Lavori Pubblici

Renzi al ministero Infrastrutture: niente sogni, bisogna correre

Giorgio Santilli

Il premier a Porta Pia: «Non vogliamo perdere un minuto, non per inventarci cose nuove, ma per terminare le opere incompiute da completare e per fare tante cose bisogna lavorare»

È arrivato a sorpresa al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a Porta Pia, e ci è rimasto due ore per una riunione in cui ha dato le prime indicazioni alla struttura di vertice del ministero. «Bisogna correre e lavorare», così il premier Matteo Renzi ha motivato i presenti, mentre ai giornalisti, al momento dell'ingresso a Porta Pia, aveva detto che «non vogliamo perdere un minuto, non per inventarci cose nuove, ma per terminare le opere incompiute da completare e per fare tante cose».

Niente «libri dei sogni», ha spiegato Renzi, ma bisogna andare avanti con le tante incompiute. Alla riunione erano presenti il viceministro, Riccardo Nencini, il sottosegretario, Umberto Del Basso De Caro, i direttori del dipartimento Infrastrutture, Paolo Emilio Signorini, e del dipartimento dei Trasporti, Amedeo Fumero, e i direttori delle 16 direzioni generali del ministero.
Renzi ha anzitutto confermato che «l'interim sarà breve, ma potrebbe non essere brevissimo». Una formula che conferma si possa andare da un paio di settimane a un mese-un mese e mezzo. Sembra comunque improbabile che il successore arrivi prima dell'approvazione da parte del Governo del Documento economico-finanziario (Def), che è fissata per il termine di legge del 10 aprile.

All'interno del Def c'è un documento strategico fondamentale per le politiche ministeriali, il cosiddetto «allegato infrastrutture». In quel documento non solo si fa il punto sulla legge obiettivo, che oggi da molte parti si vuole riformare dopo le inchieste su Ercole Incalza, ma è anche un faro sullo stato di attuazione delle politiche infrastrutturali e dei fabbisogni finanziari relativi.

Se il premier vorrà mandare un segnale che l'era dei libri dei sogni è davvero finita, sarà in questo documento che farà scrivere il de profundis per il piano faraonico da 384 miliardi della legge obiettivo. Un piano per cui i completamenti di opere si fermano all'8% del totale a 14 anni dal suo avvio.

Ci sono altri dossier che costituiscono un'urgenza per il Ministero anche in queste settimane. Per esempio il disegno di legge che introduce una timida liberalizzazione nel trasporto pubblico locale cui Renzi ha prestato ieri attenzione. Il disegno di legge ha già fatto un giro al preconsiglio dei ministri e il premier potrebbe portarlo a uno dei prossimi Consigli dei ministri.
Tanto più che Renzi, nelle due ore di ieri, ha mostrato attenzione soprattutto alle questioni urbane, forte della sua esperienza di sindaco. Per esempio, ha ascoltato con interesse la relazione sul programma di realizzazione delle metropolitane su cui ha mostrato anche una conoscenza non generica, ma dettagliata.

Chi tra i direttori generali del ministero ieri pensava ieri di trovare un premier impreparato si è dovuto ricredere: Renzi era stato ben preparato e aveva studiato anche i singoli dossier anche se non ha dato particolari indicazioni di priorità ieri sui temi che gli sono stati presentati.
Resta la partita oggi più importante per il governo, quella della riforma del codice degli appalti che finalmente è decollata mercoledì scorso con la relazione del relatore Pd, Stefano Esposito, che ha dato una prima griglia di emendamenti al disegno di legge delega su cui conta di avere la convergenza anche delle opposizioni. Anche l'arrivo in aula di questa riforma-chiave per la politica nell'era delle inchieste della magistratura sulle grandi opere potrebbe avvenire all'interno dell'interim del premier, fra il 15 e il 20 aprile.


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