Lavori Pubblici

Expo, l'ex subcommissario Acerbo patteggia una pena a tre anni

L'ex subcommissario di Expo e responsabile del padiglione Italia, Antonio Acerbo, ha patteggiato la pena a tre anni di carcere nell'ambito dell'indagine in cui venne arrestato lo scorso ottobre per corruzione turbativa d'asta. Reati che erano relativi all'appalto «Vie d'acqua sud». Oltre ad accogliere la richiesta di patteggiamento di Acerbo, il gip Antonio Moccia ha ratificato i patteggiamenti di Giandomenico Maltauro, a due anni e sei mesi, e Andrea Castellotti a due anni. Inoltre, il gip ha revocato la misura di custodia cautelare per Acerbo che si trovava ai domiciliari.

Secondo l'accusa, il manager di Expo Acerbo, difeso dall'avvocato Federico Cecconi, avrebbe fatto vincere nel luglio 2013 la gara per l'appalto sulle «Vie d'acqua» del valore di 42,5 milioni di euro a un'associazione temporanea di imprese, capeggiata dalla Maltauro e in cui figurava anche la Tagliabue, ditta di cui Castellotti era dirigente. In cambio, il figlio di Acerbo, Livio, avrebbe ottenuto nel 2012 un contratto fittizio di consulenza da 36mila euro dalla Maltauro e la promessa di altri 150mila euro attraverso un altro contratto-schermo.

Dalle indagini della Guardia di Finanza è emerso anche che sette mesi prima della gara, ossia nell'agosto 2012, Acerbo avrebbe passato a Maltauro e Castellotti una chiavetta usb con dentro «Gli atti progettuali definitivi e riservati» sull'appalto. Il figlio Livio é accusato di riciclaggio e concorso in corruzione in un filone dell'inchiesta ancora aperto, nel quale sono indagati anche un manager della Tagliabue e un architetto. La società Expo 2015 spa era parte offesa nel procedimento. Lo scorso novembre, nel primo filone delle indagini, quello sulla presunta 'cupola degli appaltì, avevano patteggiato tra gli altri l'ex parlamentare della Dc Gianstefano Frigerio, l'ex funzionario del Pci Primo Greganti e l'ex senatore Pdl, Luigi Grillo.


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