spesa «non è il tentativo di far del male ai cittadini» e di «intervenire sulla carne viva dei cittadini» ma «di utilizzare meglio i soldi dei cittadini» e «colpire le inefficienze della Pubblica amministrazione».

RISPARMI NELLE AMMINISTRAZIONI
«Non ci saranno tagli alle prestazioni per i cittadini ma c'è bisogno che la macchina pubblica
dimagrisca un pò e se i sacrifici li fanno i politici o salta qualche poltrona nei cda male non fa". Così Matteo Renzi illustrando il Def.

«Lo sforzo che dobbiamo fare è riportare tutti i Comuni all'efficienza delle città migliori e
chiediamo a tutti i sindaci di adeguarsi gradualmente». Così il commissario per la spending review, Yoram Gutgeld, nell'intervista di Annalisa Bruchi per 2Next in onda alle 23.15 su Rai2.

ANCE: «TAGLI ALLA SPESA CORRENTE IMPRODUTTIVA»
Man forte al governo arriva dal presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti: «Comprendo le ragioni di Regioni e Comuni, che hanno fatto grandi sacrifici in questi anni di crisi, ma qualcosa non deve aver funzionato a dovere se la spese correnti sono cresciute del 17%, mentre contemporaneamente quelle per investimenti sono state quasi dimezzate».
«Non si trasformi il dibattito sul Def - aggiunge Buzzetti - in una diatriba tra amministrazioni centrali e locali a chi taglia di meno - prosegue - facciamo il contrario: una corsa virtuosa a cominciare dall'amministrazione centrale a chi riesce a risparmiare di più per far ripartire lavoro, occupazione e crescita economica».

In questi anni di crisi - prosegue il presidente dell'Ance - «l'assenza di una politica radicale sui
tagli agli sprechi ha fatto sì che l'aumento indiscriminato delle spese correnti sia andato a pesare quasi esclusivamente su cittadini e imprese, in particolare quelle dell'edilizia, sotto forma di pressione fiscale», aggiunge Buzzetti ricordando che a pagare il conto più salato é stata la casa, vero bancomat per lo Stato e i Comuni, visto che si é passati dai 9 miliardi di entrate dell'Ici del 2011 ai circa 24 miliardi del 2014 con l'Imu più Tasi.
«È ora di varare una vera local tax stabile per almeno tre anni, più equa e interamente gestita dai Comuni», conclude.


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