Lavori Pubblici

D'Angelis: «2,7 miliardi da sbloccare
per evitare sanzioni Ue sui depuratori»

Alessandro Arona

Il capo dell'Unità di missione del governo: «Dal 2016 rischiamo sanzioni da 482 milioni l'anno» - Parte il sito www.acqua.gov.it - «Facciamo salire gli investimenti sull'acqua a tre miliardi l'anno»

L'Italia rischia di dover pagare sanzioni all'Unione europea per 485 milioni di euro l'anno se entro la fine del 2005 non riuscirà a dimostrare alla Commissione, che tutti gli "agglomerati" urbani con carico generato maggiore di 2.000 abitanti equivalenti siano dotati di reti fognarie e depurative.
Era cosa nota che l'Italia fosse da dieci anni in emerganza fognature e depuratori, da quando nel 2015 è scaduto il primo termine della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue. Ora però sappiamo quanto rischiamo di pagare.
La stima, e l'allarme, è venuto ieri da Erasmo D'Angelis, capo della Struttura di missione di palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, durante il maxi convegno «Stati generali acque pulite».
In Italia ci sono 3.193 agglomerati, di questi 1.025 sono in procedura di infrazione. «Oltre il 60% degli agglomerati in infrazione – ha spiegato il Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti – sono in Lombardia, Campania, Calabria e Sicilia». «Circa tre italiani su 10 – ha detto D'Angelis – non sono allacciati a fognature o depuratori».
«Ci aspettiamo tutte le sentenze – ha aggiunto D'Angelis – entro la prima metà del 2016, e se non faremo nulla prevediamo sanzioni per 485 milioni di euro l'anno, a partire dal 2016, di cui 185 riferiti alla Sicilia e 74 alla Lombardia».
Eppure l'Italia si era mossa per tempo per affrontare la scadenza del 2015: la delibera Cipe 60/2012 (governo Monti) stanziava 1,7 miliardi di euro di fondi Fas, ma quegli investimenti sono sostanzialmente bloccati: «i progetti in corso di realizzazione sono solo 32 su 182 – ha detto Galletti – per un valore di 148 milioni, l'8% del totale».
«Dobbiamo sbloccarli, questo è il nostro obiettivo» ha annunciato ieri D'Angelis presentando il sito di monitoraggio sugli investimenti idrici (soprattutto depuratori e investimenti pubblici) www.acqua.gov.it, «dobbiamo almeno dimostrare alla Ue che abbiamo aperto i cantieri» (spiega a margine).
Secondo la struttura di missione di Palazzo Chigi sono ancora fermi, neppure appaltati, in tutto 2,7 miliardi di euro della programmazione 2007-13 (fondi europei e Fsc) per depurazione e reti idriche (compresi gli 1,4 circa della delibera 60/2012 ancora fermi).
Ma il problema non sono solo le procedure di infrazione. «Nove milioni di italiani - ha ricordato ancora D'Angelis - hanno problemi di qualità e quantità nelle forniture idriche, e la dispersione d'acqua nelle reti e' sempre al 37% circa, dato che sale al 50% al sud. Eppure in Italia, negli ultimi anni, si è' investito solo 1,7 miliardi di euro l'anno (di cui circa 400 milioni pubblici), pari a 28 euro all'anno per abitante, contro gli 80 euro della Francia, 100 nel Regno Unito, 120 in Danimarca. Il nostro obiettivo è salire nel giro di qualche anno almeno a 50 euro l'anno per abitante. Che significa 2,5 miliardi di euro circa di investimenti fatti dai gestori del servizio idrico, più investimenti pubblici per 500 milioni all'anno con fondi Ue e Fsc del 2014-20». «Compresi gli 1,7 miliardi incagliati – ha concluso D'Angelis – possiamo arrivare a 20 miliardi nel 2015-202o».
«I gestori idrici - ha frenato gli entusiasmi il presidente dell'Autorita' Energia e gas e servizi idrici, Guido Bortoni - hanno investito circa 1,5 miliardi nel 2014. possono arrivare con il quadro di certezze tariffarie che stiamo imponendo a due miliardi nell'arco dei prossimi anni, vedremo se oltre».
L'ostacolo è sempre la frammentazione delle gestioni: a 21 anni dalla legge Galli del 1994 cinque regioni non hanno ancora definito l'assetto degli enti d'ambito e i gestori (Sicilia, Calabria, Campania, Lazio e Molise) e le gestioni integrate coprono solo il 70% della popolazione (il resto sono gestioni in house comunali o «obsolete o transitorie» spoega Federutility). I gestori idrici sono ancora 283.
«In base ai nostri standard di bancabilità – spiega Lans Anwandter, Banca europei degli investimenti – abbiamo potuto finanziarne soltanto 12 negli ultimi anni».
«Possiamo certamente investire di più nel settore – conferma Franco Bassanini, presidente di Cassa Depositi e prestiti – ma solo se si creano gestori più grandi e più efficienti, e se gli investimenti poi non si bloccano».

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